Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Una storia di plagio.

Life ·

Ieri è successa una cosa molto spiacevole, che – se già non avete visto i post su Twitter e Facebook – tra poco vi racconterò.

Vorrei fare una doverosa premessa: quello che si trova su Internet non è nato sotto un cavolo. I folletti di Internet, quelli che scrivono frasi simpaticissime, perfette per essere condivise sulla bacheca Facebook, quelli che scattano fotografie meravigliose, ideali per illustrare il nostro post, quelli che girano video esilaranti, fatti per diventare virali dopo tre giorni, ecco, non so come dirvelo: NON ESISTONO.

Dietro a qualsiasi cosa si trovi online c’è il lavoro di una persona. Facile o difficile non importa: è lavoro, ed è di qualcun altro. E’ chiaro: è per tutti noi irresistibile esimerci dallo ‘sharare’ i contenuti che ci piacciono, e poi la rete è fatta anche per questo! E’ anche nell’interesse di chi ha prodotto ciò che condividiamo che esso sia condiviso, che abbia successo e diventi popolare. Perché la rete è una vetrina. E’ successo a me quando, grazie al vostro apprezzamento per i miei post su questo blog, sono stata contattata da Rizzoli per scrivere un libro. E’ successo a cantanti, scrittori, illustratori. Succede ogni giorno ed è una delle cose più belle che la rete possa fare per un talento: renderlo visibile. Ecco perché non solo è buona norma, ma anche legalmente corretto, condividere tutto quello che ci pare ma mettendo i Credits, quando possibile.Purtroppo – e questa cosa sinceramente mi dispiace tanto – non sempre è possibile risalire ai credits. Questo succede specialmente su alcuni siti come Tumblr o Pinterest, dove la stessa immagine non solo è condivisa da migliaia di persone, ma spesso la sua origine viene fatta risalire a siti che l’hanno semplicemente presa da altri siti. Insomma: mettere dieci bellissime foto sul vostro sito e scrivere ‘Credits: Pinterest’ o ‘Credits: Tumblr’ purtroppo non aiuta a risalire all’autore ed equivale quasi a non mettere niente. Dico ‘quasi’ perché almeno aiuta a non spacciarle per proprie, che è già qualcosa. La verità è che prima di qualsiasi utilizzo di contenuti andrebbe: 1. quando possibile, controllato la policy del sito riguardo ai creative commons 2. quando possibile, chiesto il permesso al proprietario dell’immagine 3. sempre e comunque mettere i credits, linkati.

Poi c’è gente che non solo non mette credits di alcun genere, né chiede permesso, ma arriva addirittura a copiare e distribuire materiale altrui spacciandolo per proprio. Senza giri di parole, con una presunzione unica, lascia intendere ‘questo è un mio post, l’ho scritto io’.

Ho scoperto ieri l’esistenza di un blog, Sarai Llamas, blog in lingua spagnola di una ragazza residente in Italia. Bene, questo è un blog – mi dicono – piuttosto popolare in Spagna. Lo posso vedere dal numero di commenti e dal numero di fan su Facebook (più dei miei, per dire). Apro la pagina e leggo il primo post, segnalatomi da una lettrice che non finirò mai di ringraziare. Eccolo qui:

CopyAbbandono

Vi ricorda niente?

procedure

Oh, già, ho scritto un post simile nel 2008. Ho detto simile? Volevo dire UGUALE.

Quello sul blog di Sarai Llamas è il MIO POST. Il mio. Il post che ho scritto poche settimane prima di partorire Polpetta, sdrammatizzando il momento del parto in preda all’ansia. Sono rimasta sconvolta, ma il peggio doveva ancora venire.

Questo blog, Sarai Llamas, blog ricco di commenti, blog con tanti fan, blog che promuove al suo interno l’eshop e il servizio di web design dell’autrice, blog considerato fantastico dalle lettrici che commentano (‘ahaha sei sempre fantastica, questo post è meraviglioso!’) contiene per buona parte I MIEI CONTENUTI, TRADOTTI.

