Soffri anche tu di Insta-inadeguatezza?

Life · · 23 commenti
insta-paranoia come instagram ci rende insicuri

Che la perfezione non esista e che la maggior parte delle cose che vedete sui social siano finzione o momenti autentici ma isolati è una verità che non mi stancherò mai di ripetere.

Il motivo per il quale non mi stanco di farlo è che sono io stesso, spesso, vittima di quella che si può definire come ‘Insta-inadeguatezza‘: la sensazione di guardare le immagini di un profilo Instagram o di un blog e sentire quella bastardissima vocina interiore dire:

‘Vedi, lei sì che sa vivere bene la sua vita! Lei sì che fa cose interessanti! Lei sì che si prende cura di sé stessa! Lei sì che sa vestirsi! Lei sì che sa gestire una famiglia!’

 

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La cosa divertente?

So che molte persone pensano lo stesso di me.

DI ME, capite. Di me, che la maggior parte del tempo navigo nelle coordinate geografiche diametralmente opposte all’idea di perfezione normalmente conosciuta. Eppure, lo capisco.

Se conosceste solo il mio account Instagram e non il mio blog, e quindi se non aveste letto tutti i post in cui ho parlato delle mie difficoltà personali, di momenti di crisi, di depressione, di senso di inadeguatezza e di generici problemi, probabilmente l’immagine che avreste di me è quella di una persona che ha una vita perfetta.

Così come lo pensate dei curatissimi profili Instagram che vengono ogni giorno, religiosamente aggiornati e sbiancati, illuminati, tagliati per ottenere il feed migliore possibile.

 

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Ma è, appunto, questo: momenti di vita – appositamente organizzati per scattare la foto o spontanei – che vengono poi selezionati, tagliati, sbiancati, illuminati, confezionati, per raccontare una storia.

Per comunicare un feeling di positività, di serenità, di stile, di bellezza.

E sapete cosa?

Va bene così!

Se Instagram fa parte del tuo lavoro, come succede ad un blogger, è perfettamente normale voler fare del tuo feed una bella gallery piena di foto che – adeguatamente selezionate ed editate – raccontino il tuo stile, raccontino i momenti più belli della tua giornata, ispirino alla bellezza, alla cura, alla gioia.

L’importante è non credere che queste foto raccontino tutto.

Raccontano il bello. Mettono il focus sulla positività di un momento.

Non viene raccontato il capriccio di due ore del bambino che non vuole uscire (salvo rari casi…) ma quello in cui trotterella nel parco.

Non viene raccontata la litigata con il fidanzato, ma il momento in cui la coppia siede davanti al tramonto.

Non viene raccontata una crisi personale, ma si fotografano un paio di scarpe nuove.

Pretendere che Instagram sia spontaneo e naturale alla stregua di Facebook o Snapchat è semplicemente chiedere al mezzo di snaturarsi un po’. Certamente, chi non lo fa per lavoro ha tutto il diritto di utilizzarlo in modo più spontaneo possibile, ma credo che anche lì ci sia una selezione ed un editing minimo alla base. Quando lavori con questo mezzo, questa selezione e questo editing devono necessariamente essere portati ad un altro livello. Vuoi perché la concorrenza è tanta e spietata, vuoi perché effettivamente le foto più belle sono semplicemente più apprezzate – sia da chi le posta che da chi le guarda.

 

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Alcune cose da ricordare sempre quando guardate una gallery su Instagram:

