Perché, nonostante Londra sia bellissima, iniziamo a pensare di tornare in Italia.

Life · · 30 commenti
tornare a roma dopo aver vissuto a londra

Per circa due anni, a partire da quando mi sono trasferita a Londra, ho vissuto una sorta di luna di miele con la città.

Ero follemente innamorata di Londra, della sua sfacciata bellezza regale e gotica, del verde dei suoi prati immacolati, delle porticine colorate, dei negozietti indipendenti, dei mercati, della creatività che si respirava e in generale della dimensione di grande civiltà e rispetto che non avevo mai trovato a Roma.

Quando ho scritto il post Se fossi rimasta a Roma non avrei mai pensato avesse tanta eco, e sono tutte cose che continuo a pensare.

Londra mi ha dato tantissimo, più di quanto avrei mai sperato: una nuova prospettiva, che mi ha permesso di leggere in chiave diversa tutta la mia vita fino a quel momento, e grandi sfide che mi hanno permesso finalmente di dimostrare a me stessa che sì, sono cresciuta e sì, ce la posso fare.

Londra è stato il mio acceleratore umano.

Ho trascorso periodi di incredibile meraviglia e bellezza. Alice nel Paese del Tutto Possibile, Alice nel Paese del Se Hai Un Sogno Realizzalo. Ricordo serate passate sul prato a fare un pic-nic, una pizza e una birra come cena, ricordo quanto sono stata fiera quando Viola mi ha dimostrato di riuscire ad integrarsi con tutti senza problemi, quando ho capito che il livello bilingue era stato superato, quando mi sono ritrovata a prendere un drink con gente di Google Global solo perché avevo partecipato ad un evento (gratuito) per start-up, quando ho sfidato me stessa provando corsi ed esperienze mai immaginate prima, o semplicemente quando, noi tre, giravamo la città come esploratori – gli occhi pieni di magia ed entusiasmo.

Ho conosciuto persone meravigliosamente fuori da ogni schema che mi era mai stato insegnato. Persone che mi hanno mostrato la bellezza di essere sé stessi a qualsiasi costo. Persone che hanno forgiato la loro vita dal niente, e tracciato nuove rotte senza mai giustificarsi, senza mai farsi fermare dalla paura.

Ho abbracciato nuove routine e abitudini, ho sperimentato tradizioni e usanze non mie, mi sono imbevuta di piccoli dettagli presi da altri modi di vivere – che ora convivono con le mie radici e sono parte di me.

Mi sono lasciata trasportare nel mondo esplosivo e onirico della scena culturale e artistico, con musical, spettacoli teatrali, di cirque e cabaret di qualità altissima, accompagnati dalla scena sperimentale dei piccoli club indipendenti dove sembra esserci posto per tutti, ma soprattutto per chi si mette in gioco con talento e audacia.

Per questo, a Londra sarò sempre grata – comunque vada.

Ma qualcosa mi manca.

E quel qualcosa riguarda essenzialmente la qualità della vita.

No, non fraintendetemi: per certi versi è molto alta a Londra. I servizi funzionano, la città è pulita, i trasporti sono facili ed efficaci a qualsiasi ora del giorno, in generale ‘fare’ le cose è semplice e la città offre tantissimo a tutti – checché se ne dica, anche tanto di gratuito.

La qualità della vita però, per quanto mi riguarda, è qualcosa di impalpabile che ha più in generale a che fare con un savoir vivre, un senso di ricerca della bellezza e del piacere, di prendersela con calma quando serve e di ‘perdere tempo in sorrisi’, che non ho ritrovato in UK.

Mi manca la nostra facilità di aggregarci e sostenerci a vicenda. Mi manca la facilità di fare amicizia. Mi manca la disponibilità delle persone.

Con questo non voglio dire che a Londra io abbia incontrato solo persone chiuse: tutt’altro, ho incontrato tante persone fantastiche, ma Londra è per definizione una città di passaggio e tutti i rapporti stretti che si intessono sono prima o poi destinati a finire… e tu lo sai. Forse, inconsciamente, questo influisce sull’investimento emotivo. O forse no. Quel che non cambia è il risultato: rapporti di amicizia che diventano rapporti a distanza.

