Perché lavorare da casa è una PESSIMA idea

Life · · 31 commenti

Il mito lo conosciamo tutti: ah, le gioie di chi lavora da casa, colui che non deve mettersi in auto tutte le mattine o aspettare i mezzi per andare in un ufficio che detesta, con colleghi bastardi e un capo da incubo. Colui/colei che non deve indossare cravatta o tacchi o partecipare a inutili riunioni. Che non deve mangiare un piatto di pasta scotta del self service o mandare giù l’ennesimo caffè col cliente.

L’altro mito è questo: ah, le gioie di chi lavora da casa, che si può alzare più tardi, che non deve obbedire a codici e abitudini da ufficio, che non deve parlare con gente con la quale non ha voglia di parlare, che può fare due passi fuori se c’è il sole, che non deve pagare una tata se hai figli, che è indipendente, libero.

Ho lavorato da casa per otto anni e posso dirvi solo una cosa: lavorare da casa per un breve periodo è fattibile, e anche bello a volte.
Lavorare da casa in assoluto è la cosa più deleteria che l’essere umano possa fare a sé stesso.

Perché?
Beh, l’ho spiegato nel dettaglio qui.

E no, secondo me per una MAMMA non è un sollievo: per me è stato ancora peggio, e vi spiego perché.

Aspetto i vostri commenti.

Commenti

  • Concordo, soprattutto a lungo andare ti uccide 🙁 io finisco sempre col saltare pausa pranzo o pranzare alle 4 di pomeriggio e lavorare piu’ ore. Inoltre risolvere problemi e’ impossibile perche’ nessuno risponde a mail e telefono (e ti chiedi – ma sono l’unico che sto lavorando?)

  • Giulia

    Ciao Chiara,
    condivido tutto quello che hai detto.
    Io penso di avere una situazione ideale: l’agenzia per cui lavoro ha uffici solo a Londra, il loro cliente principale (di cui mi occupo) si trova a Monaco (dove vivo). Quindi ho una scrivania nell’ufficio del nostro cliente (con tutti i benefici della “socialità” in ufficio) dove lavoro 2-3 giorni a settimana, per il resto lavoro da casa (con gli innumerevoli benefici del home office!), oppure dalla biblioteca, dal bar, da un’amica….
    Ho sempre detto che lavorare SOLO da casa sarebbe deleterio e un po’ deprimente.

    Ciao!

  • Alice Pazzi

    Ciao Chiara, anche io lavoro da casa in Italia da 9 anni come dipendente di una ditta estera e concordo con te su tutti i punti di vista…
    La solitudine è forte, come è fortissima la mancanza di feedback e di persone con cui fare team, con cui condividere i problemi e i successi, ma anche gli insuccessi.
    Il mio capo vive a Parigi e quindi è lontano e non ho colleghi in Italia e, mentre tutti mi dicono (capo compreso) che sono fortunatissima e che pagherebbero oro per lavorare come me, io sento il bisogno sempre più forte del coworking.
    Ho bisogno di staccare tra lavoro e vita privata, ho bisogno di delimitare queste due sfere e spesso lo faccio solo spegnendo il pc alla fine del lavoro, uscendo di casa e facendo a piedi il giro dell’isolato….
    negli anni mi sono data regole, orari, metodi ecc…ma sono sempre durati poco e poi sistematicamente ricado nel mischiare lo svuotare la lavatrice con la creazione di progetti e preventivi.
    Spesso questo lavorare da casa mi fa sentire in colpa anche sulla gestione della casa stessa perchè teoricamente dovrei avere una casa più pulita e in ordine, ma non è cosi… e quindi è veramente una bella fatica….
    L’unico lato che potremmo chiamare “positivo” è che puoi lavorare anche con il ciclo..quando hai dolori ovunque e te ne stai davanti a pc con la borsa dell’acqua calda….e puoi pure permetterti magari di fare un risposino dopo pranzo.Ma diverso è comunque il caso che tu sia malata: perchè le scadenze non sentono la febbre e quindi devi lavorare anche dal letto febbricitante e perchè le mail arrivano comunque e il telefono suona comunque e soprattutto non c’è nessun altro che può fare quello che fai tu.
    Grazie per questo video, un abbraccio, Alice