  1. Molte foto sono ‘staged’ – per una persona che pranza su una tavola addobbata piena di piatti meravigliosi e candele accese, ce ne sono dieci che hanno organizzato l’angolo solo per fare quella foto, e sul resto del tavolo c’hanno gli avanzi del takeaway della sera prima (fatto!). Le foto dall’alto di due gambe nude sul letto sfatto, con intorno giornali e croissant, sono il risultato di un fidanzato che si è messo in piedi su una sedia e di una blogger che non fa davvero colazione al letto dal 1996. O che forse non era nemmeno nata nel 1996 ma, insomma, avete capito. Per ottenere la foto che cattura uno splendido salto in cima ad una montagna ci vogliono 236 salti e una slogatura alla caviglia (fatto!). La foto in cui lei, con sguardo misterioso, guarda fuori dalla finestra, è lei con un treppiede davanti e il telecomando della macchina fotografica in mano che si concentra sui misteri della vita (fatto!).
  2. Alcune foto sono di archivio – di archivio della blogger, intendo, ma magari nello stesso giorno fa 10 foto che poi ‘spalma’ nell’arco di 2 mesi qui e la. Se quindi avete visto la sua spettacolare colazione a letto, stamattina, di Lunedi, con una caption molto vaga, è altamente probabile che sia stata scattata un altro giorno.. o magari l’anno prima! (Oh, non si butta via niente…)
  3. La selezione è curata – non si posta tutto, non si postano i momenti peggiori, e lo si fa per scelta. Magari si raccontano nella didascalia (c’è chi evita anche quello, scelta stilistica e personale), ma state tranquilli: miss vita perfetta su Instagram ha anche lei i suoi momenti bui, ha anche lei le sue difficoltà, esattamente come tutti. E no: la sua casa non è sempre super stylish. La sua pelle non è sempre perfetta e i suoi bambini, se ne ha, non giocano solo con giocattoli educativi in legno di betulla non trattato. E’ solo che il SuperTrappolone Luci&Spara non lo fotografa.
  4. Esistono App per modificare tutto. Non hai una casa luminosa? Esiste un’App per illuminare. La luce sul tuo tavolo è giallastra? Puoi sbiancare il tuo piatto, e anche i tuoi denti! Non ti piace com’è venuto in foto un rotolino sulla pancia? Puoi levarlo! E l’occhiaia? Via con un click! Non ti piace la forma del tuo naso? Puoi cambiarla! Insomma: virtualmente è possibile fare tutto. Chiaramente la gente intelligente limita al minimo interventi di quest’ultimo tipo perché sai che online la credibilità è tutto e apparire Miss Perfezione online e poi Pina Fantozzi nella realtà diciamo che non ispira esattamente fiducia in quello che dici-posti.
  5. Per alcune persone è un lavoro. E’ un lavoro mostrare una gallery che rappresenti uno stile di vita. Esattamente come fa un magazine. Su Vogue non trovate a pagina 10 ‘Lo stile di Charlize Theron’ e a pagina 12 ‘La piega di Valerio Scanu’. Coerenza. Stile. Ispirazione. Ci piace, è bello se inquadrato nel giusto contesto. Basta essere abbastanza furbe da non cadere mai nella trappola del paragone perché non è davvero reale. E’ il risultato di un lavoro.

 

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La prossima volta quindi, che davanti all’ennesima bella foto di Instagram la vostra vocina interiore si scatena in paragoni e prova a buttarvi giù, ricordatevi di questo post.

Ve lo dice una che fa questo lavoro: nessuna di noi ha la vita che racconta su Instagram. E’ solo una parte, ed è solo la parte bella.

Ad ogni influencer, poi, prendersi la responsabilità di dare solo quell’immagine oppure di raccontare, come nel mio caso, anche altro. Anche la vita vera. Anche dolore ed imperfezioni. Anche difficoltà e sconfitte.

Ma questa, di nuovo, è una scelta personale prima che editoriale, e comunque Instagram non è il mezzo ideale per farlo.

Commenti

  • Alessandra

    Questo post mi è piaciuto molto. Per quanto possa sembrare ovvio e scontato che quel che vediamo è solo un pezzo e non tutto, istintivamente siamo tutte vittime, quanto meno in certi momenti,della sindrome L’ERBA DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ VERDE, per cui si attacca la lagna dei paragoni. Spesso ho dovuto scuotere me stessa perche’ trovavo che la luce brillava solo nelle vite altrui. E poi ho ragionato sul fatto che si’, quella foto e’ splendida, ma io non conosco il contorno, che sara’ buono, meno buono, orrendo, felice, tutto cambiera’ a secondo dei momenti, ma mai e’ perfezione assoluta. Io stessa, nel mio piccolo piccolo e ripeto piccolo, pubblico foto con frasi allegre, o ironiche, e si potrebbe pensare che e’ tutta un’allegria. Ma di certo non pubblico la foto dell’ennesima feroce emicrania notturna, della tristezza improvvisa che mi e’ piombata addosso senza un motivo, delle mille ansie che vivono con me. No, pubblico la tazza carina, con la tisaniera accanto ed il libro. 😉 Il tuo articolo mi piace perche’ PUR SAPENDOLO RAZIONALMENTE, è facile cadere nella trappola di cio’ che si vede. Appunto, e’ solo un pezzo.

