Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Mi piacerebbe che la lavatrice…#mieleperlemamme

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Un giorno mi piacerebbe che la lavatrice si facesse finalmente uscire le zampette. Stiracchiando la schiena di metallo rigido e sganciandosi i tubi con un sonoro TOC, finalmente mi farebbe scoprire i mostri che abitano dietro a quel pezzo di muro che ho smesso di vedere da quando l’ho comprata e posizionata accanto al lavandino. E’ probabile che ritroverei finalmente le centocinquanta mollette svanite nel nulla, più la collanina col cuore che credo proprio di aver poggiato lì sopra e mai più ritrovato.

Dunque, con cotali deliziose zampette di tubo grigioperla, la lavatrice ogni mattina si alzerebbe, si stiracchierebbe, andrebbe fino alla cesta dei panni sporchi e se li caricherebbe. Trattandosi di una lavatrice smart, perlustrerebbe anche il resto della casa alla ricerca di: calzini spaiati, mutande lanciate in giro, calze sporche, camicie spiegazzate. Grazie al suo spiccato buon senso saprebbe facilmente stabilire ciò che noi umani non riusciamo a decidere, ovvero: quella maglietta che mi sono messa per sole tre ore è ancora pulita o già sporca? La gonna grigia appena comprata stingerà su tutto il resto della biancheria? E ancora: quanta roba zozza lercia posso caricare senza che il mio ciclo eco a 40 gradi si trasformi in un germe-party?
Ecco, parliamo di eco: un giorno mi piacerebbe che la lavatrice imparasse a usare il minimo di energia col massimo risultato, ma anche che mi sfornasse una serie di ricette per detergenti ecologici col minimo sforzo come una specie di Bimby del detersivo ecologico: io butto dentro tre cucchiai di aceto, un limone intero, tre pizzichi di bicarbonato e quella va.
Un giorno mi piacerebbe che la lavatrice mi parlasse, come SuperCar.
Alcuni esempi:
“No, non preoccuparti, quel costume rosso non stinge e comunque ti sta da paura.”
“Allerta dieci euro nella tasca dei jeans.”
“Occhio che sto per restringerti il golfino di lana.”
“No, non confesserò mai dov’è finito il calzino sinistro.”
“E’ entrato il gatto, non attivare la centrifuga.”
Ovviamente, essa mi farebbe anche da asciugatrice ma senza lasciare sui panni quell’odorino da bunker postatomico. Piuttosto avrebbe i programmi di asciugatura: freschezza alpina, giornata di sole, fiori di campo, caramelle alla fragola, tartufo nero e notte brava a Las Vegas (Coffee Martini, mazzetta di dollari e Chanel n.5).
Sempre grazie alle sue zampette, una volta terminato lavaggio e asciugatura grazie all’App ‘Origami’ installata di defalut, essa tirerebbe fuori i panni non in una palla informe, con il 95% del carico infilato dentro la fodera del piumone, ma in ordinate pile già piegate e stirate. Si alzerebbe, riporrebbe i panni puliti nei cassetti e guarderebbe ammirata il suo lavoro, per poi riposizionarsi attaccata al muro fino a nuovo ordine.
In breve, la lavatrice diverrebbe il mio idolo. Potrei dedicare poesie, a questa lavatrice. Potrei farle regali, ad esempio cover fluo per il cerchione del vano o scaldamuscoli per le zampette di tubo. Per ora mi limito a dedicarle un post sperando che, come l’uomo dei sogni, si presenti alla mia porta un giorno o l’altro. Sulle sue zampette, of course.

Questo post è offerto da Miele.

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