Le conseguenze a lungo termine dei disturbi alimentari.

Life · · 29 commenti
Violenza sulle donne

Tra i 17 e i 25 anni ho sofferto di disturbi alimentari. Tutti. Anoressia prima, per un breve periodo, bulimia dopo e binge eating a seguire.

Vorrei dire che sono guarita, ma la verità è che credo che di questi disturbi non si guarisca mai completamente. Anche se i sintomi possono recedere, il tuo rapporto con l’alimentazione ne esce fatalmente compromesso.

Non ne sono del tutto guarita anche perché porto fisicamente le cicatrici di quegli anni, problemi a lungo termine dei quali devo gestire le spiacevoli conseguenze ora.

Leggerete ovunque oggi, in occasione della giornata nazionale contro i disturbi alimentari, di come identificare i segnali di un disturbo alimentare, di come comportarvi in caso ne soffriate (o le persone a voi vicine), di chiedere aiuto, del fatto che il problema – come tutti i disturbi ossessivo-complusivi – sia solo un sintomo di disagi più profondi. Tutto vero.

Io invece voglio dirvi altro, e questo altro riguarda il lato meno romanzato dei disturbi alimentari. Le brutte verità e le conseguenze.

No, non hanno nulla a che vedere con l’immagine da telefilm della bella ragazza magra sorpresa a vomitare nel bagno dalla migliore amica che poi giura di non farlo mai più, né con lo stereotipo della modella anoressica, né con l’idea che il disturbo alimentare sia una sorta di capriccio estetico e sociale tutto sommato confessabile, tutto sommato gestibile.

Frainteso e talvolta aggravato da un certo tipo di pressione sociale che impone determinati standard estetici c’è stata, negli anni, una ‘glamourizzazione’ di alcuni tipi di disturbi alimentari – anoressia in primis. Accompagnato dallo sdoganamento di certe pratiche al limite del patologico e dall’idea che tutti prima o poi nella vita incontreremo ‘la bella ragazza che vomita quello che mangia’.

Ha. Ha ha.

Vi lascio con alcune conseguenze che questi disturbi, in particolare bulimia e binge eating, possono avere sul tuo corpo.

  • Gola graffiata e la lingua rovinata per tutte le volte in cui ci si infila le dita in gola. A volte, sentire lo stimolo di vomitare anche solo per essersi chinate. Riuscite a intravedere il paradiso del reflusso che si sta creando qui, vero?
  • Denti rovinati per sempre da tutto l’acido che risale lì dove non dovrebbe risalire. Corroso in continuazione, entro breve il bordo dei denti diventa sottile, quasi trasparente, e rotto in più punti. Iniziano problemi di carie e problemi alle gengive, che non sono affatto divertenti.
  • Se magari accompagnato a questo – beh, succede spesso – c’è anche un problema di stress che porta a digrignare i denti la notte (bruxismo), si rischia la dislocazione della mandibola. Mi è successo tre volte.
  • L’intestino della ragazza binge eater o che vomita smette gradualmente di funzionare correttamente, villi intestinali praticamente spazzati via, esponendola a tutta una serie di disturbi che comporteranno una scarsa funzionalità dello stesso, fino all’insorgere di patologie più gravi e debilitanti. Mi sta succedendo ora. Non è divertente, non è glamour, non è piacevole.
  • Allergie e intolleranze alimentari: chi conosce questi disturbi sa che si tende ad abusare di alcuni tipi di cibi in particolare. Questo espone il corpo ad un graduale rifiuto degli stessi, creando intolleranze e allergie che prima non c’erano.
  • Abbiamo parlato del rischio di attacco cardiaco? No? Ok: rischio di attacco cardiaco. Che bello, venire ritrovata chiusa in bagno circondata dal tuo stesso vomito. Splendida morte.
  • Totale perdita della dignità e della stima di te stessa. Sei una drogata, molto semplicemente. Il cibo diventa una dipendenza. Condividi sintomi e ossessioni con l’ultimo dei drogati. Sai cosa significa mentire per nascondere la tua dipendenza e per avere accesso alla tua droga. Sai cosa significa metterla prima di tutto, chiaramente prima della tua salute e della tua vita, prima dei tuoi obiettivi e delle persone che ami. Sai cosa significa nascondere le tracce. Sai cosa significa giurare che è l’ultima volta per poi ricascarci e detestarti con tutte le forze. Sai cosa significa desiderare di sparire.

Perdere peso è l’ultima e la meno frequente delle conseguenze dei disturbi alimentari.

Tutto il resto è la lenta e totale distruzione del tuo corpo e della tua vita, con danni irreversibili.

