Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

La sacra regola

Mummy ·

Sabato mi sono svegliata con due tette enormi.

Manco il tempo di ringraziare il Signore che mi ha donato tanta roba ma nessuna gravidanza inattesa che il sole ha iniziato a inondare i pavimenti di casa e le pareti di casa, e il vaso di fiori di casa e la mia faccia, che a Londra è una cosa più unica che rara, quindi le endorfine si sono svegliate e hanno organizzato un rave a mia insaputa.

Mezz’ora ed eravamo spalmati a Regents Park sul prato verdissimo, di quelli che non c’è nemmeno bisogno di spulciarli per vedere se dentro c’è nascosta una cacca, un coccio di bottiglia o un pitone – come a Villa Ada, insomma. Faceva anche caldino, sui quindici gradi, ma non tanto da esporre quelle tette meravigliose in giro. In compenso mi sono fatta dei selfie che non vedrete mai.

Siamo rimasti al parco due ore, con Viola che correva e saltava ovunque e molestava le anatre, e io che molestavo i passanti per scattare le foto – ‘mi fa ombra sul terzo daffodil da sinistra, potrebbe spostarsi?’ – ‘excuse me?’ – ‘la sua capoccia. fa ombra sul terzo daffodil da sinistra.’ – ‘il prato è pieno di daffodil.’ – ‘ma a me serve QUELLO. okey? quello.’ -‘ jakshxdijyerghCRAZY.’

A un certo punto siamo andati al playground, e al playground abbiamo incontrato degli amici e gli amici hanno detto: perché non venite a anche a cena con noi? A mangiare la pizza. Felice dopo un’ottima pizzata di qualche giorno fa con TheQueenFather in regale visita, mi sono sentita ottimista. ‘Vengono anche amici nostri coi figli’ – ‘Ah, ok’ ho detto io, combattendo contro la naturale sociopatia che, ogni volta che si parla di gente nuova, mi porterebbe a reagire così:

grumpyno

Avevo dimenticato la SACRA REGOLA: ‘no alle tavolate di bambini dopo l’ora di pranzo’. I tuoi figli puoi portarli a cena, se credi. Ma se iniziano ad unirsi anche i figli degli amici si galvanizzano a vicenda ed è il panico.

Dunque ci sediamo a questo tavolo di una pizzeria di Portobello che non mi è piaciuta per niente (si chiama proprio Portobello) e siamo sei adulti e sei bambini. Non conta se uno era ancora nella pancia perché mia figlia in partnership con la sua amichetta e un altro bambino italotedesco valeva per cinque.

Nel giro di mezz’ora la stanza diventa una specie di bunker dove le uniche voci che si sentono sono quelle dei bambini che manco urlano sempre, ma hanno una gestione dei decibel chiaramente difficoltosa. Poi c’era questo bambino che prima non voleva niente, poi voleva la pizza la pizza LA PIZZA VOGLIOLAPIZZAAAAA e poi di nuovo non voleva niente niente NIENTEEE ma poi a un certo punto ha cambiato idea e voleva il gelato il gelato ILGELATOOO e lo voleva adesso adesso ADESSO ADESSO ADESSOOO.

Gli altri due bambini avevano ANCORA FAME. La madre pareva terrorizzata dall’idea che avessero mangiato SOLO UNA PIZZA per cena, allora ha borbottato con grande disappunto e ha poi ordinato altre pizze, quindi c’era un casino di pizze ordinate prima, ordinate dopo, ordinate doppie, ma arrivate, bruciate, con la ricotta maquestaèsalatalavolevodolce, con troppa pasta, con poca mozzarella, e VOGLIOILGELATO.

Mia figlia e la sua amichetta sembravano due adolescenti sotto anfetamine che si guardavano allo specchio appeso al muro, bisbigliavano cose e poi scoppiavano in risatine isteriche.

A un certo punto i bambini hanno fatto quello che nella mia religione chiamano ‘educazione alla contraccezione’: hanno iniziato ad alzarsi e correre tra i tavoli, disturbando i vicini (questa è LA ragione suprema per rispettare la sacra regola). Tra costoro, giovani coppie che rimetteranno seriamente in discussione l’idea di riprodursi. Alla cameriera che ci ha servito invece serviranno dai tre ai sei mesi di terapia per riprendersi.

Io ero seduta e allucinata, vivevo un’esperienza extracorporea in cui quei bambini erano figli di qualcun altro e io, seduta al mio tavolo che tentavo disperatamente di godermi la cena, osservavo disgustata i marmocchi urlanti insultando silenziosamente i genitori.

Vivevo la situazione da genitore ma la vedevo con l’occhio da single.

SOFFRO CON VOI, SOFFRO PER VOI – avevo voglia di dire a quei poracci che, un tranquillo Sabato sera, hanno deciso di mangiarsi una pizza a Portobello.

Forse anche io avrò bisogno di un po’ di (ulteriore) terapia – leggi da sotto a sopra:

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Morale della favola: due tette sprecate.

 

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