Se la me stessa del passato vedesse quella che sono ora.

Life · · 3 commenti

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Quando ero piccola, immaginavo che ad un certo punto avrei avuto la mia vita risolta.

Pensavo di non avere grandi talenti, ma che da grande avrei trovato la mia strada.

A volte mi sentivo invisibile, ma da grande avrei certamente trovato la mia voce.

Non mi sentivo affascinante, ma da grande lo sarei stata.

Avevo, della Chiara adulta, questa immagine stereotipata da donna in carriera degli anni 90: un meraviglioso tailleur nero, tacchi alti e rossetto rosso. Carismatica e sicura di sé.

Ma non era esattamente questo il punto.

L’immagine di me stessa che mi tranquillizzava di più era quella di una persona che sapeva. Che conosceva sé stessa e il mondo. Il punto, forse, era questo:

Non mi sentivo in grado di affrontare moltissime situazioni, ma da grande avrei saputo cosa fare.

Oggi sono grande, forse più della donna che immaginavo da bambina. Ci sono momenti dorati in cui sono davvero quella donna: forte, talentuosa e sicura, che percorre il mondo a testa alta e sa cosa deve fare, sa muoversi per il mondo con un’abilità felina, tagliente e silenziosa.

Ma ci sono anche tanti altri momenti in cui sono ancora quella bambina. Quella che non sa cosa fare, quella che si sente ferita e non sa come guarirsi, quella che vorrebbe perdersi in fantasie e non affrontare la realtà.

Ma ho capito una cosa. L’ho capita quando mi muovevo per il mondo svelta e regale come una tigre, nei momenti in cui leggevo nello sguardo degli altri il rispetto che avevo io per i più grandi, nei momenti in cui tenevo in mano un microfono e in pugno una sala intera, nei momenti in cui riuscivo a dire la frase giusta al momento giusto cambiando il corso degli eventi.

E la cosa è questa: in quei momenti a darmi quegli occhi, e quella voce, e quelle parole, e quella padronanza del mondo intorno e del mondo dentro, non era la donna che sono ora.

Era la bambina che sono stata.

Quella incerta, quella silenziosa, quella persa nel suo mondo, quella senza voce, quella che inciampava, quella che veniva abbracciata o respinta, abbracciata o derisa, quella che litigava, quella che non capiva fino in fondo.

Era la ragazza che sono diventata.

Quella che non si conosceva, quella che si sentiva indietro, quella che urlava, quella che scappava, quella che non veniva notata, quella che disegnava e dipingeva, quella che giurava amicizia eterna, quella che sognava e si scordava di vivere.

Era la giovane donna che ero.

Quella che provava ad affermarsi e spesso non ci riusciva, quella che conosceva il rifiuto, quella che non riusciva a ribellarsi, quella che iniziava a conoscersi, quella che prendeva decisioni che le avrebbero cambiato la vita.

Ed era la donna che sono tutto il resto del tempo.

Perché a darmi il carisma che possiedo in quei momenti sono tutte le sfaccettature di me, anche quelle deboli, anche quelle brutte, anche quelle inconfessabili. Che si mettono per un secondo lì a risplendere come le facce di un diamante. Che mi concedono spessore, che mi regalano strato dopo strato. Che mi permettono di brillare in superficie dicendo le parole giuste e sorridendo al momento opportuno, tessendo racconti e parole nell’aria, così come di andare a fondo, molto a fondo, lì dove solo chi è stato a lungo in apnea riesce ad arrivare.

Inizio a pensare che la bellezza sia una combinazione di cose belle e cose brutte. Di forza e debolezza.

La bellezza è intravedere sotto la superficie.

E’ riconoscere il percorso, è il riemergere.

Le persone più belle che conosco portano addosso le tracce della loro stessa costruzione.

I miei momenti – belli, e brutti – sono il mio tesoro. Sono quello che mi compongono. Sono me.

Questo post è in collaborazione con Clarins, che in occasione della Festa della Donna ha realizzato un bellissimo video che racconta i diversi momenti della vita di una donna. Momenti in cui tutte le nostre sfaccettature escono fuori, e vanno a comporre come pezzi di puzzle la persona che siamo, la vita che percorriamo.

Vi invito a guardarlo qui.

A me ha commosso molto, voi cosa ne pensate?

Commenti

  • chiara

    <3

  • Nicole Darling

    Che belle parole! “Quando ero piccola, immaginavo che ad un certo punto avrei avuto la mia vita risolta.”
    È esattamente quello che provavo quando pensavo al futuro, immaginando di diventare un’adulta che sa come affrontare la vita in ogni suo aspetto. Solo recentemente ho cominciato a capire che molto probabilmente non diventerò mai quella persona, continueranno ad esserci momenti in cui mi sentirò ancora una ragazzina insicura, ma anche altri in cui sarò orgogliosa dei miei risultati e guarderò indietro a tutta la strada percorsa con un senso di profonda soddisfazione. Sempre accompagnata dalla bambina sognatrice che ero e spero continuerò ad essere. Qualche giorno fa ho letto una frase che mi ha fatto sorridere “Tutti gli adulti fanno finta di essere adulti”. Forse è vero 😉

  • Littlepinkpepper

    é proprio così noi siamo il nostro tesoro. E quello che ci rende unici sono i momenti belli e brutti e la nostra capacità di andare avanti e ritrovare entusiasmo.
    😉 viva gli adulti che si ricordano di essere stati bambini