Lui lava, stira e sta con mia figlia, io esco e lavoro. E viceversa.

Life · · 16 commenti

Dividerci tutti i compiti in casa e in famiglia per me era l’unico modo possibile per trovare un equilibrio, e così abbiamo fatto.

Io stiro, lui stira.

Io lavo i bagni, lui lava i bagni.

O lui apparecchia e io sparecchio, o lui cucina e io lavo i piatti – e viceversa.

Lavoriamo entrambi full time e troverei profondamente offensivo se tornati a casa a fine giornata lui si aspettasse che il resto del lavoro spetta a me – perché sono donna.

E con Viola?

Uguale.

Ho perso il conto delle volte in cui viaggio e qualche uomo mi chiede ‘dove ho lasciato mia figlia’. Beh, col padre! Ha due genitori, è ora che la società se ne ricordi.

Anche perché ragazze, inutile perpetrare il modello femmina uguale tutti gli obblighi dei bambini e della casa sulle spalle e poi lamentarci perché non facciamo carriera. Se alimentiamo lo stereotipo secondo cui tutto il resto della vita è sulle spalle della donna, facendone della nostra famiglia il primo esempio, grazie al cavolo che poi risultiamo non affidabili sul lavoro e che mandino avanti gli uomini che da quel lato sono ‘coperti’. Coperti DA NOI.

Non funziona più.

Non funziona anche perché la società è cambiata e se prima le donne non avevano grandi possibilità né di lavoro né di carriera e ad ogni modo in alcuni casi bastava lo stipendio del padre a mandare avanti la famiglia, oggi non solo dobbiamo esigere le pari opportunità ma dobbiamo rimboccarci le maniche e darci da fare.

Anni di lotte femministe muoiono ogni volta che una madre afferma ‘a mio marito non lascio i bambini perché non sa fare niente’.

E anni di autostima maschile, anche, perché ai padri viene levata l’occasione meravigliosa e irripetibile di appropriarsi di un ruolo di padre che non sia il  ‘mammo’. E’ un padre.

In questo video vi racconto come noi abbiamo affrontato la questione e cosa facciamo per essere una famiglia dove tentiamo di essere pari. A casa, con Viola e sul lavoro.

Attendo i vostri commenti.

Commenti

  • Daniela Fraire

    Ciao, d’accordissimo su tutto. Anche qui si cerca di fare così. Trovo però che la divisione funzioni bene sulle attività pratiche ma meno sulla parte “manageriale”: chi sceglie la signora delle pulizie? Chi decide se è il caso di chiamare la pediatra o se aspettare? Chi si ricorda del compleanno del cuginetto?
    Ecco l’effettiva parità, secondo me, è sia sul fare le cose sia sul pensare a cosa fare. In altri termini, il lusso di potersi distrarre

  • Elisa

    Ciao chiara
    Sono pienamente d’accordo su tutto e lotto tutti i giorni per ottenere anche solo un briciolo in più di questa benedetta parità….
    Siamo due genitori che lavorano entrambi 8 ore tutti i giorni con un figlio e fortunatamente dei nonni che ci danno una mano…nonostante questo, incontro tutti i giorni sguardi e commenti di disappunto se come mamma vado 2 ore a sett in palestra oppure andiamo in coppia ad un concerto o a cena fuori senza il pargolo…..
    In casa riusciamo a dividerci i compiti anche se non è facile soprattutto per una questione di mentalità sulla quale nel nostro piccolo “stiamo lavorando”….
    considera il tutto in un contesto di provincia in Italia….
    È veramente dura ma IO NON MOLLO!!!!!
    Complimenti a te grande donna e mamma!!!

  • Nia

    Grazie Chiara!!
    Sul lavoro ho smesso di dire che ho figli perché stanca di sentirmi chiedere – e dove li lasci?- e -come fai?-
    Nella nostra vita i compiti sono equamente divisi, a modo nostro, ma sono terribilmente stufa di sentirmi dire “sei fortunata che lui ti aiuta”… mi aiuta????? ma aiuta chi??? ma i figli sono pure suoi, e la casa anche!!
    Lui fa la sua parte e basta. Purtroppo lui è ancora convinto di aiutare me, ma prima o poi capirà che non è così, nel frattempo fa ciò che deve e non mi lamento

    • Monica Sacco

      Ecco un’altra cosa che odio: quando dice che mi vuole aiutarmi…ma subito dopo mi chiede pure cosa deve fare!!!