  • ahaah sottoscrivo pienamente tutto. Video utilissimo: a me ci sono voluti 2 anni per arrivare da sola alle stesse conclusioni, per l’ultima ( apprezzamento del proprio contributo) non mi era venuto in mente ma forse e’ per qs che sono un po’ scontenta ultimamente e che sto pensando di tornare a lavorare “fuori”. Aggiungerei che per me (non ho figli e con clienti personali, quindi totalmente freelance) altra cosa non salutare e’ stata la non distinzione tra sfera lavoro/casa per cui mi e’ capitato in passato di leggere mail che sollevavano problemi dopo cena e di non dormirci la notte (anche io purtroppo soffro d’ansia :)). Come dici tu bisogna essere molto rigidi e darsi regole (tipo mai leggere posta di lavoro dopo le 9). Spesso mi veniva voglia di uscire per una passeggiata ma…ah no devo truccarmi. Mai il pigiama pero’!. Quindi: 1) trucco e parrucco sempre 2) orari definiti (a meno di urgenze urgentissime) con scadenze e step intermedi segnati sul calendario 3) se non si lavora da un co-working almeno 1 ora fuori casa (passeggiata, caffe’ al bar, pranzo fuori, meeting) e – se si riesce – un locale solo per il lavoro, anche se e’ un sottoscala 🙂 4) eventi di networking (o teatro, talks etc) dove e’ possibile scambiare parola con qualcuno magari dello stesso ambiente lavorativo, 5) 30min / 1 ora al giorno a progetti personali/studio di un nuovo software/aggiornamento aiuta a mantenere la self-esteem

  • Marianna Yorke Lentini

    Non sono una free lance ma lavoro da remoto per un’azienda. Quindi alcune delle tematiche da te sollevate per forza di cose non le vivo sulla pelle (io ho scadenze, colleghi con cui interfacciarmi etc… ). Ma il fatto che lavorare da casa sia alienante e che non ci sia una netta suddivisione tra tempo del lavoro e tempo libero è verissimo, ed è la cosa che più mi fa star male.

  • hahah un po’ é vero. Io sono tornata a lavorare da casa da un mese e mezzo perché mi sono trasferita a Brighton. Cerco di evitare di lavorare letteralmente “da casa” e vado sempre piú spesso al Costa Coffee. Per me personalmente, il trucco per rimanere organizzata é il seguente: pigiama MAI. Tuta MAI. Sveglia alle 8, poi 30 min di yoga o altro allenamento, poi mi vesto e trucco. Altrimenti non mi sembra che sto lavorando e cazzeggio su internet tutto il giorno!
    Lavorare da casa peró non é necessariamente il freelance: anche se siamo pochi, esistiamo anche noi che siamo assunti peró facciamo il nostro lavoro da casa. In questo caso gli orari ci sono, il capo c’é, per mail, anche se non lo/a vedi…i colleghi mi mancano parecchio! Per fortuna lavoro in ufficio a Londra una volta a settimana 🙂 direi che é un buon equilibrio!

  • Giada

    Hai ragione Chiara!! Su tutto… è vero, ci sono vantaggi a lavorare da casa… ma solo quando è una cosa sporadica e a termine!! Io l’ho fatto per un periodo, ma come giustamente hai detto tu, mi sentivo innanzitutto sola… poi il più delle volte ero inconcludente perché mi venivano in mente mille cose da fare… e non parliamo appunto di quando avevo i bambini in giro… che se stai al computer e dici che stai lavorando ti guardano come per dire: ma in che senso?? Mi prendi in giro??
    A me sembrava che il mondo andasse avanti senza di me… ora sono in un ufficio, e con due bambini è dura, è vero… ma per me è diventata la mia oasi di benessere ( hahahah)… con tutti i pro e contro… ma quando ho mollato l ultimo con la baby Sitter, il grande a scuola, e salgo in macchina, faccio un respiro e penso: bene, ora sono io, esisto solo io per 5 ore, mi sono tirata insieme in modo carino, e li comincia il mio relax… arrivi, scambi due parole, ti bevi un caffè in compagnia, scambi pareri e opinioni… io mi rilasso!! sembra assurdo ma è così!!
    Anche perché già al pomeriggio quando sono a casa sgobbo come una matta… e il lavoro da casalinga non finisce mai!! Se fossi a casa tutto il giorno sarebbe un continuo!! Almeno così per 5 ore non vedo il casino che c’è, le mille cose da sistemare e le duemila lavatrici da fare!!!
    P.s. Io adoro tutti i tuoi video, in particolari quelli più personali, sulle tue abitudini, la tua vita da mamma e blogger, i tuoi consigli 🙂
    Un bacio
    Giada

