La disperata ricerca

Mummy · · 26 Comments
Keep calm and Call Mary Poppins

Allora: parliamone. L’annosa questione babysitter.

Arrivata qui pensavo ingenuamente che ci sarebbero state frotte di ragazze inglesi, italiane e non, magari studentesse o lavoratrici part-time con qualche ora libera e voglia di fare qualche soldino in più, pronte a candidarsi per fare la tata. La cosa brutta o anzi, bella di Londra è che quasi tutte queste ragazze all’inizio yeeah, sembrano proprio voler tantissimo fare la tata – è perfetto, sono poche ore, coi miei orari e i miei impegni si incastra benissimo – ma poi trovano un lavoro full time dopo tipo un mese quindi arrivano, facciamo il colloquio, iniziano a lavorare e conoscere Viola e poi… adieu! Buon per loro, male per me. Che non ho bisogno di molto, qualche pomeriggio a settimana, eppure non trovo nessuna ;__;

Quanti colloqui avrò fatto da quando sono arrivata? Cinquanta? Diciamo cinquanta. E’ che proprio con certe ragazze non ce la posso fare. Tipo.

Quella del prezzo unico

“Io prendo 12 pound all’ora.”

“…” (credo di aver fatto *la faccia*)

“Beh anche dalla sua amica F. prendevo 12.”

“Ma quella ha tre figli di cui uno di otto mesi!”

“Beh, io non posso mica abbassare la tariffa a seconda dei figli.”

 

Quella del prezzo un tot al chilo

“Senti, oggi insieme a Viola dovresti prendere anche la sua amichetta B. e portarle a casa a giocare…”

“Ah, quindi c’è un’altra bambina.”

“Hm, sì.”

“E questo mi sarà economicamente riconosciuto?”

(ora, per dirla tutta, quando Viola è con le amichette si lavora la metà perché si auto intrattengono per i fatti loro e c’è solo da controllare che non si uccidano o non rompano niente, ma vabbè, punti di vista – comunque la frase successiva è stata senti, non preoccuparti, resta pure a casa)

 

Quella new age

“Perché tua figlia è una bambina indaco come tutti i bambini di questa nuova generazione…”

“Beh, in effetti è Viola ha-ha” (buttandola tragicamente sul ridere)

“No, forse non ci siamo spiegati: INDACO.”

Per la cronaca: i bambini indaco dovrebbero essere una generazione di bambini con sensibilità e doti particolari. Viola ha esercitato la sua dote di smaterializzazione per tutta la durata del colloquio, chiaro segno di intesa fra lei e Indaco Nanny.

 

Quella timorosa

“Scusa E., come mai non mi hai chiamato subito quando Viola è caduta?”

“Aehm… avevo paura che ti saresti arrabbiata.”

(vedi alla voce: come farmi incazzare di bruttissimo)

 

Quella molto inglese

“D. please, quando Viola torna dalla piscina i capelli…aehm, dovresti asciugarglieli. Sì, so che a te sembra una cosa assurda ma ti prego, fallo per me che sono Italiana. E please, se fa freddo magari portale la giacca quando andate al parco. No: non può mangiare le patatine a merenda e un sandwich per cena. Sì, la pasta. No: non fredda, calda. Scusa, che vuol dire ‘abbiamo giocato con la colla ma non si preoccupi ne è rimasta SOLO UN PO’ sul tappeto’?”

 

Quella che fa proprio come dici tu

“Allora V. ci sono i regali del compleanno di Viola, ne ho nascosto qualcuno qui sopra perché sai, arriveranno i mesi invernali ed è bello che ogni tanto ne possiate tirare fuori uno nuovo quando proprio vi annoiate o non c’è niente da fare… capito? (strizzatina d’occhio complice)”

“Sì, sì, ah, bello!”
Torno: quattro giochi nuovi aperti.

 

E comunque, posso dire una cosa? Ho fatto la babysitter per svariati anni quando ero al liceo e all’università. Non so, io cercavo sempre di essere allegra e sorridente col bimbo/a, di instaurare un bel rapporto con lui/lei, di fare giochi interessanti e creativi, di rassicurare la mamma quando era via, di seguire le sue regole, di essere una figura per lei affidabile e di essere al 100% responsabile. Più di una volta invece ho trovato tate musone, mosce, incapaci di inventarsi un gioco o di stimolare mia figlia, che facevano come pareva a loro e non come avevo detto io, che trovavano una giustificazione per tutto, che si presentavano in ritardo, che addirittura piazzavano Viola davanti ai cartoni per stare al cellulare (no, perché lei ora mi riferisce tutto per fortuna). Ma… sono strana io? No: anche se sono poche ore, la tata è una di quelle persone sulle quali non ci si può accontentare.

E poi, non chiedo molto: che sia…’normale’!

 

 

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