Dopo aver visto queste foto, vorrete andare subito a Parigi.

Francia Travel · · 6 commenti

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Consigli per la lettura di questo post: qualche minuto a disposizione per immergersi nella bellezza. Una tazza di caffé o un bicchiere di tè freddo da sorseggiare lentamente. Una colonna sonora adeguata, come questa.

E adesso, immaginate…

 

Svegliarsi, una mattina, a Parigi.

 

L’aria è calda, nella stradina dove affacciano le stanze del nostro appartamento si sente il rumore di una bicicletta.

Siamo pronti per un Pain Au Chocolat, aprire le tende e immergerci nella vita di questa incantevole città per qualche giorno.

Siamo in un bellissimo appartamento, tutto nei toni del bianco, del legno e del grigio, in zona Temple – pochi passi dall’incantevole Marais.

Stare qui mi da quella sensazione di aria, di grazia ed eleganza di cui questa città è interamente ricoperta, come fosse il suo abito.

 

Questo appartamento è nella collezione di HomeAway.

Quando viaggiamo in famiglia mi piace molto stare in una casa invece che in un albergo, per una serie di motivi diversi.

Il primo è che i bambini si stancano più dei grandi, e quando si vuole riposare un po’ avere a disposizione una casa invece di una stanza d’albergo – spesso piccola nelle grandi città – fa la differenza.

 

 

Il secondo riguarda la sensazione di sentirsi a casa, di trovare il proprio spazio non solo fisico ma anche all’interno della città.

Affittando una casa è molto più facile calarsi per qualche giorno nella vita del quartiere, e quindi vedere il via vai del palazzo, i negozi che aprono, fare la spesa al supermercato vicino, in poche parole assorbire la vita di una città in un modo che in hotel non si riuscirebbe mai a fare.

Questo è bellissimo da condividere con i bambini.

A Viola dicevo sempre: in questi giorni sei come una piccola parigina.

 

 

Un’altra cosa riguarda il cibo: specialmente se stiamo fuori più giorni, so che almeno una cena la faccio a casa in modo da preparare qualcosa che mia figlia mangerà sicuramente.

Lei è molto avventurosa col cibo, assaggia tutto e apprezza molto, ma capita che per una serie di ragioni diverse i bambini mangino meno in viaggio, e preparare una pastasciutta a casa è un momento carino e intimo anche lontano da casa.

 

 

Ma veniamo a Parigi.

Parigi è una città che ricordo specialmente per una ragione: un viaggio di silenziosa speranza.

Tanti anni fa, io e un’amica, entrambe in un momento particolarmente critico della nostra vita, venimmo qui. A curarci. A staccare la spina. A prenderci alcuni giorni per respirare.

Fu un viaggio rapido e lento al tempo stesso.

 

 

Fu un viaggio in cui a malapena ricordo i km percorsi, so solo che non prendemmo mai un mezzo eppure visitammo tutta la città, percorrendola a lunghi e rapidi passi in lungo e in largo, con quella camminata come forma di silente meditazione.

Camminare mi è sempre piaciuto.

Da allora, di più.

 

 

Questa volta però eravamo insieme. Tutti noi, la famigliola.

E a Viola, che da tempo voleva visitare Parigi come si deve, abbiamo fatto vedere le icone di questa città che definire romantica è ancora poco.

Parigi è una possibilità nell’aria.

E’ la pagina perfetta di un romanzo che prende vita.

E’ esattamente quello che dicono: profumo di baguette, campanelli di biciclette, café dai tavolini tondi e una musica nell’aria.

 

 

La prima tappa che Viola ha scelto di visitare è stata lei:

la Tour Eiffel.

 

 

Abbiamo fatto mille foto, alla torre. Con noi, con Kualina, da lontano e da vicino.

Sembrava di essere dentro l’idea di Parigi, nel sogno di viaggio, dentro la foto di un libro.

A seguire, è stato Notre Dame de Paris che ci ha accolti, lungo il suo fiume dorato, tra la libreria Shakespeare and co, tanto turistica quanto meravigliosa, e il cinguettare dei turisti che con le loro macchine fotografiche al collo sembravano non avere un problema al mondo.

Forse per questo amo viaggiare, essere turista: finché puoi permetterti di lasciare spazio alla spensieratezza del viaggiare vuol dire che hai trovato un modo per lasciare da parte le tue preoccupazioni, qualsiasi esse siano, almeno per lo spazio di una foto.

Per il tempo di un sorriso.

Dello stupore.

 

 

Non potevamo mancare il Louvre e le sue piramidi di vetro, le fontane dove le anatre si bagnano al sole, i giardini poco distanti.

 

 

E infine, lui, icona della Parigi bohémien:

Montmartre.

 

 

Mille volte verrei qui, a perdermi per queste stradine turistiche accompagnata da scorci come questo.

Mille volte mi siederei ad un café troppo turistico, menu alla mano, occhiali da sole sul tavolino, a ordinare una crepe zucchero e limone.

 

 

In tre giorni abbiamo girato Parigi in lungo e in largo. Dall’imponente architettura del Palais de Tokyo ai vicoli del Marais.

Dai giardini ai viali residenziali.

 

 

Dai bistrot nascosti di Temple all’eleganza di Place des Voges.

 

 

Tutto a Parigi è stato sorpresa e incanto.

 

 

Ogni volta che torno qui, è come se una vecchia amica mi accogliesse.

Raffinata, elegante, il suo abito di seta che mi svolazza attorno, con le mani candide mi porge un bicchiere di vino e dice:

“voglio mostrarti qualcosa di bello”.

 

 

Au revoir, Paris.

O meglio:

à bientot.

 

 

 

Commenti

  • Monia

    Paris is always a good idea!
    Ho festeggiato lì i miei 23 anni e con le tue foto sono riaffiorati tanti ricordi♡
    Quanta bellezza ~ Quanta meraviglia

  • Io provo la stessa identica sensazione con Londra, invece Parigi non ha mai, o forse non ancora, saputo conquistarmi.

  • Livia

    11 e passa anni fa mia sorella si trasferì a Parigi con due pupi di 2 anni lei e 2 mesi lui, per raggiungere il marito che aveva finito di lavorare a contratto a Roma ed era tornato alla casa madre. Io sono partita con loro per darle una mano, e mi ricordo benissimo il primo impatto con Parigi, vedendola dalla macchina con cui mio cognato era venuto a prenderci: già dalla periferia mi si è aperto un sorriso a 68 denti. Avevano una casa vicino place de la Nation, e ogni giro esplorativo – allora e tutte le altre volte che ci sono riandata – è stato una goduria. Unico difetto: la vita è cara, e così 5 anni fa mio cognato si è fatto trasferire a Tolone, che, seppur carina, il confronto proprio non lo regge. Peccato (anche perché si sono lasciati subito dopo). Parigi proprio non ci sono parole per descriverla…

  • ariel

    ciao Chiara 😉 è possibile avere il link dell’appartamento?

  • Angela Ngo

    Ti ho scoperta per caso, trafficando nel caos di internet mi sono imbattuta nel tuo blog…che dire…sei fresca, frizzante e leggerti è un vero piacere.Oltretutto scrivi benissimo e sei un esempio da seguire, per il coraggio di esserti trasferita all’estero e per il tuo re-inventarti nel lavoro!!!Quando si dice VOLERE E’ POTERE!!!Pian piano sto cercando di leggere tutti tuoi articoli, sei un vulcano di idee !
    Brava Chiara!!!!