Le cose che non si possono condividere.

Life · · 11 commenti

Per quanto possa sembrare l’opposto, condividere momenti e sensazioni della tua vita ad un pubblico ampio come quello della rete, è paradossalmente facile.

Paradossalmente, sicuro.

La persona che metti in gioco sei tu. Le possibili conseguenze di quanto condividi ricadono su di te. E’ della tua vita che stai parlando.

Ma se nessun uomo è un’isola, necessariamente le nostre sensazioni e il nostro vissuto ad un certo punto diventano strettamente legate a quelle di un’altra persona.

E se sei abituato a condividere la tua vita, cosa fai? Metti in gioco anche quella degli altri? Esponi al mondo vicende che necessariamente tirano in ballo vita e personalità di un’altra/o individuo che al contrario di te non ha scelto di essere in rete?

Il paradosso della sincerità e della condivisione è questo: si ferma quando inizia il rispetto.

Il rispetto per l’altro, per la sua privacy, per la sua vita.

Quindi, per quanto io abbia voglia di raccontare spesso come mi sento e perché mi sento in quel modo, il mio limite è la libertà degli altri attori della mia vita di non apparire. Di mantenere il loro riserbo.

Allora posso dirvi come mi sento un determinato giorno, ma a volte non posso dirvi il motivo, perché magari tirerebbe in mezzo un’altra persona.

Posso dirvi che sono triste, ma non dirvi il perché se sono triste per qualcun altro. Posso dirvi che sono felice, ma non condividere un momento privato avuto insieme ad un’altra persona.

Quando il mio blog, tanto tempo fa, era anonimo, mi sentivo ed ero molto più libera di scrivere della mia vita, eppure paradossalmente non tiravo in ballo molte persone perchè all’epoca la mia esistenza era piuttosto limitata alle mie sensazioni e riflessioni, avendo come tema la mia esperienza di maternità e coinvolgendo al massimo mia figlia come ‘neonata’, ovvero impegnata a fare cose e attività comuni a tantissimi bambini piccoli.

Il fulcro erano le mie sensazioni al riguardo, le mie reazioni, il mio aggiustamento alla nuova vita.

Oggi mi trovo immersa in una dinamica sociale e familiare che voglio raccontare fino a un certo punto. Che posso raccontare fino a un certo punto.

E lo trovo un bene.

Per quanto a volte faccia male, per quanto a volte la tentazione è quella di sfogarsi pubblicando tutto in rete – solo per attendere commenti rincuoranti o che confermino le nostre idee, comunque inutili perché non avrebbero mai una visione chiara d’insieme – è giusto.

Però voglio dire: ci capiamo.

Perché penso che questo pensiero sia comune a tante delle persone che condividono la loro vita online, e quindi se vedete solo ‘il bello’ – se vedete solo coppie amorose, figli brillanti ed educati, vacanze splendide, case felici – non è per ipocrisia. E’ perché è sinceramente impossibile, e oggettivamente brutto, parlare di situazioni difficili che coinvolgono altre persone.

E’ quello che mi ripeto quando vedo vite che mi sembrano perfette.

Niente è perfetto.

E’ solo che la perfezione, o quei rari momenti in cui appare, sono più facili da condividere.

 

 

Commenti

  • condivido, ed è questo il motivo che mi ha spinta, quasi naturalmente, a non parlare più dei miei fatti personali, se non in modo vago, e alla fine mi sembrava sempre di scrivere la stessa cosa. quindi mi sono buttata sul romanzo,a titolo terapeutico. poi se ne uscirà qualcosa di bello me lo autopubblico, ma anche no, in fondo mi serve molto a livello personale. ps sto leggendo ora Da qualche parte nel mondo e mannaggia, tira in mezzo le stesse tematiche. di sicuro mi darà qualche spunto narrativo. pps mi sta piacendo molto 🙂

  • Silvia Frigirì Frigerio

    Giustissimo!

  • Laura Fadda

    Ciao ! Ti seguo da un po’ e volevo farti una domanda a proposito del fatto che scrivi da quando eri al liceo/Università. Io ho notato che scrivevo molto meglio quando ero più piccola rispetto ad ora. Me ne sono accorta scrivendo la tesi di laurea dove ho avuto molte difficoltà con la punteggiatura (le virgole). Penso che questo sia stato influenzato dai cellulari e da come si scrive nei messaggi. Cosa che ho fatto da quando sono alle medie. Che posso fare per rieducarmi ad una scrittura più corretta ?
    Grazie mille! Un abbraccio !!

