Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei […]

Andare in terapia: la mia esperienza e FAQ

Life ·

Da quando ho iniziato a parlare – con questo post e successivamente un po’ ovunque – di salute mentale e di soffrire di alcune problematiche, mi arrivano quotidianamente molti messaggi privati chiedendomi maggiori informazioni.

Ho deciso di scrivere un post che riguarda la mia personale esperienza, che quindi non pretende di essere esaustivo né di sostituire alcun consiglio professionale, ma semplicemente di condividere alcune cose.

In primis, che non deve esserci nessuno stigma per quanto riguarda la terapia. Vorrei che la conversazione fosse sdoganata, e che dire ‘sono andata dal mio terapeuta’ non fosse qualcosa per cui ti rispondono ‘ah, non sapevo che andassi in terapia…’ come fosse qualcosa di atipico.

E’ sempre il solito paragone: se ti rompi una gamba vai dall’ortopedico, se ti fa male il petto vai dal cardiologo, se non ti senti bene mentalmente vai dallo psicologo o dallo psichiatra. E’ esattamente così semplice.

Ho realizzato un video in cui vi racconto la mia esperienza e vi dico quello che secondo me ha funzionato e cosa no, ma fatemi rispondere a qualche domanda frequente.

Quando cercare un terapeuta?

In base alla mia esperienza, quando hai un malessere o una difficoltà personale che non riesci a superare con le tue sole forze, e senti di aver bisogno di un aiuto. Non importa quanto ‘piccolo’ sia questo problema, non ci sono misure nel disagio che può portarti ad aver voglia di scoprire meglio te stesso e le tue risorse. C’è chi cerca un esperto per un grave problema che va avanti da anni e chi per superare un singolo momento. Ricordo anche che un terapeuta è l’unica persona che può eventualmente formulare diagnosi (che va tanto autodefinirsi ‘depresso/bipolare/borderline bla bla bla’ senza cognizione di causa e anzi, un po’ insultando chi di questi seri disturbi soffre davvero).

 

Perché raccontare i fatti miei a un estraneo dovrebbe farmi sentire meglio?

Questa è la classica domanda da diffidente, o da persona che si ritiene abbastanza intelligente per comprendere tutti i suoi problemi. Se questo basta a stare bene, perfetto, se invece hai un malessere di fondo che non riesci a superare il terapeuta è una persona che ti aiuta a vedere meglio cose che non riesci o non vuoi vedere. Sono magari abitudini sbagliate, giudizi, traumi, dinamiche che si ripetono, e ci sei talmente dentro da non riconoscerle con chiarezza sufficiente.

In base alla mia esperienza, un terapeuta non è una persona che ti dice cosa fare o che ti da consigli risolutivi – anzi, se lo facesse non sarebbe professionale – ma è come qualcuno che ti aiuta a vedere te stesso e le cose per cosa sono realmente, accettarle, elaborare fatti accaduti e superarli, ma soprattutto ti fa capire cosa vuol dire stare dalla tua parte e sostenere te stesso.

 

Come trovo un terapeuta?

Puoi chiedere al tuo medico di base, ed essere messo in lista d’attesa per qualche esperto della ASL. Meglio attendere che non fare nulla. Puoi rivolgerti ad un consultorio di zona, spesso offrono di questi servizi gratuitamente. Puoi infine cercarne uno privato. Ormai su Internet puoi trovare molte risorse per cercare esperti nella tua zona. Quello che sconsiglio assolutamente e credo sia deontologicamente scorretto è quello di andare dal terapeuta di un parente, amico o partner. Quello che invece consiglio è di avere colloqui conoscitivi con più di un terapeuta, perché davvero devi trovare una persona che senti ‘giusta’ per te.

 

Come scelgo un terapeuta?

Ovviamente deve essere qualificato e accreditato professionalmente, quindi una persona competente. Ci sono diversi tipi di terapia, io non li conosco tutti ma ho avuto esperienza con CBT cioè terapia cognitivo-comportamentale, psicoterapia junghiana e integrativa. Vi racconto nel video con quale mi sono trovata meglio.

A livello personale credo che il terapeuta giusto sia quello che ti mette a tuo agio, che ti appare empatico ma non troppo partecipe, cioè che conservi un occhio razionale, con cui è piacevole fare la seduta e – mia personale preferenza – che tu lo percepisca come una persona intelligente. Occhio poi a quelli che vogliono darti soluzioni o risposte immediate, o ‘spingere’ altri loro servizi (eh, ma dai fai anche la terapia di gruppo, di coppia, cbt…).

 

Cosa succede durante una seduta?

Ti siedi (ha ha), e abitualmente sei tu ad iniziare la conversazione. E’ il lavoro del terapeuta fare considerazioni che ti portino in una o l’altra direzione, ma ovviamente puoi condurre il dialogo come preferisci. Non ti da risposte, sei tu ad un certo punto in qualche modo a dartele. Anche se non sono risposte. E’ un lavoro difficile da spiegare e che spesso si sblocca dopo mesi, o anni. Le sedute durano abitualmente 50 minuti e sono settimanali salvo altre indicazioni.

 

 

Ma non bastano i farmaci?

No, avere una patologia diagnosticata e usare solo i farmaci è la cosa peggiore. Secondo me è un po’ come avere una spina nel dito che ti fa infezione e continui a prendere antibiotici invece di togliere la spina.

E a te è servita?

Immensamente. Ma ci ho messo anni. Solo nell’ultimo anno qualcosa è ‘cliccato’ dentro di me, ma ogni anno è servito. Sono in terapia, on and off, da quando ho 20 anni.

A questo punto vi invito a guardare il video se avete altre curiosità o domande, perché probabilmente risponderò nel corso di questi minuti molto ‘heartfelt’:

Spero che questo post possa esservi d’aiuto, ma soprattutto che possa servire a sdoganare la terapia come forma di cura e aiuto.