Ci sono tante cose della cultura inglese che non amo, ma non voglio giudicare e credo fermamente che ogni Paese abbia i suoi pregi e i suoi difetti – nonché la sua ragione storica e geografica per essere come è.

Quello che posso giudicare è il modo in cui mi sento: la luna di miele è decisamente finita e, anche se amo ancora molto questo Paese, per la prima volta penso che tornare potrebbe essere una buona idea.

Per il mio lavoro (stranamente, io lavoro al 90% con l’Italia quindi nel mio caso tornare sarebbe un vantaggio).

Per Viola e il suo percorso scolastico, perché le Secondary school inglesi non mi convincono molto ed entrare in una scuola ‘buona’ è impresa da non poco.

Per ritrovare quell’educazione al piacere e alla bellezza, alla socialità e alla convivialità che tanto mi mancano.

Per la luce e il sole, perché spesso ho l’impressione di vivere con la luce spenta.

Perché sono quasi 6 anni che viviamo a Londra, e per me è stato un bellissimo ciclo e un’esperienza senza pari, che è compiuta e ha un senso – fossi stata 2 anni non l’avrei mai detto ma 6.. 6 sono davvero un ciclo di vita, anni significativi per noi tutti.

Per quei piccoli piaceri della vita che mi mancano: un bicchiere di vino al tramonto, mentre il cielo è arancione e viola e l’aria ancora tiepida. Per uscire a cena con gli amici. Per organizzare un pomeriggio di gioco a Viola senza programmarlo tre settimane prima. Per avere forse per la prima volta una casa dove mettere davvero radici, almeno per un po’. Per accettare le tante proposte di lavoro che logisticamente ora mi risulta impossibile accettare. E per portare nel mio Paese qualcosa di Londra, realizzare un progetto, piantare un piccolo seme di internazionalità. Per avere un minimo di aiuto, perché da anni siamo senza nessuno, e ci sentiamo un po’ isolati in questa condizione di microfamiglia autosufficiente per necessità.

Ancora non è deciso niente, ma per la prima volta dopo quasi sei anni, l’idea di tornare in Italia non mi sembra poi tanto assurda.

Se ho paura? Tantissima.

Questa volta siamo entrambi freelance quindi la nostra è una scelta solo personale e di vita, non guidata da un’offerta di lavoro, ed è una responsabilità enorme.

Ho anche paura di tornare e di non ritrovarmi più nella cultura che ho abbandonato, perché sono cambiata io, ma non è cambiata ‘lei’.

Ho paura di non reggere alla mancanza di civiltà e rispetto che ritroverei. Proprio l’altro giorno, in un contesto professionale, ho letteralmente cazziato una persona che per fare una battuta ha usato una parola razzista. Ho risposto per le rime a un parente che ha fatto un commento semi-omofobo. Io cose del genere non le tollero più. Non posso.

E ho paura in generale che sia la scelta sbagliata.

Ma quella paura c’è sempre quando si tratta di scelte importanti.

Per quanto mi riguarda sto riflettendo su qualcosa che è per me evidente: a Londra non sono più felice da un bel po’. Lui nemmeno.

E allora, forse, il cambiamento può servire.

 

 

 

 

 

expatlondraRoma

Commenti

  • Maurizio

    E io spero nel tuo ed in altri cavalli di ritorno, da chi ha vissuto un po’ di mondo “civile” e vuole ritornare qui, a dare un po’ di buon esempio. Buona scelta!

