Le ferie in Italia dell’expat

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LE FERIE IN ITALIA DELL’EXPAT
 
Ogni estate, in qualche luogo nel mondo, un expat si sveglia.
Sa che ha bisogno di tornare a casa per le ferie, perché se vede un altro cielo grigio con dodici gradi a Luglio inizierà a scapocciare contro il muro manco dovesse tirare fuori i funghetti di Super Mario Bros.
E poi gli amici in Italia sono tre mesi che postano le foto dalla spiaggia, limort***ii loro, della frittura de pesce e del birrino al tramonto.
 
Ogni estate, in qualche luogo del mondo ma più probabilmente del Nord Europa perché pagalo te un biglietto intercontinentale ogni estate poi vojo vedè, un expat si sveglia.
Sa che avrebbe dovuto prenotare un biglietto aereo a Gennaio come ha fatto il suo amico lungimirante, invece lui è una merda nell’organizzazione delle ferie e pagherà un Londra-Pescara come un Roma-Tokyo.
(su questo per favore un minuto di mesto silenzio perché mi è successo l’estate scorsa)
 
Ogni estate, dicevamo, un expat si sveglia.
Sa che ha solo 15kg de valigia e dentro ci deve far entrare la vita di un’estate ma soprattutto ci dovrà riportare beni di prima necessità come: parmigiano, caffè, insaccati, biscotti.
Quando impacchetta i costumi e le infradito, quindi, deve mentalmente fare il tetris con la Finocchiona che verrà.
Ogni estate, un expat si sveglia.
E sa che ha disseminato i suoi averi estivi tra casa all’estero e casa di qualche parente.
Partirà credendo di avere in Italia i sandali ma non le infradito, i vestiti ma non i costumi, lo spazzolino ma non la spazzola, e voi sapete già come finirà.
La modamare ‘c’ho sti due stracci in croce perché gli altri abiti estivi li ho lasciati a Londra dove non li metterò mai’ va fortissimo sugli expat.
 
Ogni estate, un expat si sveglia.
Sa che non è che può andare in vacanza dove gli pare: EH NO. CHE NON LA VAI A TROVARE MAMMA? E NONNA? E NON PORTI A FA’VEDE’LABBAMBINA A ZIA?
CHE NON LO VAI A TROVARE TUO FRATELLO?
Essi non è che se riuniscono un giorno per farti le cose semplici, EH NO: sono dislocati ai quattro angoli dell’Italia.
L’expat è, ovviamente, senza macchina.
Ogni estate, un expat si sveglia.
E pensa di stare bene.
Poi incontra sua madre in Italia e scopre che è sciupato, c’ha le occhiaie, si veste di merda e non aveva i capelli grigi l’ultima volta.
 
Ogni estate, un expat si sveglia.
E sa che al suo arrivo in Italia sarà preda di domande quali:
“ma ce l’avete la mortadella a (città estera)? Ah vabbè ma come fai a vivere senza la mortadella.”
“eh ma quelli di (città estera) non si lavano” (wtf?)
“ma dove ce l’hai a (città estera) un tramonto così, eh? EH?”
“BEATO TE CHE VIVI A (città estera)”
“e hai fatto bene ad andartene a (città estera), qua si sta uno schifo”
E la gettonatissima
“tu, che sei SCAPPATO a (città estera)” o
“eh ma che ne vuoi sapere tu che vivi a (città estera)”
> versione bonus per chi vive in Gran Bretagna:
OH, MA ALLORA STA BREXIT????
(eh aspé che faccio no squillo a Teresina May…)
 
Ogni estate, un expat si sveglia.
Sa che l’euforia dell’estate si trasformerà ben presto in un vago senso di dubbio esistenziale che riassumeremo sotto il nome ‘ma io che minch** ci sto a fa in (random Paese nordico dove vive)?”, con conseguenti piani di rientro.
Piani che verranno rivisti al rientro nella città di provenienza quando, facendo lo slalom tra le macchine in doppia fila, la monnezza e le cacche di cane e avendo finalmente raggiunto il Comune per ritirare un documento, egli verrà rimbalzato per otto uffici e sei ‘Mauro, guarda forse sta ar terzo piano aa’ macchietta der caffè’ fino a desistere e tornarsene, sconfitto, a casa.
(storia vera)
 
Ogni estate, un expat si sveglia.
E cazz, è in ritardo per il volo.

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