Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Io, introversa, mi sono assuefatta alla quarantena.

Life ·
introversa assuefatta alla quarantena e a stare a casa

Dirò cose molto impopolari in questo post, ma perdonatemi: sento il dovere di essere sincera per tutti quelli che si sentono come me, ma temono di non poterlo confessare senza alzare polemiche.

Ebbene: che le polemiche ci siano. Ci sono sempre, quando si dice qualche verità scomoda.

Eccomi qui, quindi.

Partiamo dalla mia situazione di partenza: sono un’introversa e una creativa. Il che significa che il mio ambiente naturale è per lo più solitario e indoors.

Questo non vuol dire che io non ami stare con la gente e stare fuori: lo adoro. Ma forse in dosi minori di altri più estroversi di me.

E quindi via, spariamo queste bombe che – attenzione – non sono in contrasto con la tristezza con la quale guardo alla situazione del nostro Paese (e del Mondo intero).

Puoi sentirti come me, in questo post, e al tempo stesso essere profondamente addolorata per tutto il dolore che il nostro Paese ha avuto.

Solo, la mia personalità mi ha permesso di soffrire questo momento di reclusione forzata meglio di altri.

Dunque, sì certo: mi pesa non poter uscire – soprattutto, non essere libera di andare in giro, non andare nella natura, non poter viaggiare.

Ma, no: non mi trovo male a casa e la ragione non è delle migliori.

Questo guscio protettivo che è diventata la mia casa è il rifugio perfetto dell’introverso e dell’ansioso.

Non puoi fare nulla, quindi non puoi incolparti di non aver fatto questo o quello.

Non ci sono eventi sociali che stai mancando, quindi zero FOMO (Fear Of Missing Out, ovvero ‘paura di perdersi qualcosa’).

E no: non mi mancano i miei amici. Gli voglio bene, mi farà piacere rivederli, ma dire che mi mancano sarebbe una bugia.

Sì: mi piace pianificare la mia giornata in casa perché qui ho tutto quello che nutre una parte di me: libri, internet, serie tv, film, penna e carta, iPad e pencil.

Sono abituata fin da piccola ad essere un po’ isolata – anche per la conformazione di casa di mia mamma dove mi trovo bloccata da più di 2 mesi, che è in città ma in una zona poco accessibile – quindi ho da sempre avuto tempo in casa da riempire.

E io sono brava a inventarmi cose, più che a socializzare – diciamolo.

In questa quarantena ho iniziato a creare una graphic novel, un libretto per un cliente, un libro, un book club, un corso di disegno, un corso di Instagram.

Ho anche iniziato a seguire un corso di yoga, un corso di ottimizzazione web e iniziato compulsivamente a giocare ad Animal Crossing New Horizons creando la mia isola da zero – e qui se mi obiettate che ACNH non è un gioco creativo, è perché non ci avete mai giocato: FACT.

Ma non sono stata sempre ‘produttiva’, anzi!

Ho passato un sacco di tempo a fare quelle cose abitualmente considerate ‘tempo perso’, e con grande pace.

Svegliarmi la mattina e sapere che la mia giornata si svolgerà tra mondi fantastici, creazioni, scrivania, divano, yoga mat e giardino, mi conforta.

E’ come un modo diverso di prendermi cura di me, secondo i miei ritmi.

Ed è questo il problema: io mi sono assuefatta, a tutto questo.

E ho paura di tornare alla normalità.

Non solo ho paura per la mia salute e quella di chi amo, e dell’indole ribelle dell’Italiano medio che cerca sempre un modo di svicolare da qualsiasi divieto, ma di dover ricominciare a fare cose fuori.

Non so in che modo dirvelo.

Abbiamo vissuto in una realtà sospesa dove certe responsabilità erano del tutto cancellate dall’impossibilità di muoversi.

E io non so se sono pronta.

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