  • claudiag

    E’ una scelta complicata, sicuramente. E la paura di sbagliare e di non ritrovarsi più, credo si anormale.
    L’idea di “tornare a casa” è rassicurante per chiunque, l’idea di non trovare più la stessa casa, può spaventare. Credo che possa essere considerata una scelta non definitiva, e magari essere così un po’ più leggera. claudiag

  • Ti capisco. Noi dopo quattro anni a Londra abbiamo optato per Brighton e qui la vita é piú semplice – puoi andare a piedi ovunque (a mio avviso, i trasporti a Londra fanno schifo, schifo, SCHIFO. Mille volte meglio quelli milanesi!!), tutto quello che ti serve é nei paraggi e c’é il MARE, cosa che ha cambiato radicalmente la qualitá della mia vita! Concordo anche sulla cordialitá italiana, sul fare amicizia (direi che il 95% dei nostri amici in UK sono italiani!) e su quel calore che secondo me c’é in pochi posti oltre i paesi mediterranei.
    Io non torno indietro – vado solo avanti, in nuovi posti che non ho ancora vissuto. Peró dopo quattro anni di essere quella che “io andarmene da Londra? MAI” finalmente capisco il pensiero di lasciare questa cittá. Come dici tu é una cittá di passaggio. La ami per un periodo, e la lasci sapendo che ti ha dato tantissimo. Il che non é cosa da poco.

  • Antonia Trepuntozero Di Dedda

    Probabilmente non sono la persona più indicata per fare un commento, non ho mai messo il naso fuori più in là del nostro belpaese (a dire la verità non ho mai vissuto al di fuori della periferia milanese), ma ci voglio provare. Voglio provare a dare il mio punto di vista. Mi rendo conto di non averne mai veramente sentito la necessità. Anche quando 6 anni fa i miei genitori (si avevo quasi 30 anni e vivevo ancora con mamma e papà), hanno deciso di trasferirsi (nulla di trascendentale, 600 km), ed io avevo un lavoro precario, ho preferito restare qua, nella mia comfort zone e creare qualcosa che fosse solo mio. A distanza di 6 anni, il lavoro è ancora precario, ma resto ancora convinta di aver fatto la scelta giusta. Con tutti i suoi pro e i suoi contro, le sue fatiche, il senso di abbandono, la tristezza, la solitudine ma anche la forza che ho scoperto di avere, la tenacia, lo spirito di adattamento, le amicizie, che mi hanno salvata più di una volta e soprattutto il mio naturale e instancabile istinto di sopravvivenza.
    (modalità flusso di coscienza attivato.)

  • ConfusedMum

    Ciao Chiara, anche io a Londra da un po’ di anni ormai, 8, 9 forse e, leggendo le tue parole, capisco benissimo quello che ti manca perche’ provo le stesse sensazioni anche io. Ho una grandissima paura ad ammetterlo, a me stessa e anche al mio partner, perche’ tornare o cercare una nuova destinazione rappresenterebbe un grosso cambiamento e non so quanto facile con i figli (2 under 6s per me). Anche io amo Londra per tutte le possibilita’ che ci sono, per le potenzialita’ lavorative e culturali ma, come dici tu, c’e’ qualcosa che manca qui (e poi questa storia della Brexit un po’ ha cambiato le cose, anche se solo sul piano emotivo per il momento). La considerazione finale che fai ‘a Londra non sono più felice da un bel po’. Lui nemmeno’. Eh, sei coraggiosa ad ammetterlo. Grazie per queste riflessioni. Un abbraccio. e tanta forza 🙂

  • clemi11

    Vi aspettiamo!!! Valentina e Clementina, conosciute allo spazio Cerere

  • Arli

    “Per quanto mi riguarda sto riflettendo su qualcosa che è per me evidente: a Londra non sono più felice da un bel po’. Lui nemmeno.”

    Prese di consapevolezza niente affatto leggere, suppongo. Eppure a volte, paradossalmente, sono le uniche in grado di alleggerirci.

    In bocca al lupo per questa scelta, Chiara. Sono certa che qualunque decisione prenderete, continuerai a rendere la tua (e la vostra) vita “una meravigliosa avventura”.

    “Chi attraversa il mare muta il cielo, non l’animo”, diceva Seneca 🙂

    Arli.

    P.s. Mi piacerebbe molto partecipare al tuo corso di blogging qui a Londra. Hai pensato alla possibilità di aprirlo in prevendita per gli iscritti alla newsletter? (sì, questo è un suggerimento per niente spassionato dettato dal fatto che non vorrei perdermi il lancio su facebook :D).