  • Laura Laghi

    che carina che sei!
    Io lavoro nel mio ufficio (l’azienda è di famiglia) e siamo una decina di persone. Ho lavorato da casa dopo che è nato il mio secondo figlio ed è stato un disastro: il tipo di lavoro che faccio non è adatto al lavoro da remoto, inoltre come dici tu è deleterio per taaaanti fattori, soprattutto quello delle incombenze di casa (stiro, lavo, faccio il sugo ecc).
    Attualmente lavoro part time e sto cercando di reinserirmi nel canale delle traduzioni (ho studiato per fare quello, poi la vita è andata da un’altra parte) e avendo due bambini piccoli i pochi lavori che troverò li getirò da casa, ma in quel caso ha senso, perchè è un “di più” per arrotondare. Se dovesse diventare il mio lavoro principale anche io mi cercherei un ufficio, anche un garage, per avere la scusa per uscire di casa.
    adesso mi iscrivo al tuo canale! 🙂

  • Yunalin

    Ciao Chiara!
    Presente, lavoro da casa dal 2012. E per me è stato ed è tutto’ora un sogno diventato realtà.
    Io lavoro per una casa editrice italiana e il mio lavoro è esecutivo e non creativo, quindi mi danno il lavoro e io lo eseguo. E questo si confà molto al mio modo di fare.
    In generale adoro lavorare da casa: amo non avere vincoli di orari (mi alzo alle 9.00 9.30), posso uscire quando mi pare con le mie amiche a patto che consegni il lavoro nelle scadenze, posso svolgere quelle piccole commissioni per cui dovrei prendermi necessariamente un permesso se lavorassi in ufficio. Se non sto bene posso riposarmi senza troppi problemi (di solito lo faccio presente al mio capo). Non devo per forza avere i capelli puliti e posso tenermi il pigiama addosso tutto il giorno. Posso guardare la tv e sentire la musica mentre lavoro, e posso stare con i miei gatti e fargli le coccole. In oltre posso cucinare per me e mio marito per pranzo, il che è un bel risparmio ed è bello vedersi anche se per poco a metà giornata.
    Mi sento comunque gratificata perchè spesso il mio capo mi dice quando faccio un buon lavoro e proprio di recente ho ricevuto un bel pacco di cioccolatini con annesso biglietto da alcuni colleghi di un’altra casa editrice con cui collaboriamo.
    Per quanto riguarda le distrazioni della casa, per fortuna a me non succede. Mio marito si occupa della cucina la mattina presto, prima di andare a lavoro. Io faccio una o due lavatrici a fine settimana. Per il resto rassettiamo quando ci va. Quindi non mi distraggo mai per questo motivo.
    La mia distrazione sono i social (mea culpa). Però di solito se una scadenza è alle porte e io ho ancora troppo da fare non mi distraggo per nulla. Altrimenti qualche distrazione me la concedo volentieri.
    Figli ancora non ne abbiamo. Ma quando verranno vedremo come organizzarci.
    Ho in mente di approfittare del nido part time, o comunque se possibile, solo quando ne ho davvero necessità.
    Il coworking non mi interessa. Mi interesserebbe però se ci fosse un piccolo nido nell’ufficio. Cioè se potessi andare lì a lavorare e lasciare il bambino alla tata lì presente.
    Lavorare da casa si sposa molto con la mia natura pigra. Per questo mi piace.

