La distanza è la verità.

Life · · 8 commenti
Morellato #istantidigioia Chiara Cecilia Santamaria machedavvero.it

Mentre vi scrivo sorseggio un caffè ‘alla coworking’: un po’ acido, macchiato con latte di mandorla tiepido che ha il vago sapore di gamberi al curry perché c’è un solo microonde e, ogni volta che ci si scalda qualcosa dentro, questo acquista un retrogusto a sorpresa. Oggi curry, ieri zuppa di pomodoro, domani chissà. E’ praticamente il Microonde Tuttigusti +1.

Questo grigio, questo freddo e questa sensazione di cielo spento mi stanno dando alla testa. Dico sul serio: credo che la meteoropatia stia giocando un ruolo importante nella decontrazione di me, per come la conosco da quando mi sono trasferita a Londra. Qualcosa, nel mio profondo, chiede sole. La pelle chiede luce. Gli occhi chiedono colori accesi. Sono tornata ieri notte da Milano ed è stato come andare per 24 ore in un altro mondo, un mondo dove la primavera esiste davvero e dove il cielo ha un colore che avevo dimenticato. E parlo di Milano, nemmeno di Roma.

Questa inglese, però, è stata una decostruzione strana, perché al tempo stesso ha costruito una me che sto finalmente imparando a conoscere. Tutto questo è spaventoso. Immaginate di uscire dalla vostra vita e di capire che molte cose sono state completamente sbagliate. Che cose che ritenevate normali non lo erano per niente. Che vi siete fatte carico di cose che erano pertinenza di altri. Che c’era una ragione per tutto, specialmente per le cose che non sapevate spiegare, e finalmente iniziate ad intravederla.

Merito della psicoterapia e della distanza, e non credo che una ce l’avrebbe fatta senza l’altra.

La distanza è la verità.

La distanza è la messa a fuoco e la messa in discussione, e sono entrambe cose che – ouch! – fanno un male cane.

Intanto il mio corpo, pure, si sta decostruendo. Sto un po’ male da mesi. Non male da dire ‘sto a letto’ o ‘resto a casa’, ma male da non sentirmi mai sicura di cosa succederà, e male da non potermi davvero fidare del mio corpo. Male da esserne un po’ angosciata nonostante le visite e i medici, perché non ho mai avuto una risposta o una soluzione chiara. C’entra un po’ tutto, secondo me. Patologie con le quali devo ahimè convivere, e il sole che manca nelle ossa, e la verità che ti renderà libero ma prima ti farà incazzare.

Vivo in una terra strana.

Ci ho sempre vissuto.

Di positivo è che di me stessa ho più l’immagine della guerriera acciaccata ma ancora in piedi, che della sconfitta. Se mettessi in una lista tutte le cose che potevano privare Chiara di Chiara e che invece non l’hanno fatto del tutto, sarei fiera di me. Così come se certe cicatrici interne potessero vedersi, avrei proprio questa bella faccia da pugile suonato ma ancora sul ring. O, come preferisco immaginare, di guerriera piena di tagli, lividi e ferite, ma ancora sulle sue gambe nella sua bellissima armatura un po’ steampunk alla Sucker Punch.

Qui sto svelando anche troppo dei miei meccanismi di compensazione.

Comunque, vivo in una terra strana anche fisicamente: ieri ho dovuto contrabbandare lo sciroppo per la tosse di mia figlia.

Sono perfettamente accettabili cose che culturalmente troviamo bizzarre per fare un complimento.

Ma se dentro e fuori qualcosa si sta decostruendo, io continuo a costruire. Lavoro, idee, progetti.

Vivo in un posto strano, che probabilmente è anche un cantiere: è  incasinato e potenzialmente pericoloso, non ci sono misure di sicurezza, c’è sempre qualche vecchio che ti dice cosa fare, sembra in costruzione da una vita ma in fondo c’è la fervida speranza che ad un certo punto tutto sarà finito e a posto, e sarà bellissimo.

(dice il saggio: non bisogna aspettare che la costruzione sia finita, bisogna imparare a ballare nel cantiere)

 

 

Commenti

  • Giulia Dini

    “La distanza è verità”. Mamma mia quanto suona vera anche per me questa frase Chiara, messa a fuoco su di me, ma anche su alcune relazioni e amicizie. Condivido anche quel misto di amore e odio per questo paese, che offre tanto e prende tanto. Insomma, ancora un work in progress anche da queste parti!

  • GG

    Chiara tieni presente che tutti guardando la propria vita col senno di poi trovano un mare di sbagli.
    Ma erano sbagli che non avremmo potuto evitare in quel momento perchè in quel momento eravamo altre persone.
    Da qualche parte ho letto che nella prima fase della psicoterapia si prova una grande rabbia, non capivo, eppure più di una persona che conosco ha avuto questa reazione.
    Forse da romana sei troppo abituata ad una primavera precoce che risveglia mente e corpo e anima.

    Bella l’immagine del cantiere, una specie di Sagrada Famiglia, io alla tua età invece pensavo all’opposto che fosse tutto terminato e a posto, senza possibilità di modifiche, aggiustamenti, ampliamenti e ristrutturazioni, e questo pensiero mi gettava nella più atroce disperazione.
    GG

    • Ahaha, grazie per pensare che sia la ‘prima fase’ della mia psicoterapia 🙂

  • Giulia Cecconi

    Magnifica, grazie.

  • Lalla

    In tema di contrabbando sciroppo, anche noi qui a Londra, ti consiglio di provare questo medico italiano, di Roma, che ci cura mali fisici e dell’animo da circa 3 anni . Te la consiglio. http://wppractice.com/our-clinicians/federica-boecklin/ ….buon tutto 🙂

  • claudiag

    La distanza è verità, anche se talvolta ci porta a idealizzare cose e persone. Soprattutto rifletto su tutto il tempo che impieghiamo ad aspettare che la costruzione sia finita e invece dovremmo davvero imparare a “ballare nel cantiere”. Cercheò di ricordarlo più spesso. claudiag

  • silvia

    idem. solo molto peggio, solo molto prima dell’inizio del cantiere. quella fase in cui non hai ancora la capacità di vedere il progetto “finito” ma sono tutti i problemi che ti troverai davanti quando ci saranno le ruspe e i calcinacci.