  • Michela Molinaro

    Non sono stata a Londra così a lungo come te, ma qualche anno della mia vita ce l’ho passato, e nelle tue parole ho letto esattamente quello che sentivo quando ero lì…. dopo un po’ di anni in cui ho fatto “uccel di bosco”, cambiando città e Paese ogni 2 anni, ho deciso di tornare in Italia.
    Posso dirti che per quanto sia stata forse proprio sacrificale come scelta (perché faccio fatica a comprendere certe chiusure mentali, perché non riesco ad accettare tutta questa poca meritocrazia, perché la carriera che avrei fatto a Londra qui me la sogno, e poi perché qui non c’è – ancora – Anthropologie 🤣), penso di non aver mai preso in vita mia una decisione così azzeccata…
    Non ci sono parole per far capire agli altri come è la qualità della vita qui – è qualcosa di incomparabile…
    😎🏖🍷🍝 What else?
    In bocca al lupo 😘

  • Laura Turello

    E, sempre nei pensieri, a che città pensereste per un ritorno?

  • Barbara Arcari

    Chiara, ti seguo da tantissimo (pampero ..pampers 😊) tornare in Italia o decidere di restare in UK é una scelta che ha mille pro e mille contro. Ho sempre pensato che fossi una bella persona dentro, prima che fuori! In bocca al lupo per la decisione!!! Nel caso decidessi di tornare in Italia sono certa che tu sarai un ottimo esempio di “rientro dei cervelli”. Hai inventiva, umiltà e una grande ironia. Hai una marcia in piu’! Forza Chiara.

  • April Abusta

    Complimenti per la lucida analisi.

  • elleanna

    In bocca al lupo Chiara. Magari e’ solo un arrivederci, non un addio…. Da expat (da ormai 10+ anni) credo di capire i tuoi sentimenti. Non sono mai scelte facili e non sono mai “perfette”. Il posto perfetto non esiste, a qualcosa bisogna rinunciare. Noi tra poche settimane lasciamo l’Inghilterra dopo un anno qui, per un altro “porto”. Pronti per la prossima avventura!

  • Elena G

    Ciao Chiara, ti seguo solo da qualche mese ma mi è piaciuto da subito tanto il tuo modo ironico e frizzante di comunicare. Ho inziato a leggerti da quando mi sono trasferita negli Stati Uniti per lavoro e capisco bene la difficile scelta che stai per affrontare insieme alla tua famiglia. Io sono partita dall’Italia a 22 anni ma poi sono sempre tornata nella mia Sardegna, tranne questa volta.. Questa volta non mi bastava più la qualità della vita alta, il sole, il mare, gli aperitivi al tramonto..avevo bisogno di più stimoli, di persone aperte, di confrontarmi senza sentirmi giudicata, di meritocrazia..In Italia purtroppo non ho mai trovato tutto questo, ho sempre avuto l’impressione che se hai fatto molte esperienze all’estero, conosci più lingue, sei intraprendente, risulti anche scomodo….Questa è la mia personale esperienza, ma sono sicura che c’è chi è stato più fortunanto di me. Qualunque sia la tua scelta, ti auguro di trovare quella felicità che Londra non riesce più a darti. Good luck!

  • Pina Carlucci

    Ciao Chiara
    Mi ritrovo in ogni parola. Sono stata a Londra 5 anni con due bimbi, e poi ci è nata la mia piccolina. Moltiplica x tre i dubbi scolastici, e il sentirci un po’ soli, senza aiuto e compagnia famigliare.
    Siamo rientrati a Luglio dello scorso anno. E il dubbio che sia stata la scelta giusta ce l’ho tutt’oggi. Ma noi siamo a sud e in provincia, non a Roma, magari a voi farà meno male.
    La cosa bella è però sapere che Londra è lì, e che un po’ la conosco, e un po’ mi conosce.
    Pina-Carpina