Sono i miei post, quelli. Sono io, che sono ‘fantastica’ e i miei post ‘meravigliosi’, care ignare lettrici spagnole che condividete contenuti rubati e plaudete ad una persona che evidentemente ha pensato l’avrebbe fatta franca marciando sul lavoro di qualcun altro. Ma non solo: sui sentimenti, sulle esperienze di vita di qualcun altro. Perché se copiare e spacciare per propria un’immagine, una notizia o una frase è sbagliato e illegale, spacciare per propri delle sensazioni e dei sentimenti è spregevole.

Sto spulciando per bene il sito di Sarai Llamas e per ora ho trovato decine di miei post tradotti e spacciati per suoi. Eccone alcuni:

Il post che chiamo in questione sopra l’ho scritto nel 2008: Procedure di sicurezza per l’abbandono della navicella madre. Lei, GENIO!, aspetta di dover partorire il secondogenito e poi il 16 gennaio 2014, a ridosso del parto, traduce e pubblica il mio post con lo stesso titolo: Normas de seguridad basicas para el abandono de la nave nodriza.

Grande hit del 2009, rincoglionita dall’overdose di TinkyWinky e company scrivo i Teletubbies fanno Ciao! Incredibile, anche lei li detesta e per dirlo ha scelto le mie esatte parole. Proprio tutte. Proprio uguali. Ecco Los Teletubbies Oh Oh.

Nel 2008 ho postato La parola alla nana, lei nel 2012 lo copia, lo traduce e lo posta come Carta desde el utero materno.

Nel 2009, devastata dai risvegli notturni di Viola, scrivo Le conseguenze della mancanza di sonno. Guarda che caso, nel 2011 lei ha proprio le mie stesse identiche Consecuencias de la falta del sueno.

Pensate che il sesso sia una cosa personale? Ripensateci! Nel 2009 scrivo Il sesso dopo un nano e lei, guarda caso, nel 2011 scrive El Sexo Despues Un Bebé. Oh, io e Lui e lei e il suo lui abbiamo anche gli stessi dialoghi tra le lenzuola, incredibile!

A Marzo 2011scrivo uno dei miei post più amati e condivisi di sempre: Cosa NON imparare dalle Principesse Disney. Lei, furba, non solo lo copia, traduce e posta sul suo blog senza vergogna, ma lo fa anche in più puntate! Ecco Princesas Disney No gracias e Cenicienta la Princesa Sosa. Non ha ancora pubblicato le altre ma c’è solo da aspettare!

A Marzo 2011 posto uno dei miei post più letti e condivisi di sempre, Fenomenologia della Celodorista. Lei lo modifica lievemente per le sue esigenze, lo traduce e lo posta nel 2012 come Reflexiones estemporaneas sobre las mamas del parque.

Potrei continuare. Più guardo il blog più miei contenuti appaiono, a volte copiati pari pari, altre volte adattati sulla sua vita – sì, perché questa una vita ce l’ha, e c’ha pure un figlio anzi due! E con tutta l’ispirazione tragicomica che può darti questo, LA ROBA MIA DEVI COPIARE? Ironia a parte, la situazione è seria. Si tratta di plagio, ovviamente sto chiedendo consiglio ad un avvocato, ma sono davvero amareggiata. In primis perché non riesco a credere che una persona possa arrivare a tanto. Veramente credi di farla franca? Veramente non ti senti una merda a spacciare per tue le esperienze, i racconti, i sentimenti di qualcun altro? Veramente non ti viene da sotterrarti quando vedi commenti e complimenti a cose che hai biecamente copiato? Veramente non ti vergogni a prendere in giro migliaia di lettrici che sinceramente credono che quella sia la TUA esperienza, il TUO modo di scrivere? E soprattutto: VERAMENTE PENSAVI NON SAPESSIMO LO SPAGNOLO? Guarda che non stai traducendo dall’Italiano al Cinese, genio del male!

Detto questo: state sempre attente ai vostri contenuti e, nel dubbio, cercate sul blog di Sarai Llamas. Così come ha attinto a piene mani dal mio lavoro, potrebbe aver fatto altrettanto col vostro.

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