Non voglio che mia figlia abbia un’infanzia senza paura.

Mummy · · 0 commenti

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Quando ero piccola, raramente sono arrivata al punto di confine tra paura e coraggio. Non ricordo di aver mai avuto paura di qualcosa che avevo deciso di fare.

Bene? No, non bene.

Un’infanzia senza qualche sfida superare è un’infanzia che ti depriva dell’esperienza della conquista, del coraggio, dell’indipendenza. Se non hai il permesso di testare i limiti, non capirai mai quali siano i tuoi confini e, di conseguenza, la tua forma.

Come una mappa, come la cartografia della tua terra, arrivare ai limiti ti permette di capire che paese sei. Con quali nazioni confini. Quali sono le risorse alle quali puoi attingere. Come e quando dichiarare guerra alla Kamchatka.

 

Iper protetta da tutto, ma soprattutto dalla possibilità di essere pienamente me stessa e di fare errori, ho dovuto recuperare dopo. Recuperare dopo è una cosa positiva, se ci riesci.

 

Quand’è che abbiamo iniziato a pensare che l’infanzia vada privata dell’esperienza del testare i propri limiti, del superare difficoltà?

 

Quando è nata mia figlia, il mio primo istinto – probabilmente la prima cosa che ho pensato in un mondo che ne parlava usando solo aggettivi possessivi: tua, tua, tua figlia/bambina/creatura – è stato pensare:

E’ mia figlia, ma è prima di tutto se stessa.

E’ un racconto tra le pagine del mio primo libro.

Da allora, senza calcolarlo, senza deciderlo, le ho dato spazio. Che è anche uno spazio per fare troppo il qaatsochelepare, intendiamoci. Non credo di avere un rapporto genitore-figlia ottimale, se ve lo state chiedendo, e il rapporto di potere è decisamente anomalo e sbilanciato e avrei potuto fare di meglio e blablabla.

Ma se c’è qualcosa della quale sono felice, molto felice, quella è stata il permettere a mia figlia – nonostante qualche voce nella mia testa dicesse il contrario – di sperimentarsi.

 

 

Sono una madre ansiosa? SI. Oltre misura.

Sono una madre che limita sua figlia? Cerco di non farlo, perché so che in misura estrema i limiti fanno più danni della protezione.

Come molti bambini, mia figlia è in egual modo coraggiosa e spaventata.

 

 

Non voglio proteggerla da tutto, inclusa la paura.

La paura che intendo è quella delle cose che non hai mai fatto. Delle cose che pensi di non essere in grado di fare. Delle cose che ti sembrano troppo grandi.

Per lei sono state: scalare un albero. Tuffarsi di testa. Organizzare una pizzata per gli amichetti della spiaggia e andare, da sola, a prendere le adesioni ombrellone per ombrellone. Andare a chiedere scusa a qualcuno senza che dovessi esserci anche io. Prendersi le responsabilità di non aver fatto i compiti.

E potrei continuare.

 

Perché la paura, per come la intendo in questo post, è la capacità di guardare in faccia quello che devi affrontare, e affrontarlo.

E’ crescere confidando in te stessa, oltre che nei tuoi genitori.

 

E’ sapere che hai gli strumenti per farcela – lo capirai dopo.

 

In queste foto, vedete un vestitino bellissimo, da festa, fatto a mano da CrastyCraft, una delle artigiane del marketplace di oggetti fatti a mano o prodotti indipendentemente che si chiama ALittleMarket.

Quando abbiamo parlato di questo post, il focus inizialmente era un altro: le cerimonie. Maggio, Giugno, Luglio, chi non ha un matrimonio o una comunione in arrivo batta un colpo – noi siamo già alla seconda cerimonia di famiglia. Su AlittleMarket è possibile trovare abiti bellissimi e fatti a mano, ma anche accessori e regali perfetti per queste occasioni. Io ad esempio per Natale ho regalato a Lui un bracciale di JSP – che fa cose meravigliose. Ma guardate anche questi orecchini boho, che comprerei subito, e questo abitino prendisole.

Poi però qualcosa è cambiato.

 

 

Un abitino candido e bellissimo, indossato per il matrimonio della cugina del papà, chiama ad un contesto posato – ‘non sporcarti, non giocare nella terra, non correre’ ricordate le raccomandazioni da abito della Domenica?

E invece no: quando Viola l’ha indossato di nuovo era una bellissima giornata di sole a Londra, il primo vero caldo, e siamo andate al parco. E al parco c’è il ‘suo’ albero preferito, dove il papà le ha insegnato ad arrampicarsi.

 

‘Ma posso arrampicarmi cosi?’ – ha chiesto.

Sandali e abito bianco.

 

E a dispetto di quello che sarebbe stato detto a me – ma che ti arrampichi, cosi poi cadi e ti rompi un braccio. Col vestito poi! Ma tu sei matta… – le ho detto:

certo! Ma stai attenta e almeno tre fra mani e piedi sempre sull’albero.

E’ arrivata in alto, in altissimo, dove mai era arrivata.

 

Siamo tornate a casa con il vestito incredibilmente ancora pulito, e le mani nere :))

 

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