  • disqus_96au0XzVlH

    grazie grazie grazie per aver condiviso queste cose!!!
    sottoscrivo ogni parola, ogni virgola, ogni respiro di questo video
    io non ho nemmeno una stanza mia in casa dove avere un tavolo MIO, le cose MIE, il MIO spazio
    in più ad una certa ora devo letteralmente scappare di casa perchè torna mia figlia dall’asilo con la tata e io non posso assolutamente più lavorare da casa
    i coworking sono pochi qui, o costosi o bruttini/deprimenti
    aggiungo che nel mio caso ho la sensazione che anche gli altri non ti prendano sul serio se dici che lavori da casa e questo non migliora l’autostima di certo
    direi in sostanza che questa modalità di lavoro è avvilente per non dire di peggio
    e quando ti senti dire “wow che figata lavorare da casa, no?” te li mangeresti vivi!!!

  • Ludovica

    Mai saputo lavorare da casa. Potrei farlo, sono una copywriter e una mamma anche io, ma con una bimba piccola e volutamente zero babysitter non potrei. E comunque nemmeno prima di lei sono mai riuscita, in casa c’è troppo altro! Mi abbrutisco (quello anche non lavorando)

  • Encrenoire

    Verissimo! Io ho trovato un’ottima soluzione nel coworking, perché non ho figli: vado quando voglio, se ho appuntamenti con i clienti non sono legata, è conveniente (io ho un abbonamento Flex con Talent Garden) e i rapporti sociali sono salvi. Anzi, ci guadagni dal punto di vista professionale, perché spesso ti ritrovi a lavorare in collaborazione con gli altri coworkers.

  • Giorgio Perulli

    Anche io come te lavoro da casa, tranne per qualche riunione esterna .Che dirti ? ,anzi cosa potrei aggiungere alle verità da te elencate in maniera così perfetta? La prima, è la sufficienza espressa dai visi delle persone quando gli dici che lavori in casa, come se tu stessi giocando. La seconda, la più triste, sono i : “non adesso che papà sta lavorando” oppure ” Amore fai piano che sto lavorando ?” Tu, per tua figlia sei quello dei no gli “altri” ,quelli esterni , non hanno questo marchio , non ci sono e basta , loro non possono , tu ci sei, ma non vuoi. E pensare che la principale motivazione del lavorare in casa è stata quella di essere più presente con la bimba. Io sono un uomo e sono più fortunato, non ho tanti “carichi”, però lavorare da casa è per me un merito, una dimostrazione di maturità, perché bisogna essere sempre quadrati, più che in un ufficio. Ciao