Lo scrivo, perché sono stata l’unica cosa che in ultima analisi ha contribuito a farmi uscire dalla fase acuta: i danni irreversibili.

Quelli, e ovviamente la psicoterapia. Perché una dipendenza non si guarisce con ‘la forza di volontà’. 

Quello che direi ad una ragazza (o un ragazzo) che soffre di questi disturbi è semplicemente questo: il problema non è ora, il problema sarà in futuro. Quando un giorno tutto questo sarà passato, dovrai ancora fare i conti con le conseguenze, e saranno brutte.

La paura di morire alla fine, per me, è stata un deterrente.

Quello che pensi di controllare, alla fine ti controlla. E ti distrugge.

Ti curerai, farai quanto necessario, starai male, lo supererai, andrai avanti, resterà sempre dentro di te ma i sintomi saranno lievi, infine minimi. Avrai una vita, avrai un amore, avrai forse dei figli, vorrai essere in salute per loro. Vorrai vivere.

Non vorrai pagare il prezzo di questo, per sempre.

Cerca aiuto. Trova aiuto.

 

Non sono qualificata per suggerire alcun trattamento. Per buon senso direi che parlare con le persone che ti stanno accanto è un buon inizio. Un percorso di psicoterapia è fondamentale per comprendere non tanto il disturbo quanto i problemi che l’hanno scatenato. La terapia cognitivo-comportamentale può essere utile a gestire la parte sintomatica della malattia.

Ho trovato questi riferimenti online:

Centri per la cura dei disturbi alimentari.

Se avete altri riferimenti da suggerire, vi prego di farlo nei commenti.

Commenti

  • roberta

    ho condiviso il tuo post su Facebook perchè è tutto vero quello che dici. non ho mai avuto paura di morire, allora, ma ne ho molta ora che ho due figlie e il reflusso insopprimibile potrebbe causarmi un tumore all’esofago ormai lesionato. ho smesso quando la psicoterapeuta mi disse: “non le chiedo di fare nulla. solo di segnare su un quadernino tutte le volte che pensa al cibo durante il giorno. deve segnare l’ora e cosa stava facendo. deve farlo per due giorni e basta”. lo feci e mi resi conto che la mia mente era totalmente occupata dal cibo. ogni 15 minuti al massimo dovevo fermarmi a trascrivere. fu uno shock talmente forte che da lì iniziò la trasformazione.

    • Già… ti risucchia via la vita.

  • Hermione

    Grazie per aver condiviso la tua esperienza.
    Non sono un’esperta, ma penso che le persone come te, che hanno vissuto il problema e ne hanno una consapevolezza tale da permettere loro di raccontarlo, dovrebbero parlarne ai più giovani cosicché sappiano quali rischi si corrono quando si cade nel vortice dei disturbi alimentari. Forse non eviterà che siano vittima di questi comportamenti, ma certo darà loro qualche conoscenza in più. Non so adesso, ma ai miei tempi eravamo abbastanza ignoranti su questi temi.

    • Anche ai miei. Forse oggi con Internet se ne sa di piu, ma internet è anche un posto dove trovare pessimi consigli – se capisci cosa intendo. Si mi piacerebbe parlarne con i giovani, anche se posso portare solo la mia esperienza e nessun vero consiglio terapeutico.

  • Chiara, non voglio fare spam nel tuo blog, ma sarebbe fantastico se tu potessi parlare anche di Emetofobia che è la paura di vomitare di cui soffrono milioni di persone nel mondo e migliaia in Italia.

    L’Emetofobia non viene mai citata da chi tratta l’argomento disturbi alimentari perché in verità è una fobia, ma ha le stesse conseguenze che hai descritto qui.

    Da dieci anni gestisco un blog in cui ne parlo, ma non mi frega di fare spottoni a lui, voglio informare, soprattutto le mamme che quando hanno un bimbo che non mangia non sanno che potrebbe essere proprio l’Emetofobia ad impedirglielo.

    :

    • Ma certo, le malattie invisibili vanno rese visibili.

    • sasha carnevali

      mi interessa il tuo blog, francesca, puoi linkarlo? grazie.

    • Con il permesso di Chiara lo faccio: http://www.emetofobiaonline.com (collaboro anche con emetofobia.it, lui è un mio carissimo amico e insieme portiamo avanti questo obiettivo da anni).

