Dovremmo essere tutti femministi.

Life · · 8 commenti

Cresciuta in un ambiente maschilista e patriarcale, ci ho messo anni a capire profondamente che il femminismo ci riguarda TUTTE, e ora che lo so non posso più restare in silenzio.

In molte hanno ancora un immaginario del femminismo legato a reggiseni bruciati e un generico odio verso il genere maschile.

Legato ad immagini e comportamenti estremisti e stereotipati, distruttivi più che costruttivi.
Prima di chiedere alle donne di scioperare, a mio avviso, bisogna far comprendere davvero a tutte il MOTIVO profondo di questo sciopero che, se davvero sentito come necessario, come messaggio forte, da tutte, sarebbe davvero efficace, sarebbe davvero un punto di svolta.
C’è ancora confusione.

Il femminismo non odia gli uomini, chiede gli stessi diritti e opportunità per uomini e donne.

Sul lavoro: senza gender gap, con pari opportunità, pari salario, pari assistenza, pari condizioni di partenza e di carriera e nessun preconcetto rispetto a capacità e – ahimè, dopo le ultime dichiarazioni medievali che arrivano dal Parlamento Europeo va drammaticamente specificato – intelletto.

In famiglia: riconoscendo il ruolo del genitore come paritario e non sbilanciato a pesare interamente sulle spalle della donna. Riconoscendo che uomo e donna sono entrambi membri della stessa squadra, con uguali diritti e doveri rispetto alla gestione quotidiana della famiglia – il che include tutto, per entrambi, e nel 2017 non esiste al mondo che un uomo si aspetti di essere servito e riverito in casa senza toccare un piatto, senza sapere in che armadio vanno riposte le tovaglie, senza sapere che medicina il figlio prende quando ha la febbre, senza avere il numero della maestra e del pediatra in agenda, senza aver presenziato una volta alla riunione di scuola, senza partecipare attivamente non solo alla vita pratica ma anche a quella emotiva dei propri figli (e potrei continuare…).

Con i figli, insegnando ad entrambi – maschi e femmine – che non esistono lavori, imprese, capacità che un sesso può avere e l’altro no. La filosofia, per ogni cosa, è la stessa che per i giocattoli: ‘se per funzionare non ha bisogno di un certo tipo di genitali, questo (gioco, lavoro, attività, libro ecc.) è sia da maschio che da femmina’.
Ma soprattutto, che si può sognare in grande, maschi e femmine.
E che il sogno – per ENTRAMBI – può essere ballerina/o o presidente. Astronauta o scienziato. Musicista o architetto. In generale: qualsiasi cosa essi scelgano.

Il femminismo chiede rispetto per la donna qualunque siano le sue scelte di vita, le sue preferenze personali e sessuali, il suo aspetto, ma soprattutto la sua libertà di autodeterminazione.

Il femminismo è quella cosa secondo la quale tu, uomo, non mi possiedi. Non esiste una gerarchia nella coppia, io non sono di tua proprietà.
Non esiste onore, non esiste sottomissione, non esistono condizioni né obblighi nello stare insieme.
Non esiste violenza di alcun genere, perché la violenza – verbale, intimidatoria, fisica – non è amore, mai e in nessuna circostanza.

Non esiste alcun elemento vincolante nella costruzione e prosecuzione di un rapporto di coppia se non la libera scelta di farlo, e come tale essa è revocabile in qualsiasi momento e senza alcuna conseguenza.
Ripeto: senza alcuna conseguenza.

Il femminismo chiede il controllo della donna sul proprio corpo. Che scelga di abortire o portare avanti una gravidanza. In qualsiasi modo decida di presentare sé stessa. Che scelga di indossare abiti che la coprono dalla testa ai piedi o una minigonna.
Condanna il body shaming in ogni sua forma o espressione, da parte degli uomini ma soprattutto da parte delle altre donne e, in generale, da parte di una società che non accetta che i corpi femminili abbiano tutti forme diverse, misure diverse, curve diverse. In nessun caso deve esistere un metro di paragone atto a far sentire inadeguate coloro che ne sono distanti.

Il femminismo chiede la denuncia chiara e forte della violenza sulle donne. Perché è inaccettabile che nel 2017 siano socialmente tollerati fischi, parole, bisbiglii, sguardi e comportamenti atti a far sentire una donna potenziale preda sessuale per il modo in cui appare o agisce.
Perché bisogna essere molto, molto ferme su un punto: non c’è giustificazione alla violenza. Nessun comportamento che metto in atto vale come invito all’aggressione. Non esiste una lunghezza di abito che invita allo stupro. Non esiste un rossetto, un profumo, una frase, un movimento, un tasso alcolico che permetta molestie.
La violenza non è mai giustificabile.
La violenza non si va a cercare.

La violenza è interamente responsabilità di chi sceglie di compierla, mai di chi la subisce.

 

Il femminismo chiede rispetto.
Alcune cose sono semplicemente non più tollerabili. Parole, linguaggi, stereotipi.
Il capo che fa un commento volgare sulla cliente che ha messo un tailleur attillato. O che promuove il collega uomo perché tu hai tre figli.
Il datore di lavoro che ti chiede se sei sposata, se hai intenzione di fare figli e quando.
Tua madre, che ti fa sentire inadeguata se fai stirare le camicie a tuo marito invece di farlo tu alle undici di sera.
E poi la società.
La società che premia le donne miti e obbedienti agli stereotipi.
La società, che ti impedisce di invecchiare e mostrarlo.
Che ti impone di temere l’orologio biologico.
Che ti confeziona dei sensi di colpa su misura se hai scelto figli e carriera. O se hai scelto solo i figli. O solo la carriera.
E la società siamo noi.

