Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Dispacci dalla Quarantena.

Life ·
quarantena coronavirus in italia

Siamo lontani da casa da un mese e qualche giorno, ormai.

Da quando – quel weekend prima che si annunciasse la prima chiusura delle scuole, quando gli unici casi erano a Codogno – siamo scesi a Roma come già previsto da tempo, non ci siamo più mossi e questa è diventata la nostra nuova ‘casa Covid’.

Per chi non lo sapesse, a causa dei medicinali che prendo per una patologia intestinale, io sono tra i fortunati immunodepressi. Non che mi sarei mossa comunque da quando i decreti del Governo vietavano gli spostamenti, ma anche volendo tornare a casa a Milano l’avrei fatto contro il parere del mio medico, mettendo a rischio me e chi ho intorno.

Quindi stiamo qui.

E siamo fortunati, a stare qui.

Certo: non lo pianificavamo e siamo partiti con un trolley con tre mutande e tre magliette, pensando di rientrare a Milano dopo qualche giorno come da piano, ma non possiamo lamentarci.

Non avrò casa mia, le mie cose e i miei spazi, ma essendo a casa di mia mamma ho un giardino qui sotto. Posso fare due passi e prendere aria in solitudine, che al momento è oro – ne sono consapevole. Sia per noi, che per Cobi.

Se guardo fuori dalla finestra vedo gli alberi e delle case lontane.

No, non ho i vicini che cantano e si sentono appena gli echi di cori e applausi quando ne fanno nelle strade limitrofe, ma sento gli uccellini che cinguettano.

Non ho i miei colori e i miei blocchi da disegno, ma ho avuto la geniale idea di portare con me l’iPad e la Apple Pencil per finire delle grafiche, e quindi posso comunque mettermi sul divano a disegnare (se avete visto le mie Stories, sapete a cosa sto lavorando… omg!).

Non ho i miei oggetti e i miei libri, ma ho quelli di quando ero piccola, da rispolverare e rivedere.

E, cosa più importante, ho mia mamma e mia sorella.

Questo è utile a tutti, e per la salute mentale di tutti.

Siamo cinque, possiamo parlarci in cinque. Chi è solo, o in due o tre, sa quanto questo faccia la differenza.

Stiamo tutti bene. Questo è quello che conta.

 

quarantena coronavirus in italia

 

Quello che, ne sono consapevole, può in un attimo tramutarsi in un incubo di ansia e preoccupazione, per ora è tenuto a bada da sistemi e limiti che ho messo in piedi per me stessa, per cercare di stare il più possibile serena.

Sono in una specie di bolla creativa dove mi permetto di fare cose che altrimenti non farei: disegno tanto, ad esempio.

Ho iniziato una graphic novel, e chissà se la porterò avanti (io spero di sì). Sto continuando a scrivere il non-libro. Ascolto musica, intanto. Mi lascio ispirare.

Faccio con meno senso di colpa quello che di solito è ‘tempo rubato al lavoro’.

I miei ritmi sono incredibilimente più veloci. Forse perché faccio cose nuove, e sono cose che amo, o forse perché non ho mai avuto paura di riempire il tempo vuoto, anzi è una cosa che mi viene naturale così come inventarmi cose nuove quando non ce ne sono.

Credo sia il vantaggio di avere avuto un’infanzia esattamente in questo posto, isolato da tutto, lontano dagli amici, dove spesso ero chiusa in casa.

E allora ho dovuto organizzarmi, farmi venire idee, e questa si è tramutata in una capacità salvavita, che mi ha retto forte come una rete di protezione molto spesso.

Temo che dobbiamo tornare a quei momenti, tutti.

E reinventarci come ci reinventavamo allora, quando credevamo davvero in tutto ciò che facevamo.

 

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Il mio cane ogni mattina si sdraia in una chiazza di sole davanti alla finestra. Lui semplicemente è e semplicemente fa, con qualsiasi mezzo a disposizione, in qualsiasi ambiente, lui è e si riadatta. Ogni tanto osservo la sua totale assenza di turbamento e cerco di mettermi anche io sulla lunghezza d’onda di quello che gli inglesi chiamano ‘it is what it is’ – è quello che è.

Una resa confortante agli eventi che diventa una piattaforma per costruire.

Perché le lamentele sono sabbie mobili.

E la paura è uno sgabuzzino senza porta per uscire.

 

 

 

 

 

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