Il rapporto a distanza con i nonni, quando sei expat.

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rapporto coi nonni quando sei expat

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Proprio oggi mettendo in ordine una scatola piena di cianfrusaglie ho trovato queste. La prima non è una spilla, e non è nemmeno preziosa. E’ un fiore fatto di gemme di plastica, che per me significa molto. Per anni è stato la decorazione di un costume da bagno di mia mamma, quando ero piccola. Lo guardavo affascinata, le chiedevo in continuazione se potessi averlo, mi sembrava un oggetto magico.

Non essendo una spilla non poteva staccarlo, quindi mi diceva sempre di aspettare finché il costume non si sarebbe rovinato e avrebbe dovuto buttarlo. Ho aspettato, anni. Ho aspettato praticamente tutta la mia infanzia. Poi, un’estate, il costume si è rovinato, lei lo ha tagliato e mi ha dato il fiore.

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La seconda è una spilla di bigiotteria, ma di quella bigiotteria seria, elegante, di valore, che un tempo anche le firme di gioielli producevano. Era di mia nonna. Quando mia nonna è morta, non ho preso niente dalla sua casa. Di suo ho soltanto un piccolo mappamondo antico e questa spilla. Mi ricorda il tipo di donna che era: mai stata ricca ma sempre stata raffinata, con un gusto classico e senza tempo, con le sue tavole apparecchiate in modo meraviglioso e il suo arrosto con le carote morbidissimo. Ve ne ho parlato qui, della mia nonna.

Eppure, nonostante tutto questo…

devo farvi una confessione.

Quando sono partita per Londra le mie paure sono state tante, ma quella che mi mancassero i miei parenti o amici non è mai stata in cima alla lista.

Mai avuto paura della nostalgia di casa. O che mi mancasse ‘mamma’. Di perdere amicizie. O di non vedere più spesso fratelli, zii e cugini. Facile, quando parti con la tua di famiglia, ma non così scontato.

Per come sono fatta io, la distanza è necessaria.

La distanza nel nostro caso ha appianato conflitti che trovandoci (troppo) vicini, esplodevano. Ha come ripulito i sentimenti dai piccoli scontri quotidiani, rimettendo in prospettiva solo quello che conta: l’affetto.

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Quello che, quando sei troppo ‘attaccata’ all’altro/a, si mischia inesorabilmente con personalità diverse e scelte di vita opposte.

Complice un’overdose di genitori-nonni-zii cominciata quando sono nata e sempre proseguita semplicemente perché abitavamo tutti nello stesso palazzo, non soffro di nostalgia. Non ancora, almeno.

A prescindere da come la penso io, però, c’è però un fattore che entra in gioco quando parti come famiglia: non è più solo il tuo rapporto con i parenti ad entrare in gioco, ma anche quello del tuo partner e dei  tuoi figli.

Mia figlia ad esempio è legatissima ai nonni e agli zii, anche perché ci hanno aiutato molto quando era più piccola. E mentre per lei è fondamentale vederli spesso, io mi rendo conto che quando ti manca una rete sociale di supporto intorno levi a lei la sacrosanta possibilità di staccare dai genitori, di interfacciarsi con altri adulti familiari, di avere un ‘cuscinetto’ tra lei, mamma e papà.

E poi, la fatidica domanda. Consapevole che non sono solo fonte di aiuto e di attenzioni, ma anche di inestimabile affetto, quanto è giusto far crescere tua figlia completamente lontano dalle persone che la amano?

Altro fattore in gioco, l’età che avanza.

La nostra, ma soprattutto quella dei nostri genitori – anzi più che altro quelli di mio marito, che hanno una decina d’anni più dei miei, e che non sono più tanto in forma. E’ Lui che adesso inizia a sentire il bisogno di riavvicinarsi per dare una mano e per stare accanto a loro, necessità che io probabilmente proverò tra dieci anni perché per fortuna sia mia mamma che mio papà al momento sono piuttosto in forma.

Se ci penso bene, forse è anche questo il motivo per cui non sento la necessità di averli sempre vicino, adesso.

Ma i nonni, purtroppo, non saranno qui per sempre.

Quello che però ho potuto testimoniare è che i nonni di oggi se da una parte si curano, vivono molto più attivamente e sportivamente dei nostri nonni, dall’altra spesso sottovalutano la prevenzione, o pensano di essere ‘invincibili’. Sono più informati ma meno consapevoli, ad esempio prendiamo la polmonite: come emerge da una ricerca condotta da AstraRicerche per Pfizer solo 1 su 10 ha la percezione di poter contrarre personalmente la malattia.

E sapete chi se l’è presa? Mio suocero, nemmeno troppo tempo fa, e in una forma rapidissima e aggressiva. E’ riuscito per fortuna a guarire, ma da allora ho capito quanto sia importante informarsi e, quando possibile, invitare i propri cari over 60 a prevenire malattie evitabili.

Vi lascio con questo video – guardatelo fino alla fine 😀

Per quanto loro mi guarderanno con l’aria da “come ti permetti di darmi dell’over-60” (ehm, anche se lo sono), parlerò coi miei genitori dell’importanza di non sottovalutare malattie come questa, e di fare qualcosa ove possibile.

Mi rendo conto scrivendolo, ora, che per me è ancora inconcepibile perdere la mia mamma e il mio papà.

Così come è per Viola l’idea di perdere i suoi amatissimi nonni.

Un vantaggio di essere nel 2017 è questo. Poter restare più a lungo insieme, e meglio.

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