Pianifico le cose che forse non farò.

Life · · 22 commenti

Quando è uno di questi giorni, che sembra il blue monday ma in realtà è un dark tuesday, io pianifico.

Devo farlo, perché l’alternativa è rimettermi a letto chiudermi le coperte sopra la testa come un tetto, come un uovo, come una tana, e restare immobile e anestetizzata mentre uno smartphone sostituisce input idioti a pensieri pericolosi.

Lo faccio perché pianificare è meno di fare. E’ non fare. E’ immaginare di fare.

E le cose che pianifico, le liste che faccio, i siti che guardo, i nomi che segno, sono per lo più cose che non farò mai. Sono le note che dimenticherò di cancellare e che si andranno ad accumulare sul mio telefono. Sono le pagine dell’agenda che non riempirò. Sono il gap che mi separa dalla realtà: la lista è un collegamento possibile ma non obbligato. Una sorta di ricetta per qualcuno che non ha la cucina.

E mentre faccio queste liste – le stanze da mettere a posto, i video che vorrei fare, le persone da invitare a cena, i luoghi da visitare, i tutorial da guardare, gli skill da imparare, i podcast da ascoltare, i libri da leggere, gli esercizi da fare, i modi per, le regole per non – si mescola in me quella sensazione di avere a portata di mano qualcosa di non raggiungibile. Che è al tempo stesso masochistico e idealista. C’è una forza che fa nascere le intenzioni e una che le ammazza.

Comunque, è una giornata da liste, questa.

E’ una giornata piuttosto sprecata, come d’altra parte la maggior parte.

Da una parte non vedo l’ora di diventare ben tollerante al farmaco che sto prendendo per provarne un’altro per crackare questo cervello e vedere come funziona sotto droghe. Perché non posso stare col motore ingolfato tutto il tempo. Sono una cazzo di Ferrari, alla fine. Ogni tanto.

 

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