    • Nicoletta Sapio

      Spesso mi sta capitando di pensare a quanto la mia autostima sia sprofondata da quando esiste fb, instagram e annessi e connessi. E pur essendo consapevole di quello che tu hai appena detto non nascondo che ……che …..è difficile contrastare l’effetto.

      • Ci sono tantissime ricerche al riguardo.. non è un’impressione, è proprio cosi. Le headline che ho messo a corredo di questo post riguardano tutte ricerche e interviste fatte sull’argomento, e i risultati non sono confortanti 🙁

        • Francesca Labate

          a questo proposito mi è successo di vedere foto di una vip (omettiamo il nome per carità) che postava i suoi momenti ad esempio quando andava in gita a Gardaland vestita di tutto punto, con commenti più che positivi…ma qualcuno è davvero mai stato in un parco di divertimenti? vorrei vedere alla fine della giornata che immagine risulta…satta e distrutta, anche se divertita per carità

      • Alessandra

        Si’ Nicoletta, perche’ io RAZIONALMENTE lo so. Emotivamente, mi faccio fregare. E non sono neanche una ragazzina inesperta, sono over 50 e dovrei capirlo!

  • A

    Ciao Chiara! Da blogger e esperta di marketing posso chiederti se hai riscontrato che i post di questo genere o del genere “io e Lui” siano più apprezzati rispetto ad altri contenuti? Te lo chiedo perché in varie blogger che seguo ho notato ultimamente una tendenza, quasi una moda, al contenuto stile “non sono perfetta, ho un sacco di problemi, tutte sono patinate e io sono vera, la quotidianità col mio compagno è fatta più di occhiaie che di pizzi” e in effetti noto che questa tipologia di contenuti stimola maggiormente il senso di empatia nel lettore medio che si sente inadeguato e quindi anche i commenti positivi aumentano così come la simpatia verso la blogger in questione. Te lo domando proprio perché al di là dei tuoi contenuti ti reputo molto competente in materia sia per i tuoi molti anni di blogging, che oggi è il tuo lavoro principale, sia per i tuoi studi in materia. Grazie! ☺️

    • Ciao A, non ho mai messo in atto ‘strategie di marketing’ particolari in post che parlano di argomenti rispetto ai quali mi sento vulnerabile e imperfetta, e ci ho anche preso tanti insulti in passato, ma credo che esprimersi in modo autentico e senza maschere sia l’unico modo che mi piace e che sento mio.

  • Bel post. Non ho mai capito chi pretende che si “mostri tutto cosí com’é” su Instagram: sarebbe come fare venire ospiti in casa prima di pulirla, con i vestiti sporchi in giro, e tu sei ancora struccata ed in accappatoio. Non lo fai, vero? E allora perché pretendere di avere l’equivalente digitale su Instagram? È chiaro che si tiene a mostrare il meglio, quando si sa di avere un pubblico, grande o piccolo che sia. Anche per se stessi – per me il profilo Instagram personale (diverso da quello che uso professionalmente per la mia rivista) é una specie di diario, e mi chiedo: voglio salvare i bei tramonti, le colazioni deliziose e le scarpe nuove appena scartate…o voglio tornare indietro a vedere le giornate in cui avevo la febbre, le serate passate a litigare col mio marito o i diluvi con l’ombrello rotto? No, esatto.

    • Appunto. Sarebbe come mettere nell’album di foto delle vacanze le foto brutte, non a fuoco e dove sei venuto male. Perché? Ci sono altri luoghi dove raccontare altre sfaccettature… il blog credo sia uno di questi. O anche il diario segreto, eh 🙂

  • Grazie Chiara, è importante dirlo, ripeterlo e sottolinearlo, specialmente ai giovani!!!

    • Penso anche io… sono i più vulnerabili e più esposti a questa social-frenesia.

      • Ci sono intere tavolate di giovanissimi che prima di sedersi e parlarsi (sempre che poi lo facciano), passano mezz’ ora in piedi, tutti a scattare foto della tavola da mille angolazioni!

