Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

I miei occhi piccoli e anonimi, che sono grandi e bellissimi.

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Eravamo nella sua stanza, probabilmente nudi.

Io seduta sopra di lui, davo la schiena alla finestra e vedevo l’ombra dei miei capelli lunghi danzare sulla sua pancia.

Oggi ricordi dettagli inutili di quella stanza, come la forma di un borsone nero posato sulla sedia, o un quadro appeso di fronte al letto.

Lo amavo molto.

Era in quel momento che mi chiese:

‘sai cosa mi piace di te?’

Non so perché non risposi no, ma mi concentrai su un dettaglio facile, banale, il tema di metà delle poesie d’amore e dei romanzi rosa, forse per servirgli una scappatoia facile, consapevole che non mi amasse per niente.

‘Uhm… gli occhi?’

‘Gli occhi?’ rispose, serio.

‘No, tu non hai occhi particolarmente belli. Sono troppo vicini. Sono anonimi.’

Questo ha detto, contravvenendo alla somma regola ‘se non hai niente di bello da dire, non dire niente’ e mettendomi in testa un’idea mai avuta prima:

c’era qualcosa che non andava nei miei occhi.

Vi è mai successo di non ritenere di avere un difetto finché qualcuno non ve lo fa notare?

E’ una cosa brutta, vero? Brutta soprattutto perché si avverte la mancanza assoluta di necessità del gesto.

L’altra persona ha espressamente formulato una frase per evidenziare una tua presunta mancanza, e non l’ha fatto perché tu sei andata lì a dirgli: ti prego, elencami i miei difetti – ma semplicemente perché gli andava.

Poteva.

Aveva fiato da usare.

Ad essere sincera, non ho mai pensato di avere dei tratti particolarmente interessanti presi singolarmente: ho gli occhi non enormi, infossati, forse davvero troppo vicini e le ciglia sono anche corte. Ho il naso a patata, asimmetrico, e le labbra sottili.

Eppure mi piace come questi si combinano insieme. La mia faccia è me.

Io sono questa.

Ogni mattina, a Londra, una Chiara si sveglia e sa che dovra’ amare la sua faccia per quella che e’.

Con gli anni ho imparato ad amare quella che sono.

Continuo a vedere i miei difetti, ma so come smussarli, ammorbidirli.

Perche’ nessuno e’ perfetto, e tutti – come dice il personaggio di Agrado – siamo piu’ autentici quando assomigliamo alla persona che sognamo di essere.

Quando siamo la versione migliore di noi stessi.

Vedete la foto qui sopra?

Una cosa che cerco di indossare sempre e’ il mascara.

Guardate che differenza in termini di grandezza e apertura dell’occhio tra il sinistro – con il mascara – e il destro, senza.

Devo trovare quello giusto, pero’, perche’ ho gli occhi molto sensibili e se il mascara ‘pesa’ sulle ciglia, mi da fastidio.

Quello che ho usato per questo post e’ di Deborah Milano e si chiama Double Effect Volume&Lenght Mascara.

Mi piace perche’ non ha un effetto over-drammatico ed e’ leggero e portabile per tutto il giorno.

Anche indossandolo la mattina, quando i miei occhi gridano pieta’ perche’ sono sempre gonfi di sonno, l’ho trovato facilissimo da applicare e affatto pesante o appiccicoso come altri prodotti che ho infatti abbandonato.

Il merito e’ della tecnologia: contiene micro sfere di silica e uno speciale mix di polimeri che permettono di stenderlo uniformemente e senza grumi.

Il pennellino in elastomero, poi, e’ molto speciale.

Ruotando il meccanismo sul cappuccio nella posizione 1 o nella posizione 2, si possono ottenere due effetti diversi lunghezza e definizione oppure volume estremo. Nel primo caso le setole dell’applicatore donano un effetto allungante e nel secondo caso, nella posizione 2, un effetto volumizzante.

In queste foto ho usato l’effetto lunghezza, e vi assicuro che le mie ciglia sono piuttosto corte quindi la differenza si nota eccome!

Se ho ancora gli occhi piccoli, vicini e anonimi?

Oh, certo.

Ma scommetto che visti cosi’ non si nota molto.

E ho imparato una cosa: se qualcuno dice qualcosa con l’intenzione di farti sentire da meno, il difetto non ce l’hai tu.

Ce l’ha lui.

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