  • Ciao Chiara! bello discutere questo tema! io personalmente amo il lavoro da casa, ma è verissimo il tuo primo punto: NON HAI PIU’ UNA VITA! E, nel mio caso aggiungi: lavoro da casa, insieme al mio compagno, in campagna!!! ahahahah, mani nei capelli?!?!? Dunque sostituisci ciabatte e pigiama con le Crocs, calzettoni di lana di vera pecora e vestiti “da lavoro” tipo gnomo *_* – ma questo per me è fonte di felicità! – Scherzi a parte, sì, bisogna essere molto molto determinate, sia nell’essere rigide con se stesse, per lavorare, che morbide, per smettere! Io faccio ricerca, ora freelance, fuori dall’università, ora più che altro divulgazione, due anni fa ho scritto un libro che mi ha portato molto in giro, prima, in 4 tra autori autrici in viaggio insieme, e dopo, per presentarlo, dunque lavoro da casa… ma anche lontano da casa! un libro che per sua natura ci ha fatto incontrare tante persone e territori, quindi sono tornata volentieri in una dimensione ritirata, ne ho un bisogno urgente (che non si placa, da più di un anno), ma nel momento attuale, per una scelta di investimenti e crescita, collaboro di più all’attività del mio compagno che, per fortuna, ha un laboratorio (sotto casa!). Già avere questo spazio (più grande dell’appartamento!) aiuta molto, ma in casa abbiamo comunque due postazioni computer… e soprattutto come dici tu due teste che non si fermano mai. Figli non ne abbiamo, e già mi sembra di dedicare poco tempo ai cani! 😉 Mi dilungo a raccontare perché mi sembra verameente interessante il tema, sono curiosa delle esperienze tue e altrui, di sapere pregi e difetti, sempre soggettivi ovviamente. A me fa molto bene il lato “agreste”, quando ho male al collo per troppo tempo al computer posso occuparmi della legna o del giardino (così il male passa alla schiena!)… ma a volte queste cose rubano il tempo (oltre alla lavatrice o l’aspirapolvere!). Molto peggio se è bel tempo e non puoi proprio passeggiare. Che sofferenza! Cosa non cambierei per nulla al mondo? di dover lavorare la domenica o di notte, a volte, ma poter staccare un giorno infrasettimanale, per fare commissioni o “vacanza”, senza lottare con traffico, code nei negozi ecc. Però sì, bisognerebbe essere molto brave a fare “il capo” di se stesse, e in questo ancora fatico. Infatti sono qui a scrivere… però per chi fa lavori anche solo in parte creativi credo che questo tempo liberato sia fondamentale. Non incantarsi su facebook, quello no, ma concedersi di leggere un articolo o cercare notizie che ci interessano, o tenere un blog, su cui da poco mi sono rimessa in pista, con obiettivi chiari. La differenza, a cui critici o gli entusiasti (a parole) non sanno, è che tantissima gente perde tempo su facebook dall’ufficio, mentre è pagata, mentre chi è freelance come noi si tassa sul proprio tempo libero e vita privata! penso che questo riguardi anche il fatto di lavorare con la propria creatività, che si faccia da casa o meno forse non c’entra, o è solo un aspetto del problema. Quindi penso che da un lato dobbiamo rassegnarci, “siamo fatte così” o abbiamo scelto questa via, e dall’altro imparare a darci tempi, di lavoro o di svago, a essere insieme rigorose e dolci con noi stesse. Detto ciò… ehm scusa mi sono veramente dilungata… sono le 18 e sarà meglio tornare a lavorare. *_* oggi mi hai fregato Chiara! eppure mi è servito per capire delle cose importanti! 😉 Roberta

  • Daniela NewbieMom Trefiletti

    Io ho lavorato da grafica freelance per 6 mesi ed è stato un disastro! Giornate intere in pigiama, nottate sul computer, bisogno di essere sempre reperibile, per non parlare dei continui spuntini! E menomale che non avevo ancora figli 😱
    Ora non sostituirei mai il mio posto di lavoro!!

  • mamma sorriso

    Verissimo, concordo pienamente in tutto!!! Anch’io da un annetto lavoro da casa come influencer, ma chiaramente non sono ai tuoi livelli! La cosa che più mi scoccia è “rifiutare” di continuo la mia bambina quando mi chiede di giocare, perche’ devo terminare un lavoro urgente al pc! Lavorare da casa può’ essere fighissimo, hai i tuoi spazi le tue comodità’, ma in casa c’è sempre da fare e quindi tra una email e l’altra fai i letti, spolveri, pulisci ecc… in piu’ sei sola, al massimo ti ritrovi a fare una “chiacchiera virtuale”!
    E’ una lavoro come un’altro, quando ho scelto di percorrere questa strada avevo gia’ preventivato il tutto!
    Un bacione.

  • Laura Sommaruga

    Bello e interessante il tuo video, te lo dice una persona che lavora da casa per scelta da oltre 30 anni, non cambierei la mia scelta per nessuna ragione al mondo, anche se alcuni passaggi del tuo video li trovo giusti, Mi piacerebbe poter condividivere anche la mia esperienza ma non sono così brava e “guardabile” come lo sei tu. continua così
    Grazie
    Laura