  • Ciao Chiara, una scelta veramente impegnativa. Londra è bella, ma sembra essere posseduta da un sortilegio… chi ci va a vivere difficilmente lo fa per sempre. Ho molte amiche che hanno vissuto a Londra e poi sono tornate a Roma, solo due ora vivono in Spagna. Non so se lascerai davvero quella cittàcome non so quale meta potrebbe esserci nel tuo futuro (tempo fa parlavi di Milano) però se deciderai di fermarti per un po’ a Roma, sappi che non sarai sola. Tra vecchie e nuove amicizie non saprai a chi dare i resti, ne sono sicura. Ah, se poi dovessi avere un pomeriggio libero fammi un cenno così ci facciamo un giro per il centro. Diciamo che abbiamo un passato più o meno similare.
    Qualsiasi scelta farai sarà sicuramente azzeccata.
    Buona fortuna Dona 🙂

  • Francesca

    Credo che il posto perfetto non esista da nessuna parte. Detto questo, io non rimpiango l’Italia per nulla. Non mi basta il bicchiere di vino al tramonto o l’aperitivo al bar del centro o la “socialità delle persone” (che poi, parliamone… socialità forse in apparenza, perchè noi italiani siamo taaaanto simpatici, ma poi, alla fine, i gruppetti restano sempre i gruppetti e non ho mai visto nessuno coinvolgere in gruppetti preformati persone esterne manco in Italia eh… all’università da me per dire, c’erano tante persone che venivano dal sud Italia e alla fine si ritrovavano a fare amicizia tra di loro perchè i gruppetti già formati di chi era del luogo col cavolo che si aprivano a persone che venivano da fuori. Io non ho mai approvato questo atteggiamento, ma venivo considerata un’eccezione).
    La qualità della vita, per come la intendo io, per me è fatta di altro. Come ha scritto un’altra ragazza nei commenti, per me è fatta di stimoli, di ambienti e persone aperte, di assenza di giudizi, assenza di discriminazione, meritocrazia, assenza di commentino sessisti, parità dei sessi nel lavoro e a casa, senso civico, ordine, pulizia, rispetto per le cose comuni e potrei continuare. Tutte cose che in Italia, mi dispiace dirlo, ma sono del tutto assenti. Non potrei più tollerare di vivere in mezzo alla chiusura mentale, al maschilismo, alla mancanza di rispetto e di civiltà, alla mancanza di meritocrazia.
    Sinceramente non baratterei tutto questo per nessun bicchiere di vino o per nessun tramonto.
    Poi chiaro che ognuno fa le proprie scelte, ma io la nostalgia per l’Italia non la sento proprio..

  • Daniela NewbieMom Trefiletti

    Dalla tua analisi lucida della situazione pare proprio che tu abbia già deciso! Tornare a Roma vi farebbe felici, quindi tornate! 😉 personalmente mi sono trovata sempre male a Roma (Non per i rapporti interpersonali, comunque), tornerei di corsa nella mia città, Milano!

  • Stefania Gervasoni

    Ma sai che sento di tantissime persone che, una volta lasciata l’Italia, decidono di tornare? Si parla tanto di chi se ne va, ma alla fine la percentuale di chi a un certo punto ritorna è molto alta. E’ anche la mia esperienza: io e mio marito (che allora non era mio marito) abbiamo vissuto quasi due anni in Australia, saremmo potuti rimanere perché stavamo per ottenere un visto permamente, ma abbiamo scelto di tornare in Italia. E no, non ce ne siamo pentiti. Tutti quelli a cui lo raccontiamo ci prendono per matti, ma la vita è fatta di tanti aspetti e a volte vivere in un Paese dove tutto funziona (la Sanità, i Trasporti, l’apparato burocratico), e dove nel nostro caso la vita era anche molto rilassata (vivevamo infatti in un piccolo paesino in mezzo al nulla dove lo stress era pari a zero), non ti basta. Perchè é così, l’Italia e gli Italiani hanno tanti difetti e certi atteggiamenti non li sopporto nemmeno io; ma ci deve essere qualcosa di particolare alla fine nel nostro Paese, se continua a chiamarci fino a che tante volte non possiamo fare altro che tornare.