  • Norma

    Sarò anacronistica ma si sta molto meglio senza o seguendo pochissimo i social.. Dopo averli usati personalmente vedo molto più i lati negativi che positivi! Ciao

    • I lati positivi e negativi devono bilanciarsi, altrimenti meglio senza 🙂

  • Credo che nessuno lo pensi, ma che vadano comunque a colpire – in certe persone e stando alle ricerche condotte – quei ‘punti deboli’ dentro di noi inclini al paragone e all’insicurezza. Quindi sempre meglio, ogni tanto, ribadirlo.

    • Monia Del Moro

      Esatto! Ci colpiscono a livello inconscio contribuendo ad aumentare il nostro senso di inadeguatezza. Col tempo ho imparato ad accontentarmi di ciò che ho, però di alcune mi fa tanta invidia la luce fredda che hanno in casa ahahah

  • Claudia

    Brava, fai bene a dirlo e ripeterlo, perchè in effetti -anche se si sa- ogni tanto viene da fare paragoni.
    Sono anche molto d’accordo sul fatto che i giovani sono i più vulnerabili, quando ancora la loro capacità di critica e l’autostima sono in fase di formazione.
    Che anche le fashion blogger abbiano i peli superflui o le mega food blogger combattano con i soufflè sgonfi è confortante dai eheheheh (sdrammatizziamo!)

  • Daniela

    Molto interessante questo post! Il mondo dei social è davvero affascinante e avere qualche strumento in più per comprenderlo trovo sia utilissimo. Ma ho una curiosità pazzesca: tu come hai imparato le tecniche per gestire il tuo blog? Esistono scuole a Londra? Non credo si possa essere autodidatti: parli di editing e tecniche troppo specifiche…

  • Eh… alla fine può diventare anche un gioco, un angolino in cui ricercare la felicità.
    Il mio blog si chiama Scintille di Gioia.
    Aperto dopo un grande periodo di crisi, ansia, lutti, ho scelto un angolino nel web dove cercare di catturare la felicità, di ricordarmi che la felicità c’è, nonostante tutto.
    E così, se sul blog scrivo di felicità, su Ig catturo momenti felici. A volte scatto una foto mentre sono triste, proprio per ricordare a me ad a chi guarda che la felicità risiede nelle piccole cose.
    E si, a volte le foto dei miei piatti sono scattate sul pavimento, davanti alla porta finestra, oppure scatto mille foto ai miei bimbi per cercare il momento migliore, la luce migliore. E dietro di me, in casa, sembra sia esplosa la bomba atomica!
    Tutto sta a come si prendono le cose. Se le vivi in modo positivo, possono solo che renderti felice.
    In fondo, dietro ad un profilo, c’è un essere umano, con pregi e difetti. Non c’è una divinità.
    Dobbiamo ricordarcelo, anche qua do rosicchiare dietro alla foto perfetta! ?

  • Hermione

    io, in realtà, quando guardo Instagram mi chiedo solo “Ma perché a me non vengono foto così belle?”. Perché se pure ho davanti un piatto buonissimo o un bel tramonto (per non parlare dei selfie in cui sembro sempre una deficiente con dieci anni di più) non riesco a immortalarli come si deve.
    Per il resto, il fatto di essere vicina ai quaranta mi aiuta ampiamente a capire che non è tutt’oro quello che luccica.

  • vale

    Bellissimo post e capitato nel momento giusto. Ho letto un articolo di una mamma blogger abbastanza conosciuta forse proprio quel giorno e la mia autostima è calata sotto la suola delle scarpe. Lei bella perfetta che scrive post perfetti, un’attività che riesce a mandare avanti nonostante i piu figli a casa, gatti e casa splendente, cena sempre pronta e impiattata benissimo per di più e io che ho una sola bambina (che vale per 10) di un anno, libera professionista che non riesce a concludere una mazza, con un cane di 40 kg, una casa un macello, panni e computi metrici che si scambiano e cena rigorosamente servita in piatti di plastica!! a volte piango giuro!!

    • Non lo fare!!! Tu sarai più vera! (Rispondo perché questa risposta mi è piaciuta un sacco 🙂 )

  • Frackomina Unamammacinquestell

    Vera come sempre. Post utile e sincero. Grazie Chiara.