    • Si, anche a me succede! credo che l’unica sia leggere sempre, tanto. continuare a scrivere. e circondarsi di persone lessicalmente stimolanti 🙂

  • Daniela

    Probabilmente sono in controtendenza, ma se nessuno conosce il nome della persona che sta insieme a te (e mi sembra sia il tuo caso), che male c’è? Tanto ciò che racconti qui lo saprà anche lui, se avete litigato ne sarà al corrente, ecc. A meno che tu non lo stia tradendo, e lui legga ciò che scrivi, tutto il resto mi sembra assurdo e, anche, ipocrita. Il fatto che in rete si racconti solo di famiglie felici, da “Mulino Bianco” per esempio, a me dà fastidio. Così come millantare una vita che non ti appartiene, un lusso che non esiste, ecc. Allora mi guardo una soap opera.

  • volevofarelarockstar

    Io, per dire, non condivido tutto per alcuni motivi: uno è quello che hai detto tu, la privacy delle persone che ho attorno; e due perché sono pessima a fotografare, non mi piace, non è la mia forma di espressione, io sono una che vive il momento poi lo rielaborata dentro, dopo; e da dietro, che stare davanti all’obiettivo non mi piace neanche quello. Così, a volte guardo il mio feed e vorrei tanto che fosse bello e coerente, poi mi ricordo che la mia vita è fottutamente più bella, ma a volte è anche fottutamente faticosa, forse anche un po’ drammatica, e che i social, il blog, ne sono solo il simulacro, e che quello che c’è di vero, nella mia vita, ce l’ho dentro – e attorno. D’accordo, questo è il tuo lavoro. Ma va bene così, è come quando ridi per un’ora con un’amica per una battuta che poi quando vai a scrivere non fa ridere per un cazzo.

    • Sul discorso feed bisogna vedere che uso ne fai: se parliamo di Instagram ad esempio ormai ha perso il carattere di social spontaneo ed è diventata sempre più una gallery creativa, lasciando la spontaneità ad altri mezzi, come le Stories o Facebook.

  • elleanna

    Fai bene a proteggere la tua vita personale. Immagino questo abbia un costo, anche in termini di popolarita’. I post perennemente sponsorizzati e costruiti tipo favoletta sono piu’ rischiosi, i lettori non si immedesimano (al limite si incuriosiscono da uno o due prodotti, ma non di piu’). Immagino sia una scelta difficile. Non perche’ uno si immedesima solamente con cose negative, ma semplicemente traspare un onda di verita’ che e’ difficile leggere tra una raccomandazione e l’altra.

    • Lo è, infatti quando ero anonima e potevo parlare a ruota libera avevo più appassionati, ma sai anche perché? Perché alla gente piace il voyeurismo. Ma a me non piace esserne l’oggetto. Né io, né la mia famiglia.

      • elleanna

        Ma insomma, non credo sia una questione di voyeurismo, uno crea un immagine pubblica e si aspetta che il pubblico se ne appassioni. Nel momento in cui il pubblico lo fa, e’ chiaro come hai detto altre volte che questo porta svantaggi (vedi privacy o invadenza di altri) ma anche grandi vantaggi, economici e in popolarita’. A me sembra anche ingiusto demonizzare gli altri quando non solo danno ratings e like ma anche in qualche modo, formano delle aspettative. Secondo me tu hai fatto un’ottima mossa a tracciare la linea tra privato e pubblico (leggo certi blogs in cui la gente davvero vomita dettagli di ogni santa giornata corredata da 100 foto- ogni giorno) – e lo ammiro sinceramente. Credo che costi in qualita’, questo si. Un po’ questo “tracciare le linee” lo facciamo tutti noi in maniera minore ogni volta che creiamo un profilo su facebook e decidiamo “quanto” e “cosa” condividere a quei 4 poveretti (almeno nel mio caso) che vedono la mia robaccia. Meno likes e cuoricini di chi magistralmente posta ogni due per tre di grandi vittorie e grandi sconfitte….