Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Dispacci Milanesi #2

Life ·

Lavorare seduta per terra mentre il sole mi prende metà coscia e Cobi l’altra metà. Fare la spesa sotto casa, a piedi. Ricominciare a scrivere e poi accorgermi che la storia non funziona, però intanto aver scritto. Praticare yoga con Youtube e sentire male ai muscoli delle spalle perché funziona.

Queste e altre cose sto facendo a Milano, nella nuova vita, in questi giorni.

Ma non ho trovato il mio ritmo. Non ancora.

Non ho un network di amici vero e proprio, tanto per cominciare. Ho un sacco di conoscenti qui, di quelli che quando venivo da Londra per due giorni riuscivo a vedere sempre, forse grazie all’esotico fascino londinese, e che da quando sono qui non vedo più – cioè, continuo ad invitarli per vederci ma niente, e poi dopo un po’ mi impigrisco anche io (o mi rompo le palle, non so).

 

 

Non sono ancora riuscita a legare con le mamme della scuola, un po’ perché alle medie ci si vede meno: tanti bambini vanno e vengono da soli, le festicciole e gli inviti a giocare sono molti meno (per il momento uno solo dall’inizio dell’anno) e un po’ perché appartengono tutti ad un’altra fascia di età e conseguentemente un’altra fase della vita, con altre necessità e altri pensieri. Quando sono stata alla recita di Natale, coi capelli azzurri e il mio vestito vintage, mi sentivo come ad una cena di amici dei miei genitori. Non tanto per l’età effettiva – in media 10+ di me – ma per tutto ciò che postura, abbigliamento, frasi, enfasi e gesti comunicavano: un mondo diverso da me. Ma questo per due ragioni. Primo: il mio mondo E’ senza dubbio bizzarro. Secondo: probabilmente sono anche io prevenuta, e senza voglia di fare quel lavoro di conoscenza e ricerca – forse di scavo – che occorre per trovare virtualmente con chiunque punti di connessione e interessi comuni.

Non so se di nuovo è la zona, o la scuola, o la classe, che mi pone davanti persone che sento non simili, o se sono io che negli anni per meglio riuscire ad integrare me stessa per intero nella mia vita, ho permesso a uno strato di presunta diversità di avvolgermi come un bozzolo. Ma per ora è così. La nota positiva è che sono solo tre mesi. Ci lavorerò.

Un’altra cosa che manca ancora è lo sport, e lo ritengo qualcosa di fondamentale perché con i video di yoga puoi fare fino a un certo punto.

E’ che tutti i corsi di danza per adulti che ho trovato iniziano come minimo alle 19-19.30 e io lo trovo tardissimo. Ora che torno a casa sono le 21, e per me cenare dopo le 21 è piuttosto inusuale e anche non salutare – per ME, per le mie necessità. E so che suona davvero come lo sfogo di una vecchia zia, però vorrei davvero una dimensione di attività fisica che non mi costringa a ritardare tutta la nostra routine serale, che io trovo così soddisfacente nella sua calma dopo ANNI di caos.

In questo specifico momento, vi dirò, non riesco nemmeno a gestire le mie giornate.

Spesso mi alzo troppo tardi, o se mi alzo presto ho bisogno di recuperare e a un certo punto durante la giornata o mi imbottisco di caffè o stramazzo sul letto. Non ho ancora un coworking o uno spazio dove lavorare, e condividere il lavoro con cane, figlia, marito, pulizie e disordine è faticoso, distrae.

 

 

In questo caos calmo ho anche spesso dimenticato la mia routine di medicine, né ancora ricevuto conferma della mia residenza per attivare il SSN, quindi mi trovo in bilico tra l’attesa e la necessità di prenotare qualche visita – che per me è un trigger di dimensioni ciclopiche, da cui la mia resistenza a farlo.

In compenso tutto il resto va bene. Questa vita mi piace. Costruire la mia casa, mi piace.

Penso di essere in piena fase ‘costruzione del nido’ anche senza figli in arrivo.

Ah, e non parliamo dell’argomento figli. Ho una lotta interiore in corso tra consapevolezza dell’orologio biologico – tic, tac, tra pochi anni niente più figli – e l’incapacità di riconoscere un eventuale desiderio di una seconda maternità. Per ora non c’è, questo desiderio, ma è invece entrato nei miei pensieri il concetto di ‘secondo figlio-a’. Non come desiderio, appunto, ma come consapevolezza. Se non lo fai ora, addio per sempre.

C’è, se siete madri lo sapete, un certo stigma e un certo giudizio attorno al concetto di figlio unico.

Detto questo, ora tiro fuori i miei notebook. Pianifico. Lavoro. Metto a posto – lo faccio continuamente in questo periodo.

E penso che come sempre i miei Gennaio sono a maggese, terreno selvaggio per quello che verrà.

Va bene così.

 

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