Noi, che potremmo andare ovunque.

Life · · 11 commenti
columbia08

Siamo tornati a casa intorno alle sei e mezza di sera. Le solite sette ore e più di viaggio da una casa all’altra, le solite valigione da svuotare, le lavatrici da mandare, le spiegazioni da dare a Viola per raccontare come mai non si può vivere tutti insieme. Lei ha quest’idea romantica che tornare in Italia vorrebbe dire vivere insieme alla nonna e alla zia, perché ci ospitano quando siamo lì.

Ma siamo in tre, qui. Cuciniamo per tre, pianifichiamo per tre, viviamo in tre.

A volte sembra una vita a misura, altre sembra una vita solitaria, ma mai davvero brutta. Abbiamo discusso tanto di Londra ultimamente, di come stiamo qui, della possibilità di muoverci. Ancora non abbiamo deciso nulla, ma è illuminante e liberatorio sganciarsi dalle aspettative degli altri, dal corso delle vite altrui, dalle imposizioni lavorative e scolastiche e pensare solo:

staremo quanto ci va e poi andremo altrove, e lo faremo per scelta.

Siamo due freelance adesso, niente ci trattiene qui come niente ci porta altrove. Possiamo scegliere. Certo, il lavoro e la disponibilità di occasioni professionali sono sempre una bussola importante che punta spesso verso l’Italia, ma non abbiamo pressioni se non le nostre considerazioni. Se non, in fondo, la nostra idea di felicità.

E’ una condizione privilegiata e spaventosa, perché se da una parte hai la libertà di fare qualsiasi scelta, sai che questa scelta condizionerà tutto quanto. Se questo sarà nel bene o nel male solo il futuro potrà dirlo.

Non capita spesso di cambiare Paese ‘per scelta’. Si fa più spesso per dovere: una proposta lavorativa, una necessità economica, un raggiungimento familiare. Quando è una decisione, va ben ponderata. O forse, più che previsioni e ragionamenti, richiede una certa dose di leggerezza e fatalismo.

Vai perché ti muovi, per restare in movimento.

Perché di fermarsi c’è tutto il tempo, ma di offrirsi possibilità di vita diverse, no.

Siamo terrorizzati, devo dirvelo. Un giorno è ‘resteremo qui’ e un giorno è ‘andiamo a Milano, torniamo a Roma, andiamo a New York, viviamo in campagna’. Ma sento, avverto chiaramente, la posizione di potere che questo ci offre. Quello di avere, per la prima volta, sganciati – nel bene e nel male – da lavori dipendenti, la nostra vita tra le mani.

E’ che delle mie mani non mi fido tanto.

Delle nostre, insieme, forse un po’ di più.

 

Commenti

  • claudiag

    Che dire ?..La conclusione è cui arrivi non è poca cosa, anzi mi pare moltissimo, mi pare la cosa più importante: fidarsi delle quattro (o sei) mani più che delle proprie da sole, è fondamentale. Credo di capire il senso di “potere” e di responsabilità di poter fare delle scelte così importanti svincolate dal dovere dei lavori dipendenti e capisco anche che non sia affatto facile prendere una decisione che appaia la migliore. E’ una bella e grandissima sfida. In bocca al lupo ! claudiag

    • Crepi! E’ davvero difficile, elettrizzante ma molto difficile..

  • Lemongrass

    Mi sembra di leggere me stessa…
    Sono nella tua stessa situazione ed ogni giorno cambiamo idea su cosa vogliamo fare della nostra vita. Forse perchè ci sono tante vite che uno si immagina di poter vivere e a rotazione ne prevale una sull’altra, ma poi nessuna dura mai abbastanza per vincere davvero…
    Questa libertà è bellissima e il non essere vincolato al luogo fisico del lavoro lo considero un privilegio, però spaventa anche un po’. Sei tu l’unico artefice delle tue scelte, sei tu che scegliendo qualcosa decidi di rinunciare ad un altra e questa consapevolezza rende la scelta difficilissima. Noi sono mesi che riflettiamo e non siamo ancora riusciti a sbrigliare i nodi… se trovi un modo per uscirne fammi sapere! 😉

    • Ah, credo che ad un certo punto l’unica sia buttarsi… e sperare in bene! D’altra parte nessuno può conoscere il futuro, si può solo tentare.