  • Elsa

    In bocca al lupo, davvero, ne avrai bisogno, perche’ quando cambi Paese, tu cambi, cambia il tuo modo di pensare, di vivere e anche se senti la mancanza della tua Terra, dopo tanti anni passati all’estero tornare diventa davvero difficile.
    Io vivo da 4 anni a Dublino e vado a Londra molto spesso per lavoro, non tornerei in Italia per riprovare un’altra volta quella sensazione di precarieta’ costante,la mancanza di meritocrazia, lo svilimento del tuo bagaglio esperienziale. Il supporto che ho trovato a Londra e a Dublino professionalmente parlando me lo sognavo in Italia, e non e’ che non ci abbia provato. Ti auguro il meglio qualunque cosa decida di fare.

  • Ehi tornavo spesso sulle tue pagine e mi domandavo come stavi e quale sorpresa stessi tenendo in serbo per noi! Non sarà/sarebbe facile tornare (ma cosa lo è? ma ci piacciono poi le cose facili?? 😉 ?). Io sono in Italia e ogni tanto penso di arrendermi e “scappare”. Se doveste veramente tornare penso che sarebbe veramente importante riportare, come li chiami tu, semi di internazionalità, progetti nuovi e positivi. E quanto c’è bisogno della cazziata – anche in ambiti professionali – a commenti omofobi, sessisti, razzisti! Non riesco a smettere di pensare a quanto meraviglioso potrebbe essere il nostro paese, la qualità della vita, cibo, convivialità, arte in ogni angolo. E questo dipende anche da noi oltre che da chi dovrebbe “governare”. Credo di più nelle piccole azioni di ognuno di noi, e ce ne sono tante in atto, anche se non si vedono sui grandi schermi. C’è bisogno di gente che porti possibilità, sogni, occasioni, competenze…. Vi aspettiamo (se resistiamo). Un abbraccio

  • Nina Gigante

    Ciao Chiara, non avrei potuto dirlo meglio. Dopo 3 anni in Uk, fatta di grandi possibilità ma anche di grandi mancanze (esattamente le stesse che dici tu) ho preso coraggio, cuore e occhiali da sole e mi sto trasferendo a Barcellona. Nonostante anche io lavori principalmente con l’Italia, non mi sento ancora pronta per tornare (6 anni sono un ciclo, verissimo, tre non ancora). Vi aspetto qui o ci vediamo a Roma tra tre! Un abbraccio, Nina

  • Giulia

    Sinceramente mi meraviglia che abbiate “resistito” così tanti anni a Londra.
    Ad ogni modo valuterei altre opzioni piuttosto che ritornare a “casa”. Ricordati che c’è sempre un motivo per cui te ne sei andata..

    Ciao da una expat pro

  • Stiletto and Cheesecake

    Le stesse sensazioni che hai descritto tu, le ho provate anche io dopo un anno di vita negli States e un periodo a Londra. Non ho mai passato 6 anni all’estero, come te, ma riesco a comprendere benissimo quello che dici quando parli di “qualità della vita” riferendoti all’Italia. In Italia, sotto certi punti di vista, si sta davvero bene… ed è una cosa che non ha nulla a che fare con il lavoro, i soldi, la meritocrazia, la burocrazia… è proprio un modus vivendi. La “colpa” dei vari problemi che esistono non è dell’Italia, ma di tutti quelli che la governano.

  • raffaella

    chiara è possibile che ti ho visto a roma in una macchina rossa ?

  • Lucia

    Ciao Chiara, anche io vivo in UK (non Londra, però) da 4 anni con marito (inglese ) e 3 figli. Prima avevo vissuto in molti paesi, sono da 18 anni via dall’Italia. L’idea di tornare non mi aveva sfiorata fino a poco tempo fa. Capisco benissimo il tuo discorso. Davvero. E sono anche io in bilico tra il “voglio tornare” e il “ce la farò a sopportare il razzismo/sessismo/nepotismo etc”. E ce la farà il marito inglese? Non ne ho idea.
    Anche io mi sono data la deadline della secondary school. Io ci insegno nella secondary school inglese, e anche in una considerata buona ma i miei figli non ce li manderei mai. Per quanto possa essere peggiorata la scuola italiana in questi anni, nonostante la mancanza di fondi e compagnia bella, credo che non ci sia paragone. Quindi personalmente la mia deadline è year 6 (la mia più grande è in year 2). I miei figli amano questa città e la loro scuola, e credo che le elementari inglesi tutto sommato abbiano i loro vantaggi. Sarà durissimo per loro, ma in fondo credo che meno duro che rimanere, per ciò che li aspetta.