  • Dorotea

    Ciao Chiara! È vero, lavorare da casa ha molti aspetti negativi. Io sono freelance da quasi 4 anni ma ho lavorato anche in una grande azienda per un anno. Sono giunta alla conclusione che l’ideale è lavorare da freelance andando di frequente (se la tipologia di lavoro lo consente) presso la sede del cliente. Quando lavoro da casa soffro tantissimo la solitudine. Non ho grossi problemi di autodisciplina però, in realtà riesco a concentrarmi parecchio, al punto però che mi sento quasi in colpa a dedicare il giusto tempo alla pausa pranzo. Nei periodi di lavoro meno intenso, tuttavia, riesco anche a preparare dolci, curare le piante, leggere, disegnare…
    Quello che pesa parecchio è il non avere un confronto con i colleghi rispetto al lavoro da svolgere. Pesa anche il non sentirsi partecipi al 100% del progetto che si sta portando avanti, perché magari il tuo lavoro è solo una porzione di qualcosa di più grande che però non vivi in prima persona poiché non sei parte dell’azienda cliente…e quindi non puoi condividere veramente con nessuno le soddisfazioni.
    Altra cosa terribile secondo me è lavorare da casa avendo un compagno che a sua volta lavora da casa. Si finisce per odiarsi. E comunque è difficilissimo conciliare i momenti di pausa e stabilire un orario per il pranzo che vada bene ad entrambi. Chi finisce prima di lavorare poi non si sente veramente a casa finché non ha finito anche l’altro, un po’ come se l’atmosfera lavorativa permeasse tutto l’ambiente intorno.
    Quando lavoravo in azienda invece ero infelice per altri motivi. Trovavo l’ufficio troppo caotico (tornavo a casa sempre col mal di testa) con poco ricambio d’aria e una luce non ottimale sulla scrivania. Il cibo della mensa era molto pesante, e quelli delle macchinette assolutamente da evitare…solo che la pausa alla fine si faceva proprio lì davanti…e spesso ci cascavo.

  • ac1962

    ciao.
    freelancer da trent’anni, condivido tutto, ma secondo me hai dimenticato una cosa importante: quando lavori da casa, per il mondo (il marito magari riesci a educarlo, ma chiunque altro no) NON lavori. ed è così che: c’è da fare una coda alla posta o alla asl? puoi andare tu che tanto non lavori. la mamma non sta bene? io non posso prendere un giorno di permesso dal lavoro, ma tanto tu non hai problemi. chi fa la rappresentante di classe? la mamma di marta, che tanto non lavora.
    devo dire che questa condizione mi ha pesato moltissimo all’inizio della mia attività lavorativa, trovavo che si sommavano le frustrazioni della casalinga (pochi contatti sociali, incontri con le altre mamme al parco o fuori dalla scuola in cui si parlava solo di… cose da mamme) e quelle della mamma lavoratrice che non ha mai tempo di fare tutto (anche se, sì, posso mettere su il minestrone e subito dopo tornare alla scrivania, oppure andare dal parrucchiere il giovedì mattina e schivare la spesa al sabato quando ci va tutto il quartiere). da quando c’è internet (perché io ho cominciato a lavorare ancora con la macchina per scrivere!!!), e pur frequentando poco i social (per esempio non sono su FB), i rapporti con i colleghi si sono moltiplicati, oggi se ho un dubbio o voglio scambiare due chiacchiere o voglio lagnarmi di qualcosa (perché i freelancer non avranno un capo o dei colleghi stronzi, però hanno dei clienti a volte impossibili e sono spesso costretti comunque a collaborare con altri professionisti, che non sempre lavorano bene), ho i miei gruppi di discussione a portata di mouse.
    oggi, a 55 anni, la possibilità di lavorare da casa non mi dispiace più, anzi, ed è anche per questo che l’idea del coworking non mi attira più di tanto (un punto su cui non concordo con te è la difficoltà di fissarsi un orario di inizio di lavoro: io soffro di insonnia, alle 4.30 del mattino sono già al computer: se dovessi uscire a quell’ora e andare al coworking sarebbe una tragedia). concordo invece sull’impossibilità di scindere la vita lavorativa da quella personale, tant’è che il sabato e la domenica, ora che i figli sono grandi e non necessitano di attenzioni, spesso mi ritrovo ancora al computer.
    sulla cura di sé: mai viste tante teste brizzolate come nei nostri seminari e incontri professionali! 🙂 (non l’ho detto, di lavoro sono una traduttrice editoriale).
    buon lavoro!

