Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

La delicata fragranza

Mummy ·

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(Avvertenze: si prega di leggere questo post lontano dai pasti. Sconsigliato ai deboli di stomaco.)

La mia amica L. sta partorendo in questi giorni, anzi no: tipo adesso. Questo ci dice due cose. La prima è che: ve l’avevo detto, a Roma e in particolare Roma centro-nord ci si riproduce con un certo ritardo rispetto alla media, il che vi spiega come mai ho sempre considerato i miei 26 anni al momento del parto alla stregua dei 18.

La seconda è che il vicino mi sta sfondando il muro di sopra e presto cadrà qua nel mio salott… No, volevo dire: la seconda è che a questo punto io sono considerata l’eminenza grigia della maternità. Cioè, io (io! Una gravidanza una e pure improvvisata, manco fossi la mamma del telefilm la Casa nella Prateria) devo rispondere a quesiti su whatsapp tipo ‘ma se mi si gonfia la pancia è una contrazione?’ o ‘dopo quanto tempo a tua figlia è caduto il moncone ombelicale’. Io. Rendetevi conto come stanno alla canna del gas queste povere amiche/madri e quanto Google fallisca nel suo primario obiettivo: farti credere di avere un tumore al cervello digitando ‘mal di testa’ rassicurarle. Dunque proprio una di queste sere whatsapp si illumina con la seguente domanda: ‘ma i neonati quanta cacca fanno?’ da lì è partito un simpatico dialogo con uno e un unico tema centrale: la merda no scusate, com’è che chiamano quella dei neonati? La cacchina santa.

Non so esattamente cosa spinga una madre in procinto di partorire a chiedere la rava e la fava del neonato escremento, ma deve essere un argomento appassionante visto che ha insistito un bel po’. Perché di storie dell’orrore ne abbiamo sentite di ogni. I neonati hanno ognuno un superpotere di merda. Sono, per così dire, specializzati. Io dalla mia avevo la potenza della gittata. Mia figlia era capace di farla nel momento di cambio tra un pannolino e l’altro e sporcare la parete opposta schizzando, nel tragitto, anche ampie superfici. C’era quello della mia vicina di casa specializzato nell’espansione verticale, e quindi la faceva nel pannolino e lo venivi a sapere dal colletto del body (lo so, lo so, queste cose non le volevate sapere). C’è il modello ‘entra-ed-esce’ che produce durante l’allattamento. Esso è una specie di pompa: da una parte entra (il latte), dall’altra esce (non il latte). C’è poi il notturno. Quello che si tiene in diurna per dare il meglio di sé tra le due e le tre di mattina, quando sei nella fase REM e incorpori piuttosto bene i rumori nel sogno che stai facendo (‘Oh, che rumore di puzzette che fa questo libro che sto sfogliando per prepararmi la centoventiseiesima volta all’esame di maturità’) FINCHE’ non avverti la fragranza.

sangenic3La delicata fragranza. Dopo un po’ la riconosceresti ovunque. Io non ce l’avevo il coso, il tombolotto, il barilotto, insomma il Sangenic, che smaltisce i pannolini sporchi evitando qualsiasi problema di odori, effluvi e strane fragranze. Non avevo nemmeno la forza di smaltire il carico tossico tipo tre volte al giorno (sì, il neonato produce in continuazione) quindi, per la gioia dei vicini, appendevo il sacchetto alla maniglia della porta tipo ‘lasciate ogni speranza o voi che entrate’.

E’ una strana esperienza, quella con un neonato. Ti lascia interrogativi esistenziali dei quali non sospettavi l’esistenza. Come si addormenta? Come si maneggia? Come si spegne? E poi: perché è verde? No, non parlo del neonato…

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