      Grazie mille, è molto importante. Per qualsiasi informazione sono a disposizione. ^^

  • Marianna Mangone

    come gestisci questa cosa rispetto a tua figlia femmina? io ho da sempre disturbi alimentari, sfiorata più volte anoressia, bulimia no solo perchè mi fa schifo vomitare sennò l’avrei fatto, ma sono da sempre ossessionata dal peso, sto sempre a contare il mangiare, mi privo di tutto e mi uccido di sport per non ingrassare (ora sono alla terza gravidanza e non ti dico la paranoia che ho dopo che avevo ripreso in pieno la mia 42). Ho una figlia di quasi 9 anni, come la tua, che invece pensa sempre a mangiare e che prende facilmente peso, anche il pediatra dice che prende più peso che altezza e che devo controllarla sul mangiare. Ecco io questa cosa la gestisco malissimo, perchè sono io la prima ad avere un pessimo rapporto con il mio corpo e con il cibo, è un mio demone e ci convivo ormai da 43 anni, e con alti e bassi sono sempre riuscita a tenerlo a bada, ma con lei è una guerra, mi accusa di affamarla e ho paura di farle approcciare male il cibo e farle vivere il mio inferno, ma d’altra parte se mollo rischio di farla diventare obesa… insomma, tu come riesci ad equilibrare tutto con lei?

    • Non so risponderti. So solo dirti che non farò l’errore dei miei genitori e, qualora ci fossero sintomi, un’aiuto psicologico sarà qualcosa che cercherò subito. Per me è arrivato dopo e per mia scelta, altrimenti non sarebbe mai arrivato.

    • Dulcistella

      Ciao. Provo a darti una risposta, magari non ci hai ancora pensato. Tutti noi genitori abbiamo alcuni punti deboli in cui abbiamo paura di fallire con i nostri figli perché, in sostanza, non siamo in grado di controllarci neppure in prima persona (figuriamoci insegnarlo ad altri). Per farti un esempio stupido (stupido, eh, è solo per fare un esempio così capisci cosa intendo) io ODIO guidare, mi ha insegnato mio marito, e gli ho fatto giurare che a nostra figlia (fra 17 anni :-D) insegnerà lui a guidare. Io farei più danni che altro. Ecco, questo è un tuo punto debole: non potresti pensare di delegare l’alimentazione in toto a tuo marito, se lui invece ha un buon rapporto col cibo? Non c’è niente di male, non vuol dire rinunciare al proprio ruolo di madre, anzi, è un modo di valorizzare le diverse competenze all’interno di una coppia per il bene dei figli. Magari tu in cambio potresti metterli sempre a letto, oppure boh, fare qualcosa d’altro. Spero di esserti stata d’aiuto!

  • Ti capisco e ti avvolgono con un abbraccio, solo questo.

  • Pollyanna

    Complimenti per il post, coraggioso. Mi dispiace tu abbia sofferto, e meno male che la tua “forza sana e vitale” ha prevalso e hai avuto la forza di curarti. Non tutte l’hanno, di anoressia si muore ancora. I disturbi alimentari causano anche sterilità, anche se avere figli immagino sia l’ultimo dei pensieri per chi sta affrontando questo genere di disturbi.

    • Eh lo so. No, non credere… in realtà la consapevolezza che ti stai distruggendo ce l’hai, solo che non è abbastanza contro una dipendenza. Altrimenti nessuno morirebbe. Ci pensavo alla storia dei figli, ma forse la paura non era abbastanza contro tutto il resto.

  • Stefania Gervasoni

    Bravissima, bellissimo post.

  • Bee_

    Brava Chiara <3 <3 ..

  • GG

    non conoscendo direttamente il problema mi limito a riflettere che purtroppo non per tutti il pensiero della morte è un deterrente…

    però segnalo questa iniziativa della mia città, che mi ha colpita ma non credo si pubblicizzata abbastanza

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/06/23/news/bologna_un_hospice_per_scacciare_il_de_mone_del_cibo-142605986/

    http://www.residenzagruber.org/

    GG

    • grazie della segnalazione, spero si diffonda la voce per chi ne soffre in modo grave.

  • sasha carnevali

    ciao chiara, grazie per aver scritto delle conseguenze del disamore – se ne parla troppo poco.
    ho condiviso sulla pagina di cakemania.

    invece, per gli indirizzi utili: questo è il mio post sull’argomento, ci sono delle indicazioni e una mappa dei centri http://www.cakemania.it/blog/disturbi-del-comportamento-alimentare-come-riconoscerli-e-chiedere-aiuto/.
    è stato il più doloroso da scrivere di tutta la mia vita, perché il motivo per cui è proprio il 15 marzo il giorno della lotta ai DCA è che l’anniversario della morte di una amica di mio figlio: una ragazzina di 17 anni che, appunto, è morta per arresto cardiaco mentre dormiva – a tre giorni da un ricovero per cui era in lista d’attesa da mesi.
    quello che mi preme sottolineare è che stare a guardare solo la perdita di peso fa aspettare solo uno dei molti allarmi. e fa perdere tempo. giulia era in splendida forma a vederla, non le mancava un grammo: ma la bulimia l’ha corrosa dentro.