  • Stefania Gervasoni

    Non ho mai lavorato da casa, ma fra poco appena i miei figli me lo permetteranno (il piccolo al momento ha 7 mesi e per ora non posso lasciarlo a nessuno) aprirò un blog di disegno e fumetti e ci proverò…. Non sono per niente entusiasta della prospettiva, preferirei mille volte un coworking, ma mancano i soldi.. vedremo come andrà. 😉 PS: Non ho mai commentato prima ma ti seguo sempre, continua a motivarti da sola perché io i tuoi video li guardo sempre, figurati che piacciono anche a mio marito e ce li guardiamo la sera dopo aver messo a nanna i bimbi!! 😉

  • Julia

    vivo all’estero e da 8 anni lavoro anch’io da casa (in piu’ con un fuso orario sballato e anch’io con una bimba) e mi ritrovo in tutto ma proprio tutto quello che hai detto. Sto alla frutta, ma perfortuna il mese prossimo rientro in Italia..almeno lavorero’ da casa di mia mamma e quindi sara’ un po’ come andare in ufficio..spero 😉

  • Francesca Graziani

    forse perchè tu non hai molte scartoffie da gestire ma… vogliamo parlare anche dei tavoli inondati da faldoni e appunti e quindi del disordine (già sempre in agguato) che aumenta esponenzialmente? Per il resto hai ragione, quello che mi trova più d’accordo è il discorso della concentrazione e della separazione-stacco lavoro/casa…

  • Video molto vero e interessante! Condivido tutto a pieno

  • Lavorando da casa da ormai più di otto anni, sono pienamente d’accordo con te.
    Oltre a tutti gli “effetti collaterali” che hai citato giustamente, ne aggiungerei un altro, riferito anche da amiche nella stessa situazione: per i tuoi committenti non esistono più orari o vita privata. Si dà per scontato che tu sia sempre pronta davanti al pc a ogni ora del giorno, compresa magari la sera tardi.

  • Alice

    Truccata, pettinata..eyelinerata!! La mia autostima vacilla non solo per il pigiama sotto la camicia ma per l’incapacità di applicare l’eyeliner come lo metti tu :-))!!

  • Grande video! Giusto sfatare alcuni dei miti del lavoro da remoto 🙂
    Io ho iniziato questa nuova esperienza un anno e mezzo fa, dopo circa 8 anni di lavoro d’ufficio “classico”.
    Mi ha cambiato la vita, per fortuna in meglio!

    Non sono una freelance come te, al 100%, ma lavoro per una start-up con i miei colleghi sparsi per il mondo. Quindi alcuni dei tuoi punti “contro”, non li vivo personalmente, perché anche se le persone non lavorano fisicamente nel mio stesso ambiente, siamo in contatto tutto il giorno via Slack. Mi piace molto, è un buon compromesso fra due estremi: solitudine e rischio di dover passare otto ore con persone che non mi stanno simpatiche (come può accadere in ufficio).

    Il punto in cui sono più d’accordo con te è quando dici che non c’è un sano distacco, “un posto che lasci per arrivare a casa e una porta che chiudi”: verissimo. Di fatto lavoro molto di più da quando lavoro da remoto, anche se mi piace molto quello che faccio. E ogni tanto, se mi sveglio più tardi, inizio a lavorare mentre faccio colazione in pigiama. Però odio con tutta me stessa passare la giornata imbruttita, quindi trovo sempre il tempo per “riprendermi”, fare una doccia, vestirmi come se dovessi uscire…e cambiare tavolo di lavoro.

    Ho provato il coworking per circa 6 mesi, l’unico degno di questo nome che ho trovato nella città in cui abito, ma non mi sono trovata alla grande, devo dire. Credo dipenda molto da chi ti trovi come “compagno di coworking”: io ho incontrato una buona amica, questo è stato il lato positivo, ma per il resto meh, sto meglio nel silenzio di casa mia. Forse il problema è che la cultura del coworking non è ancora ben radicata qui, e chi gestiva il coworking in cui stavo io lo faceva come se fosse il padrone, senza troppo rispetto degli orari/impegni di noi paganti coworkers. Quindi, per fastidio e per pigrizia, finivo per andarci poche volte alla settimana.

