Italia VS UK: capricci e coccole

Mummy · · 13 Comments
Tommee Tippee

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La mia amica L. ha due figli. Il primo va in classe con Viola, la seconda è una bimba di nove mesi. Bene: la grazia con cui L. gestisce questa bambina è impressionante. Non so voi, ma io scattavo come una molla ogni volta che mia figlia si lagnava e lei, di contro, era una lagna continua. Un mix letale, pensavo, ora invece mi chiedo se non sia stato il mio atteggiamento ad incoraggiare in qualche modo la dinamica lagna-risposta. Forse Viola da piccola ha pensato ‘se piagnucolo arriva la coccola’ et voilà: pensavo di dare la risposta ad un problema, invece ho creato il problema.

Qui le mamme sono meno fisiche e tenere: il capriccio è abbastanza ignorato e, forse per questo, i bimbi ne fanno meno. O quantomeno, durano di meno.

Se il pupo fa un capriccio per qualcosa che vuole/non vuole, basta un ‘come on, it’s all right’ e via, si liquida la storia. Se il baby piagnucola in carrozzina, finché il pianto non diventa disperato, che piagnucoli pure. Di solito smette. Se non smette, baby in collo, due pat-pat al sedere e via giù di nuovo, magari con un ciuccio consolatorio (come risponde il cuginetto di Viola alla domanda “perché porti il ciuccio?”: “Pecché mi consciola.”). Che quelli che vanno qui, sempre di Tommee Tippee, sono colorati e bellissimi, oltre che ergonomici e senza BPA.

Tommee Tippee

Io ero drammaticamente l’opposto. Sarà che, mentre quando uno sconosciuto mi abbraccia divento una specie di stoccafisso e/o tento la fuga, con le persone che amo sono estremamente fisica nelle mie manifestazioni d’affetto. Baci, bacini, abbracci, carezze sono un dialogo senza parole che va avanti da sempre tra me e Viola.

Qui sono più spartani. Amano ovviamente i loro bambini, ma li gestiscono in modo leggermente più distaccato fin dall’inizio e forse questo aiuta anche loro a non attaccarsi al vizio di certi capricci.

Fa tutto parte della differenza tra iper-cura dei bimbi modello ‘mamma chioccia’ di noi italiane e quello più easy delle inglesi (ma, mi dicono, dei Paesi Nordici in generale).

Ho il dubbio che la giusta via di mezzo sia ancora una volta una sola: equilibrio.

Ma il momento delle coccole, quello è irrinunciabile. Se prima Viola era una piccola polpetta che stava tutta nell’incavo delle mie braccia, ora è un topino lungo e alto che al mattino vuole il primo abbraccio sotto le coperte, poi quello prima di andare a scuola, e anche al ritorno, e i sorrisi e i baci e le carezze. E l’odore del suo piccolo collo è così tenero che mi squaglio.

Mi viene un dubbio: siamo noi a coccolare e confortare loro, o è il contrario? Forse, entrambe le cose.

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