Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Un weekend di meraviglia / pt.1

Travel UK ·
Per Pasqua le low cost sono improvvisamente diventate full price e, vista l’indecente regola che impone ai tipi bassetti e leggeri lo stesso prezzo di un qualsiasi lottatore di sumo che consuma carburante solo guardando l’aereo a distanza, abbiamo deciso di (s)passarcela per conto nostro. E l’abbiamo fatto!

Ci siamo sentiti avventurosi e positivi.Abbiamo pensato: due giorni su quattro, a Pasqua, piove. Significa che gli altri due sono belli.
No, wait, siamo a Londra: gestibili. Anche se poi vai a vedere il meteo italiano, chiami tua mamma e le fai: prrrrr.
Intorno a Londra (ho detto LONDRA! certo, ogni tanto potrei anche dire LONDRA. ora credo che lo userò come intercalare: LONDRA.) ci sono veramente un sacco di posti da vedere, sia a distanza di metro (Greenwich, Richmond) che con brevi tragitti in treno (Cambridge, Canterbury, Brighton, Windsor). Mi piacerebbe vederli tutti, piano piano.
E insomma il giovedì sera ci guardiamo e diciamo: dài facciamo una gita di Pasqua almeno finché il tempo regge, e abbiamo scelto questo Cotswolds, detto anche ‘la Toscana inglese’, così pieno di paesini e storia e punti di interesse culturale che… vabbè, vale molto più di due giorni. A me ha letteralmente incantato.
Abbiamo deciso di non dormire in una delle mete turistiche principali, ovviamente al completo, ma di pescare a caso un paesino sulla cartina, poco lontano da Bath, dove abbiamo trovato un delizioso b&b in una villetta di campagna, l’ex casa della figlia del vicario del paese.

Ed è stato come entrare in un quadro. o in un libro di Jane Austen.

La campagna inglese e la sua architettura sono così diverse dalla nostra, così terribilmente affascinanti a chi non ci è abituato (io mi sono messa a fotografare pure i muretti di mattoncini).

Questi gli interni della casa, abitata da una simpatica famiglia che ha riempito scaffali e pareti con le foto dei figli.

E riempie la stalla accanto alla casa con coccarde e premi vinti da un cavallo molto bravo.

Che però non è lui… (lui si sta riprendendo da un intervento allo zoccolo ma intanto si prende tutti i complimenti)

C’era una volta una scrittrice che mi ha insegnato ad amare la cupa e verdissima campagna inglese, con i prati di un verde acido che contro il cielo sembra quasi fluorescente, e i rami contorti che sembrano le mani di una vecchia strega. O di uno stregone.

Per merito suo, adesso, queste case di mattoncini, queste trifore gotiche, queste chiese aguzze, mi raccontano sempre qualcosa. Ed è qualcosa di bello.

Oh, e questa è Bath.

Culo ha voluto che non solo ha piovuto appena siamo arrivati, ma le principali mete turistiche (i bagni, una chiesa e alcuni musei) fossero chiusi al pubblico e/o avessero appena chiuso. Sì, sappiatelo: le 16.30-17 potrebbero essere un orario critico.

Ci siamo consolati facendo due passi. Io mi sono consolata ricordando che a Bath ci ero passata tipo nel 1995, in vacanza studio, e avevo passato la giornata a tentare di unirmi all’altro gruppo che aveva la guida più figa. Lui si chiamava Chris e quando mi ha salutato alla fine della vacanza ha detto ‘take care’, che è un banalissimo intercalare-cordiale inglese, e che io interpretai come qualcosa di veramente profondo. Soprattutto, qualcosa che aveva detto solo e soltanto a me.
Ero una sveglia.
Va bene, che stavo dicendo?
Bath. Bella, sicuramente merita una visita, ma non so perché non ero molto ispirata a fare foto.
Finché non ho visto QUESTO:

Disonore su di me e sulla mia mucca (sì, mi è piaciuta tanto), mica fotografo una cittadina storica, io. Ritraggo lecca lecca.

E’ che mi sembrava proprio di essere… Ma sì, dài che lo sapete.

Torniamo verso ‘casa’ (avete anche voi il vizio di chiamare ‘casa’ anche l’hotel dove state una notte? io sì) e ci fermiamo per guardare questo piccolo paesino di campagna accanto al b&b.
Ed era… come posso dirvelo? Sempre la scrittrice che adoro, forse avrebbe potuto farmi incontrare per strada un ragazzino dai capelli rossi e la sua famiglia, o un giovane mago alle prime armi che ricorre le ombre del suo passato.
Perché Lacock è magica.

Raduna ancora, sul ciglio delle sue pochissime strade, le antiche case elisabettiane con la tipica struttura  portante a vista, i tetti sghembi, le pareti curve e le prospettive che è la simmetria stessa a rendere disordinate.

Linee di confine tra ieri e oggi, tra il popolo e la nobiltà.

Per loro sono radici. Forme e colori banali, forse. Per me è pura meraviglia.

 E i colori, che sbocciano contro il grigio.

Un luogo che, se passate da queste parti, vi consiglio di visitare.
Ma le foto non sono finite.. ne ho scattate tantissime! Sono costretta a rimandarvi a un ‘secondo capitolo’ del mio breve viaggio in Cotswolds.
Capitolo che piacerà molto a chi condivide con me una certa passione…
Un indizio?

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