  • Giovanna Sauli

    senza metterla tanto sul filosofico, io ritengo per pura praticità che ognuno dei due debba – come dici tu – essere intercambiabile ed entrambi debbano saper fare tutto in casa. Se uno si ammala per settimane intere, l’altro deve saper far fronte sia alle necessità quotidiane sia alla gestione economica (che spesso viene lasciata al marito, penso a bollette, conti e ratei da pagare). Ti faccio un esempio: mio padre navigava ed era timoniere. Sapeva però fare di tutto sulle navi: usare l’alfabeto morse, le comunicazioni con la luce, con le bandierine, fare i nodi di tutti i tipi, tessere reti, verniciare e sverniciare, ecc. Voleva spesso insegnare queste cose ai giovani da poco assunti, ma si trovava davanti molta insipienza e mancanza d’interesse, al grido di: non è nelle mie mansioni. Eppure ciascuno di questi skills avrebbe potuto salvare la vita in caso di incidenti. Come diceva lui, siamo nella stessa barca e dobbiamo saper fare anche il lavoro degli altri nel caso che manchino. Lo stesso vale dentro una casa!

  • Gabriella Hoffmann

    A me “Dove hai lasciato le tue figlie?” lo chiedono purtroppo anche tante, troppe donne. Io rispondo sempre “Sotto un ponte. È ora che imparino a essere indipendenti”. 🙂

  • naive

    e con questa vinci il premio GAC alla stragrande…

  • Daniela Zucca

    Assolutamente d’accordo su tutto. Brava! Sono messaggi importanti quelli che “lanci”. Anche se un po’ di tristezza mi viene: questi discorsi in Italia li facciamo dagli anni settanta, e il fatto che ancora si debba lottare per una mentalità paritaria quasi cinquant’anni dopo mi sembra grave. devo dire che in questo, e nell’idea che la realizzazione della donna passi anche e soprattutto dal suo lavoro erano più moderne le generazioni degli anni sessanta, ora le donne stanno facendo molti passi indietro. Purtroppo.

  • GG

    penso che non sia obbligatorio dividere esattamente a metà, ok mio marito non stira e non pulisce il gabinetto, ma io non credo di aver mai (in vent’anni!) lavato una finestra in casa mia, o gli armadietti della cucina, e abbiamo sempre finestre e armadietti puliti, per cui qualcuno che li pulisce in effetti dev’esserci…
    è che per noi è ancora sorprendente, ci sembra un gesto rivoluzionario
    spero che per i nostri figli invece sia la normalità, e non faccia più sensazione
    GG

  • Anna Grasso

    Ciao Chiara,
    adoro il tuo blog e confesso di ammirarti e invidiarti in egual misura.
    Per me la parità dei ruoli è solo un miraggio.
    Mio marito lavora, io sto a casa…in teoria…in pratica aiuto lui nel suo lavoro quindi vorrei che lui aiutasse me.
    Non chiedo molto, magari che apparecchi la tavola mentre io cucino o controlli la bistecca sulla brace mentre io mio occupo del primo piatto.
    Tu come hai fatto con tuo marito?
    (NB: abito in Sicilia e qui spesso i pregiudizi e i ruoli tradizionali sono molto radicati.)

  • Roberta Levet

    L’unica cosa che posso dire è: grazie.
    Grazie da una donna che non è sposata e non ha figli ma ha appena messo 200km tra sè e il suo ragazzo per inseguire un lavoro nella speranza di non rimpiangere mai questo “sano egoismo”.
    Grazie, video come questi sono davvero d’ispirazione 😉
    We can do it!