    Il resto della mia esperienza, e degli svantaggi che ha per me il lavoro da remoto, l’ho riassunto qualche tempo fa in questo post: http://www.trentanniequalcosa.com/vita-da-freelance-in-spagna/come-trovare-lavoro-da-remoto-e-cambiare-routine/

  • Diana Di Sebastiano

    Lavoro in banca, con possibilità di lavorare da casa due giorni alla settimana…..li sfrutto tutti …..mi è cambiata la vita 🙂

  • Daniela Zucca

    Faccio parte di quella esigua (anzi esiguissima) minoranza felice di lavorare da casa, anzi IN casa. Credo sia una questione di carattere: adoro la libertà di NON dovermi vestire e truccare al mattino, NON socializzare se non ne ho voglia, NON uscire se fa freddo. A dir la verità lo considero un gran privilegio, che mi sono costruita con tanta fatica e molti sacrifici. Ho un capo a cui rendere conto, e scadenze da rispettare, quindi il cazzeggio per me non esiste, devo portare a casa la pagnotta a fine mese. In cinque ore faccio quello che, quando vado in azienda, se va bene, concludo in nove/dieci. Perché non mi distraggo, non chiacchiero, non sono costretta a riunioni il più delle volte inutili. C’è stato un periodo in cui lavorare da casa, sola, mi pesava, e per un po’ ho utilizzato un co-working (a Milano ce ne sono moltissimi, è una cultura diffusa), ma dopo due anni ho deciso che non faceva per me: troppo tempo perso in spostamenti, mi sentivo in trappola. Abito in campagna, ho un bisogno fisico di vedere del verde fuori, di camminare/correre con i miei cani un’ora al giorno all’aria aperta, di capire lo scorrere delle stagioni, di avere silenzio intorno a me. Ormai sono così abituata a lavorare da sola che quando mi sposto per i congressi, mentre i colleghi lavorano tutti in sala stampa, io me ne sto in camera, altrimenti non mi concentro. E no, non sono una a-sociale: nella vita privata mi piace frequentare tanta gente (no caso mai qualcuno pensasse che ho qualche tara mentale…). Però quando lavoro la casa per me “non esiste”, riesco a dividere i due mondi, credo sia una questione di “abitudine mentale”. Se suonano al citofono, non rispondo,. Ho due telefoni, dalle 9 alle 14 rispondo solo al numero del lavoro (sono le ore in cui mi concentro di più). Considero così tanto un privilegio lavorare da casa (e avere un lavoro) che lo difendo con le unghie e con i denti. Adoro svegliarmi, fare colazione con calma, sentire la rassegna stampa, passare dal pigiama alla tuta, e, con il gatto in braccio, mettermi a scrivere. Se però a te non piace, Chiara, non farlo, qual è il problema? In realtà, se io vivessi all’estero, sicuramente cercherei un co-working, perché altrimenti mi sentirei davvero “out”. Quello che non capisco è il “farne un problema”: quando si può scegliere, il problema non c’è. Soprattutto se si ha il lavoro.

  • Va bene. Mi chiedevo perché 3400 share per un video sulla questione del lavoro da casa. Cos’altro c’è da dire? Invece devo ricredermi. Sappi che a me piace sempre ricredermi: vuol dire che mi è arrivato molto dove non m’aspettavo nulla. Tutto vero quello che dici, ma a me ha colpito un sacco il fatto di imbruttirsi (peraltro già sperimentato con anni di allattamento, un figlio dopo l’altro, per cui ti pantofoli tra tetta e sonnellini), e il motivarsi, te in aereo che prendi appunti e dici: sì! E poi un attimo dopo pensi che forse è una cagata. Credevo capitasse solo a me… Una cosa però la posso aggiungere? Parli di organizzarsi per avere flessibilità (sacra verità), e rispettare le scadenze… ma se una lavora da casa e scadenze non ne ha, e deve darsi pure quelle… è ancora peggio 🙁

  • Ludovica

    Domanda: ma quando la tua bambina era piccola come diamine facevi? rebecca ha solo un anno ed è impossibile stare al computer con lei vicino

  • Alessia

    E quando lavori in ufficio..ma stai tutto il giorno da sola?