Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Essere questo E ANCHE quell’altro.

Life ·

Questo non è un post sulla vicenda Cucchi, né su Ilaria Cucchi, però l’altro giorno leggevo un’ondata di indignazione riguardo all’indiscrezione che la vedrebbe come nuova inviata di un programma di Rai Tre e mi sono cadute le braccia.

Mi sono cadute e hanno rotolato svariati metri perché, in sostanza, la si accusava di aver rovinato tutto quello che ha fatto fin ora. L’aver accettato un lavoro, quello di inviata per la tv pubblica, quindi dello Stato, lo stesso Stato che non è riuscito a far giustizia per suo fratello, in qualche modo dovrebbe inficiare tutta la battaglia legale che la Cucchi ha duramente, ostinatamente, faticosamente (anche e soprattutto a livello psicologico) portato avanti durante questi anni.

Ora. Non voglio entrare nella faccenda troppo a lungo anche se, per farvi un solo singolo esempio, secondo il ragionamento dei detrattori la Cucchi essendo parte offesa dello Stato (termine esteso a coprire la qualunque) non dovrebbe manco più rinnovare i documenti perché si fa negli uffici statali, rinunciare alla pensione perché i soldi vengono dallo Stato e farsi chiudere acqua e gas, servizi statali pure quelli. Ma va bene.

Molliamo la Cucchi e torniamo al pensiero che tutto questo mi ha scatenato. Un pensiero sul quale mi ero già soffermata dopo aver letto un post, tempo fa, e che si ricollega a un ‘famoso’ post di questo blog.

Il problema dell’E ANCHE.

In questo caso: Ilaria Cucchi non può condurre una battaglia legale per la morte del fratello E ANCHE accettare un lavoro in una tv Statale. Dunque, fermi un attimo: sì. Può. Può, senza che questo abbia niente a che vedere con il suo diritto alla giustizia. Posso prendere soldi dallo Stato E ANCHE esigere dallo stesso Stato giustizia per il fratello.

Scusate, son tornata sulla Cucchi, ora la mollo sul serio.

Dunque, quello che volevo esprimere è questo.

Siamo vittime. Vittime di una limitata visione della complessità dell’essere umano, di categorie mentali nelle quali ci troviamo confortevoli e di una spietata, folle smania di giudizio. Giudicare il prossimo ci fa sentire benissimo, legalizza i nostri difetti e amplifica i nostri pregi. Ci fa sentire come se avessimo delle valide opinioni, quando invece riguardo ad una persona della quale conosciamo solo un frammento esteriore, avere un’opinione valida è pressoché impossibile. Raramente ci fermiamo a riflettere se quel giudizio sia sensato, oppure semplicemente offensivo.

L’ho sperimentato sulla mia pelle, ci ho scritto un libro: “non puoi amare tua figlia E ANCHE voler tornare indietro”. Sì, si chiamano sentimenti ambivalenti, possono essere perfettamente normali, umani, e la loro negazione è la causa di tutte le depressioni post partum finite molto male.

E poi: “non puoi essere madre E ANCHE continuare a spassartela, goderti i tuoi trent’anni, viaggiare.”

Sì, puoi. Puoi, senza essere una madre di merda, ma torna molto più comodo giudicarti così perché non rientri nella categoria mentale ‘bravamamma’ con le sue regole e i suoi codici, di conseguenza sei difficile da catalogare. Deve esserci qualcosa di sbagliato in te. Stai sbagliando.

(No).

Ecco, sulle donne questo dell’E ANCHE è una limitazione psicologica (imposta) enorme. Dagli aspetti più importanti a quelli più frivoli dell’esistenza.

Quante volte avete pensato secondo la categoria “non puoi essere molto bella E ANCHE occupare una posizione di successo”? Scatta subito il retropensiero: chissà a chi l’ha data via.

Non puoi una persona profonda E ANCHE postare i selfie. (e perché no? Proprio ieri ricevevo un commento ad una foto che non ho veramente capito. Suonava tipo: prima mi piacevi perché dicevi cose profonde e ora che posti le tue foto no. Mo’, spiegatemi come postare le proprie foto sia in contraddizione coi pensieri profondi. Vi svelo una cosa: una persona intelligente, sensibile, profonda – spero siano categorie che mi sia addicano ma le uso come esempio – PUO’ ANCHE tenere al proprio aspetto e fermi, attenzione, di più: essere una svergognata vanesia, un’egocentrica mortale e una terribile superficiale. Sì, signori: si può essere molto profondi su certe questioni e molto superficiali su altre ALLO STESSO TEMPO e senza nuocere ad alcuno, tantomeno a sé stessi.)

Poi cos’altro?

Non puoi invecchiare E ANCHE continuare a fare quello che facevi prima. (se lo ami e ti rende felice, perché no?)

Non puoi voler fare carriera E ANCHE voler stare coi tuoi figli. (certo che puoi volerlo. Se poi avessi più aiuti…)

Non puoi essere una perfetta idiota quando esci con le tue amiche E ANCHE guidare un team di venti persone per costruire grattacieli.

Non puoi essere questo E ANCHE quell’altro.

I fatto è che non SIAMO gli E ANCHE. Siamo molteplici, siamo variegati, siamo tante cose diverse che si contraddicono senza annullarsi.

Tenendo fuori dal discorso cose davvero negative, gli E ANCHE non rendono meno valido quello che si è fatto prima, né quello che si farà dopo. Sono solo un’altra cosa.

Se l’accusa è: non possiamo essere coerenti E ANCHE essere incoerenti, io da parte mia rispondo che questo è l’esatto fondamento della natura umana, della libertà di scelta, del sacrosanto e inviolabile diritto di cambiare idea ma soprattutto di sbagliare.

p.s. sento doveroso aggiungere che nemmeno io sono una fan della Cucchi in tv, però sono una fan della sua libertà di farlo senza essere messa alla gogna e soprattutto senza sentirle dire ‘hai mandato tutto a puttane’.

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