  • Michela Toffali

    Ho un lavoro impegnativo, uno di quelli che ti fanno prendere due aerei a settimana e lavorare oltre le 40h alla settimana. E vivo all’estero con tutti gli annessi e connessi quando si parla di logistica famigliare (che te lo dico a fare). E ho un figlio di 5 anni. E un gatto. E un marito che quando io non ci sono si prende cura di entrambi. Lui a volte si lamenta, ma alla fine in mia assenza organizzano le loro boys-night a base di pasta al burro e Pokemon e, anche se a volte mio marito si lamenta, mi ha anche confessato che senza queste mie assenze non avrebbe mai forse avuto l’occasione di crearsi il suo spazio con nostro figlio. La vita dipende sempre da come la leggi…

  • Micaela

    Ciao Chiara, io purtroppo penso di non essere brava nel dividere i compiti e nel ricercare la parità.
    E credo sia anche colpa mia. Mio marito mi dice sempre che mi vuole aiutare, ma che devo dirgli io cosa fare. Ecco, per me la parità sarebbe se non fossi io a dovergli dire di fare la lavatrice o di stenderla, se non fossi io a dover preparare la lista della spesa, prima di andare al supermercato…. Allora sì, sarebbe parità, invece lui operativamente collabora, ma, come dice Daniela, dal punto di vista manageriale, non c’è storia. Idem con la scuola del bambino, la babysitter o la donna delle pulizie, le feste degli amichetti, i regalini da prendere per le feste, la pediatra, gli appuntamenti a cui accompagnarlo etc etc.
    E io mi sento responsabile di una marea di cose che se voglio delegare, devo comunque organizzare io. E allora che aiuto è? spesso preferisco farle io piuttosto che dover sempre dire e spiegare cosa fare.
    Mi chiedo se non sia anche colpa mia, se non sia io stessa stata troppo “chioccia”, per cui tutti si appoggiano a me, ma nessuno di fatto mi aiuta.
    E come mamma di figlio maschio, mi preoccupo perché con questo comportamento non lo aiuto nel diventare autonomo in futuro e imparare a collaborare alla gestione familiare.
    E pensare che mio papà era avanti anni luce rispetto a molti papà di oggi e anche rispetto a mio marito
    🙁
    Mi piacerebbe più parità, ma non ho ancora capito come impostare l’andamento quotidiano per ottenerla…
    Complimenti a te, comunque per aver ottenuto questo traguardo e un pò a tuo marito che ha saputo cogliere questa opportunità (perché anche per loro è una crescita importante!!)
    Mica

    • mary_st

      Condivido pienamente. mio marito è un bravissimo esecutore, sia per la cura della casa sia coi bambini. Forse fa meglio di me in certi ambiti. Ma la cosa deve quasi sempre partire da me: dalla lista del supermercato, appunto, alla decisione di chiamare il pediatra, alla gestione della lavatrice. Se ci devo impiegare dieci minuti per spiegargli come suddividere i capi da lavare e altri cinque per dirgli che programma usare, beh faccio prima a farlo io, che in due minuti me la sono sbrigata. idem per regali alle maestre o ai compagni o appunto alla decisione di andare da un medico o richiedere una visita specialistica, o un colloquio con le maestre, o tenere la casa ordinata.
      La cosa per me più pesante non è tanto il peso pratico della quotidianità e di certe responsabilità, quanto il classico pensiero angosciante del: “e se un giorno mancassi io?”. in molti mi hanno risposto (compreso mio marito) “si arrangeranno” – nel senso di “ne verranno fuori”, ma questo non mi solleva: sinceramente per rasserenarmi avrei bisogno di risultati molto più tangibili di quelli che ho ora.

  • Bravi!! Io sono cresciuta in Svezia dove questa é la norma e qualsiasi altra cosa é inconcettibile. Ora direi che mio marito fa anche di piú di me in casa – é piú ossessionato con la pulizia e con lo stirare, mentre a me sinceramente non me ne frega granché 😀 del resto é anche un ottimo esempio per vostra figlia, vedere i compiti in casa divisi a metá!

  • Monica Sacco

    Domanda: si può “ristrutturare” una famiglia dopo dieci anni di stereotipi? Da quando sono in questa casa mi sono sempre fatta il mazzo per mandare avanti tutto io (sono della vecchia scuola dove mamma ti dice che per essere una buona moglie devi fare tutto tu) e fino a che non è arrivato il pargolo dall’Africa ce la facevo pure…con qualche incazzatura certo. Ora per respirare devo prendermi giorni di ferie dal lavoro (sono insegnante alla primaria quindi mi si dice in continuazione che ho tanto tempo da dedicare a famiglia e casa!!!) per ritagliarmi momenti tutti per me e l’estate lui “smette di fare il padre” per almeno tre settimana in cui io me ne vo da sola con il pargolo al mare. Qualcuno direbbe “di che ti lamenti?”