    • Quanto dolore. posso solo immaginare. Grazie del tuo contributo Sasha.

  • Nathi

    Si’, probabilmente la morte a 16 o 17 anni la percepisci come qualcosa di molto lontano da te quindi non é un deterrente. Pero’ le controindicazioni “a lungo termine” che hai scritto tu Chiara fanno davvero rabbrividire. Io ho vissuto da vicino la bulimia con mia sorella, ed é proprio vero che il rapporto con il cibo ne esce compromesso. Mia sorella é passata ad essere vegetariana poi vegana (parliamo di 10 anni fa, quando il veganesimo non era ancora moda e poco conosciuto). Tutt’oggi il suo rapporto con il cibo non credo sia ancora “normale, se normale si può definire, diciamo poco rilassato.
    grazie per parlarne. ciao

  • Anna Muscetta

    Grazie del tuo contributo puntuale e lucido come sempre. Sei una donna coraggiosa e anche generosa. Non ti risparmi neppure nel condividere argomenti così intimi e delicati.
    Sei davvero una gran bella persona ed un esempio.
    Un abbraccio.
    Anna

    • Anna grazie di cuore. Lo faccio nella speranza che questi argomenti non siano più tabù e che se ne possa parlare liberamente e senza sentirsi in colpa o vergognarsi. Perché parlarne significa poter chiedere aiuto.

  • rosa

    Non sono da trascurare gli effetti sul fegato dovuti alla malnutrizione e quelli sulle ossa dovuti a importanti amenoree. Riguardo al secondo punto, può insorgere osteopenia più o meno grave già in giovane età, per cui i clinici seri consigliano di effettuare la MOC. Per quanto riguarda il tratto intestinale, credo che dipenda molto dal fatto che si faccia o meno uso di lassativi o similia. Non sono un medico, ma credo sia più opportuno far riferimento a fonti più scientifiche (l’effetto sulle intolleranze/allergie mi pare poco provato). L’ultimo punto che citi non è un effetto a lungo termine, ma la condizione del durante.

    • Questi sono effetti che ho sperimentato ahimè personalmente. Se non sono universali, tanto meglio. Si.. fegato, ossa, amenorrea. C’è ancora tanto purtroppo. Grazie del tuo commento.

  • elleann

    Ciao Chiara, Io ho vissuto 9/10 anni di conclamata anoressia, esattamente tra i 17 e i 25/26 anni. Un incubo. Ti potrei parlare di altri effetti orribili che ho vissuto sul mio corpo, e di cui ancora soffro. I miei denti si cariarono uno a uno, senza pieta’. Non avevo forze, mangiavo solo verdure e qualche caramella. Immaginati farlo per anni, non mesi. Avevo peli ovunque (Si la peluria cresce), non riuscii ad accavallare le gambe per circa 5 anni senza mandare la coscia di sotto in cancrena (si non c’era abbastanza carne per proteggere) – avevo freddo sempre, sempre. Il ciclo? Non l’ho visto per 9 anni. Ho pianto il giorno che mi sono tornate le mestruazioni, non ci contavo piu’. Ed io non ero un caso clinico. Non mi hanno mai ricoverata, non ho mai preso psicofarmaci. Ho fatto vari anni di terapia all’ ABA .(http://www.bulimianoressia.it/). La raccomando a tutte le ragazze che come me allora non sono pronte a un intervento troppo radicale, ma che hanno bisogno di sostegno. Io ho fatto terapia di gruppo. Eravamo 4/5 ragazze, ogni mercoledi sera. Piangevamo, discutevamo, ci arrabbiavamo con il mondo, guidate da uno psicologo. Un processo lungo e difficile.
    Ad oggi non mangio carne, pasta, pizza, dolci (solo cioccolato) e tanti altri cibi. Normale non ci tornero’ mai, pero’ se mi guardi non lo diresti mai che pesavo 36kg vestita.

    • Solo un forte abbraccio, grazie della tua preziosa testimonianza.

  • Silvia Cristiano

    Io a 20 anni ho perso la mia migliore amica per un infarto causati dai suoi disturbi alimentari. Era passata dall’anoressia alla bulimia. Noi amiche eravamo forse troppo ignoranti a riguardo e ce ne siamo accorte troppo tardi per poterla forse aiutare. La famiglia ha cercato di fare il possibile facendola aiutare da centri specializzati ma ricordo che pesava tanto sulla situazione anche la loro “vergogna”, come se si trattasse di una colpa e non di una malattia vera e propria e terribile …