Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Le cose che non si possono condividere.

Life ·

Per quanto possa sembrare l’opposto, condividere momenti e sensazioni della tua vita ad un pubblico ampio come quello della rete, è paradossalmente facile.

Paradossalmente, sicuro.

La persona che metti in gioco sei tu. Le possibili conseguenze di quanto condividi ricadono su di te. E’ della tua vita che stai parlando.

Ma se nessun uomo è un’isola, necessariamente le nostre sensazioni e il nostro vissuto ad un certo punto diventano strettamente legate a quelle di un’altra persona.

E se sei abituato a condividere la tua vita, cosa fai? Metti in gioco anche quella degli altri? Esponi al mondo vicende che necessariamente tirano in ballo vita e personalità di un’altra/o individuo che al contrario di te non ha scelto di essere in rete?

Il paradosso della sincerità e della condivisione è questo: si ferma quando inizia il rispetto.

Il rispetto per l’altro, per la sua privacy, per la sua vita.

Quindi, per quanto io abbia voglia di raccontare spesso come mi sento e perché mi sento in quel modo, il mio limite è la libertà degli altri attori della mia vita di non apparire. Di mantenere il loro riserbo.

Allora posso dirvi come mi sento un determinato giorno, ma a volte non posso dirvi il motivo, perché magari tirerebbe in mezzo un’altra persona.

Posso dirvi che sono triste, ma non dirvi il perché se sono triste per qualcun altro. Posso dirvi che sono felice, ma non condividere un momento privato avuto insieme ad un’altra persona.

Quando il mio blog, tanto tempo fa, era anonimo, mi sentivo ed ero molto più libera di scrivere della mia vita, eppure paradossalmente non tiravo in ballo molte persone perchè all’epoca la mia esistenza era piuttosto limitata alle mie sensazioni e riflessioni, avendo come tema la mia esperienza di maternità e coinvolgendo al massimo mia figlia come ‘neonata’, ovvero impegnata a fare cose e attività comuni a tantissimi bambini piccoli.

Il fulcro erano le mie sensazioni al riguardo, le mie reazioni, il mio aggiustamento alla nuova vita.

Oggi mi trovo immersa in una dinamica sociale e familiare che voglio raccontare fino a un certo punto. Che posso raccontare fino a un certo punto.

E lo trovo un bene.

Per quanto a volte faccia male, per quanto a volte la tentazione è quella di sfogarsi pubblicando tutto in rete – solo per attendere commenti rincuoranti o che confermino le nostre idee, comunque inutili perché non avrebbero mai una visione chiara d’insieme – è giusto.

Però voglio dire: ci capiamo.

Perché penso che questo pensiero sia comune a tante delle persone che condividono la loro vita online, e quindi se vedete solo ‘il bello’ – se vedete solo coppie amorose, figli brillanti ed educati, vacanze splendide, case felici – non è per ipocrisia. E’ perché è sinceramente impossibile, e oggettivamente brutto, parlare di situazioni difficili che coinvolgono altre persone.

E’ quello che mi ripeto quando vedo vite che mi sembrano perfette.

Niente è perfetto.

E’ solo che la perfezione, o quei rari momenti in cui appare, sono più facili da condividere.

 

 

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