Amicizia: sono un lupo solitario, credo. Ma vorrei un branco.

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Alcuni giorni fa, nel mio video #askChiara – che potete trovare qui – ho risposto ad una domanda che mi ha fatto riflettere. Riguardava l’amicizia.

Negli anni, il mio rapporto con l’amicizia si è modificato moltissimo, seguendo la relazione con alcune persone significative della mia vita.

Ho sempre sognato di trovare la mia ‘anima gemella’ in termini amicali, quella persona che per te c’è sempre così come tu per lei in una relazione senza sforzo, senza conteggio, spontanea e necessaria per entrambe/i.

Non ho mai capito se quella persona non è mai arrivata o se avevo un’idea troppo idealista di amicizia.

Il sentimento che ho spesso sperimentato, anche con persone che ritenevo molto amiche, è stato quello di esclusione. E’ sempre arrivato un punto in cui l’altra persona ha preferito altro, anche in momenti in cui avevo profondamente bisogno di non restare sola. O momenti in cui l’altra persona ha preferito evitare di includermi in momenti, esperienze, gruppi.

FOMO, anyone?

Potrei fare mille esempi, ma chi ha provato questa sensazione sa di cosa sto parlando, sa quanto possa fare male, sa che diventa un livido interiore che non passa mai.

Forse è la persona che divento quando sono amica che cerco di evitare. Quando sono amica, lo sono con un’ingenuità totale. Quando sono amica, abbasso completamente le mie difese. Sono la versione più vulnerabile di me stessa. Concedo fiducia totale perché merito fiducia totale. Sono un cane fedele.

Immaginate questa versione di me stessa durante l’adolescenza. Che paura, eh? Forse ero troppo. Forse sono sempre stata eccessiva, e questo ha portato altre persone a riportarmi alla realtà nel modo più efficace: con il tradimento. Con le spalle voltate. Con l’assenza nel momento del bisogno.

You little psycho.

Lo capisco. Sicuramente era un problema da entrambe le parti. Ma questo ha cambiato irrimediabilmente il mio rapporto con l’amicizia.

A forza di colpi, quel punto interiore ancora livido è un luogo che vuoi proteggere a tutti i costi.

Non posso darvi una parte di me. Ho bisogno di non stare male. Ho bisogno di non mettervi in condizioni di colpirmi.

Allora dai meno. Ti scopri meno. Ma soprattutto chiedi meno e ti aspetti meno. Perché aspettarsi niente è l’unico modo per non ricevere colpi. Per non sentirti di nuovo come in quei momenti.

 

Il problema è che l’amicizia è passata, per me, da indispensabile a non strettamente necessaria – e non dovrebbe essere così.

L’amicizia è necessaria.

Ma anche la sua qualità lo è.

Questo non vuol dire che io non abbia conoscenti/amiche che ritengo fantastiche, alle quali voglio bene e con le quali parlo di tutto. Ma a parte una – che purtroppo non vedo spesso – direi che quel livello lì, quell’amicizia davvero profonda, forse non mi metterò più nelle condizioni di provarla.

Ma c’è da dire che io sono anche assolutista e solitaria, e questo non contribuisce affatto a migliorare le cose.

E poi si cresce. E le amicizie cambiano, evolvono, alcune si disgregano. E in generale, impegnati come siamo, di tempo per gli altri ne abbiamo sempre meno.

Ma mi manca. Mi manca spesso, quel tipo di rete di supporto.

Lone wolf: mode on.

 

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