  • Fabiola

    Ciao Chiara, un anno fa sono tornata a Roma con marito e figli dopo vari anni di vita a Londra.
    Ho trascorso all’estero anni stupendi (ti ho anche conosciuto), ma ad un certo punto abbiamo avuto l opportunità di tornare e…ci siamo detti o ora o mai più.
    Mi ritrovo in tutto quello che dici: credo però che ogni esperienza di “rientro” sia a se stante.
    Avendo vissuto anche diverso tempo a Milano (pur essendo di Roma), direi che tra le due città non c è confronto in termini di qualità della vita: Milano è quasi una piccola Londra ad oggi.
    Roma….ti maledirai di amarla per tutta la vita… ma tant’e.
    Segui l istinto, non esistono altri metodi per prendere decisioni di questa portata!

  • Chiara Guarascio

    Ciao, a quanto pare per gli expats di tutte le nazionalità che vivono a Londra, la crisi del sesto anno è un classico… O la superi e resti o vieni via, non puoi restare senza superarla. Ma ascolta, io di tramonti strabilianti nel mare ne vedo a bizzeffe (vivo a Viareggio), di qualità della vita in un posto in cui puoi andare da un capo all’altro della città in 10 minuti ne ho a pacchi, e ottime scuole a misura umana che insegnano tante belle cose (a parte a leggere e a scrivere visto l’analfabetismo di bambini e genitori), ecc. ecc. Eppure mi sento soffocare e l’unico posto dove mi sembra di respirare è Londra. Ma questo è un problema mio, lo capisco. Quello che rischi tornando, se decidi di rientrare a Roma, è di rimanere strangolata da spazzatura, traffico e abusivismo in un posto che ha sì dei bellissimi scorci, ma per il resto è invivibile… Cosa che quando torni brevemente probabilmente non percepisci. E non è solo una questione di scarsa civiltà e dei commenti razzisti/omofobi, ma il problema è generale. E raccomandazioni e corruzione e mafia ovunque e zero regole perché è il paese dei furbi che saltano le code, parcheggiano dove gli pare tanto i vigili sono tutti al caldo (o al fresco) negli uffici o a prendere il caffé e populismo imperante… Insomma, pensaci. Perché, se te la devo dire tutta, l’altro grosso rischio è quello di capire che l’infelicità di cui parli (anzi, la non più felicità), non sia legata a Londra…

  • Rossella

    Ti capisco e concordo con le tue motivazioni e paure, soprattutto con una figlia che sta crescendo. Londra è una città che non riesci a prevedere, nel bello e nel brutto. Conosco ragazzine che si sono perse… e dalla mia esperienza di vita a Londra (quando non avevo ancora idea che avrei avuto dei figli!) una cosa che ho sempre avuto chiaro era che tirare su un figlio a Londra necessita di tanto coraggio e occhi sempre aperti, troppo. Per me rimane una seconda casa, un posto dove torno sempre volentieri e faccio il check di cosa è cambiato da quando me ne sono andata.. però è una città che ti vuole sempre a mille, non c’è rilassamento se non organizzato. E crescere così forse è faticoso. Qualsiasi cosa decidiate di fare ricordate che il cielo di Roma è alto e azzurro come mai a Londra dalle many shades of grey, e questo porta forse ad una maggiore efficienza inglese vs l’indolenza italiana. Ma una passeggiata per i vicoletti dietro piazza Navona ti fa passare qualsiasi arrabbiatura dovuta allo scontro con l’indolenza! 🙂

  • Anamoose Dakota

    Beh se proprio devo mangiarmi una pizza a Londra piuttosto vado dalla Pia. A buon intenditor…. A pizzettari!!!!

  • Spero che tu e tutte le persone che hanno commentato qui sotto e che vorrebbero tornare in Italia o lo hanno già fatto, rientrino a casa e riescano a dare una sferzata di “apertura” ai contesti che vivranno!!
    me lo auguro tanto!!