Il femminismo significa che, di tutto quello che abbiamo detto, nessuna donna dovrebbe farsi accusatrice nei confronti di altre donne.

Il femminismo è libertà di essere, diritto di avere pari opportunità, pretesa di rispetto e di non violenza in ogni circostanza.

Quando avremo tutte imparato ad attuarlo nella nostra vita quotidiana, allora Marzo non sarà più per lottare, ma per vivere.

Commenti

  • Bellissimo post!
    Aggiungo che il discorso femminista sul lavoro si intreccia un po’ anche con le relazioni. Sento ancora, nel 2017, donne che dicono cose tipo “sí comunque al ristorante deve pagare lui perché é uomo” oppure fanno un valore del fatto che l’uomo con cui si vogliono sposare deve avere un “buon” lavoro etc. Queste cose mi fanno venire voglia di alzarmi e URLARE. Sono discorsi cosí antifemministi e anti-donna che mi viene da piangere. Se noi abbiamo addosso il bruttissimo stereotipo del “valore della bellezza” e dell’aspetto fisico, gli uomini ne hanno un altro: devono avere per forza successo economico, devono essere sempre loro a pagare, non possono essere loro a guadagnare meno della moglie/fidanzata. Questo arcaico e misogino modo di pensare va abolito, perché non fa bene a nessuno, donne incluse. Finché non la smettiamo di girarci dall’altra parte quando arriva il conto al ristorante, non avremo mai la vera paritá sul lavoro.

    • Giorgia

      però non confondiamo i pari diritti con al galanteria…se un uomo mi invita a cena mi aspetto che paghi. Se lo invito io, pago io. Se si decide di andare a cena si paga alla romana.
      Anche tra donne.
      Ci sono cose che vanno al di là dei diritti: buone maniere, gesto galante, amicizia, coccola…

      • Francesca

        Esatto. Se una persona mi INVITA fuori, mi aspetto che paghi. Questo vale anche tra amiche e donne eh. Quando io invito una mia amica a prendere un caffè, pago io per entrambe. Se si decide insieme di andare in pizzeria, allora si paga a metà. Non c’entra nulla col femminismo.

  • È un post bellissimo, pieno di verità.
    Le problematiche che coinvolgono il mondo femminile nella società sono così tante, ma così tante, che l’unica soluzione è parlarne sempre, ogni volta che possiamo. Essere noi stesse portatrici di questo messaggio, ogni giorno. Partendo ad esempio dalle nostre famiglie; mi ha colpito la frase della mamma che fa sentire inadeguata perché non ti comporti da “brava moglie”. Capitava anche a me quando ero sposata, e l’ho sempre trovato inaccettabile come commento, ma era condiviso da diverse altre donne di famiglia.

    Concordo molto anche con il discorso di Sascha, le dicotomie di comportamento per cui siamo femministe solo “quando ci fa comodo” sono molto dannose e creano tanta confusione.

  • chiara

    Sei meravigliosa.
    Grazie Chiara.

  • Dulcistella

    Dici bene: partire dalla società E da noi stesse. Adesso come impegno personale nei miei confronti e anche nei confronti di mio marito e di mia figlia ogni volta che mi chiedono “ma tuo marito ti aiuta?” o dicono “che bravo tuo marito” solo perché sta dando da mangiare a SUA figlia io rispondo: “mio marito non mi aiuta, fa il suo dovere” e “sì, è un ottimo padre, ma mica solo perché le sta dando da mangiare. Quello lo faccio anche io e nessuno mi dice brava”. A parte con mia suocera. Con lei è una battaglia persa perché lo fa solo ed unicamente per darmi fastidio. E sul fronte noi stesse: penso di essere l’unica donna del gruppo pre-parto che non ha NULLA da ridire sul proprio marito. Ci dividiamo tutto (ok, ok, sincerità: lui pulisce di più la casa. Sotto questo punto di vista sono una lazzarona. E non va bene neppure questo, ci si dovrebbe dividere sempre equamente il lavoro. Solo che io ODIO pulire, lui non ne va matto, ma neppure vuole morire se lo fa). E qui scatta la domanda: perché non vi ribellate? Forse perché sotto sotto pensate che questo lavoro tocchi a voi? (non parlo ovviamente di casi di sudditanza psicologica o rapporti coniugali malati).

  • GG

    Brava!
    “Lotto marzo” lottiamo tutte insieme!
    divide et impera, è così che gli uomini hanno sempre sottomesso le donne.
    tutte insieme, non una di meno, qualsiasi donna che riceve molestie o minacce o discriminazioni dev’essere supportata, non bisogna lasciare indietro più nessuna !

    nessuna deve più pensare di essere sola nella propria battaglia, ogni battaglia è la battaglia di tutte

    anche se a noi sembra di aver raggiunto ciò che vogliamo, per tutte le donne di domani

    e ricordiamoci che sono state proprio quelle che bruciavano i reggiseni in piazza a farci essere ciò che siamo ora !
    GG

  • Eleonora

    A tale proposito suggerisco per Viola, ma anche per tutte le altri future femministe di questo mondo un libro molto interessante che racconta di donne che ce l’hanno fatta: hanno realizzato i loro sogni, nonostante gli stereotipi delle società in cui hanno vissuto:

    http://www.goodreads.com/book/show/33016249-good-night-stories-for-rebel-girls