  • speranzah

    Molto significativa la conclusione del post. Mi ha emozionato perché un po’ mi rivedo. Quando sì è sigle si ragiona da single, quando si è famiglia si ragiona da famiglia. Ed è bellissimo. In bocca al lupo.

  • Shireen

    Evitate l’America: da freelancer è praticamente impossibile ottenere un visto che vi permetta di lavorare liberamente, e certamente Trump e i suoi tirapiedi stringeranno ancora di più la morsa.

    • annaelle

      Concordo! A meno che non avete connessioni familiari, ottenere visti senza un employer che vi offre un B1 o un H1 e’ praticamente impossibile.
      Pero’ prospettiva bellissima – siete fluidi!

      • giovanni

        Non e’ vero. Possono benissimo farsi un B1 turistico e vivere in USA per 6 mesi. A patto che non ricevano un dollaro da un employer americano. In 6 mesi possono trovarsi un lavoro che gli sponsorizzi un visto o tornare in UK (a meno che brexit non li cacci fuori comunque).

        Comunque, quando noi cambiamo paese lo facciamo sempre per scelta. I siriani e’ un altro discorso.

  • Alessandra

    Tornare in Italia? Siete sicuri? Io ci penserei bene…

  • GG

    ma il canada no? sta diventando un paese molto interessante…certo che l’inverno lì è pesantino…

    GG

  • Ciao Chiara ti leggo sempre anche se commento di rado… pensateci bene prima di tornare in Italia… io ci sono rimasta, per scelta, auspico che gente in gamba lo faccia, così ci facciamo compagnia e creiamo qualcosa di bello… c’è tanto di vivace e creativo, sommerso nelle difficoltà, apatia, paralisi economica, nelle campagne addirittura ci vengono a vivere anche dall’estero… però pensaci bene, è veramente duro, a volte deprime, bisogna secondo me avere la giusta dose di grinta, razionalità, sogno… ma anche follia creativa, dell’andare avanti nonostante tutto, nonostante vedi una creatività ovunque e potente e poi muraglie burocratiche, atteggiamenti mafiosi, clientelismi, apatia economica… Capisco Milano… ma nooooooo pensaci bene!!!! a me interesserebbe un post come quello sui mercatini/eventi fighi (#nonchiamatelimercatini!!! 😉 ) di Londra su Roma ad esempio (ma anche quello su Londra, se mai riesco a fare una puntata di lavoro!)! Poi davvero non so come fa un roman@ a restare lontan@ da Roma… e la campagna romana! la Sabina, un posto meraviglioso per me… ma pensaci bene anche prima di andare in campagna… forse ti andrebbe stretta! Comunque mi è piaciuta tanto l’atmosfera di questo post, perché anche io cerco altri lidi, non mi sento più del luogo in cui sono, e capisco come questa posizione sia potente, creativa, ma anche un po’ estenuante a volte, perché ci si vorrebbe vedere radicate… definitive…. è come se ci mancasse qualcosa, qualcosa da invidiare agli “stabili”… Forse con un figlio è diverso, io sto cercando anche un po’ di togliermi vie obbligate dalla testa, e la parola “definitivo”. Ultimamente ho pensato che forse non tutti sono destinati a vivere una vita nello stesso posto, la vita spesso decide per te, certo un po’ decidiamo noi, ma poi le cose vanno tanto anche da sole. Un@ magari si ferma un weekend e poi ci rimane dieci anni! (a me è capitato così 😉 ). A volte anche solo spostarsi di 50 km, o dalla città alla campagna, è cambiare mondo. Bel post e Felice periodo londinese intanto!