Tutte le cose che vorrei dirti.

Vorrei dirti che nella vita le cose diventano difficili prima di essere facili. E non diventano nemmeno realmente facili: sei tu che diventi più brava…

Attack On Titan: cosa dovete sapere sulla serie che piace ai vostri figli (e a me).

Life ·
perche piace attacco dei giganti attack on titan

Quando mia figlia mi ha annunciato di voler leggere i manga, il mio cuore ha fatto un doppio flip di gioia. Già pensavo a passarle tutta la mia collezione di Sailor Moon, Georgie, Marmalade Boy, opere delle Clamp e compagnia bella.

Ha, illusa!

State con me perché qua devo dirvi una nozione basilare nell’universo fumetto-animazione giapponese:

ci sono i cosiddetti shojo (manga o anime) che raccontano per lo più storie d’amore o storie di avventura con protagonste femminili, a cui appartengono tutte le serie fin ora citate

e poi ci sono i cosiddetti shonen, ovvero nella teoria pensati per un pubblico di adolescenti maschi sotto i 15 anni, storie avventurose, spesso splatter o che comunque includono volentieri sanguinarie battaglie.

Ecco: gli adolescenti di oggi amano gli Shonen.

E se siete tentati di liquidare con un eyeroll o un sonoro sbuffo l’ennesima serie guardata in giapponese con sottotitoli in italiano dove saltano più teste di un campo di grilli, o un manga che in copertina riporta un mucchietto di bimbi e dentro scoprite demoni mangiauomini, ecco: no panic.

Oggi vi spiego una delle serie (o manga, esiste anche in versione scritta) guardano i vostri figli, e perché piace tanto.

Attack On Titan

Che capolavoro. Posso dirlo? Yes, diciamolo forte e chiaro.

Al suono di SASAGEYOO, SASAGEYOOOO (la frase intera significa qualcosa come ‘dedicherò/giurerò il mio cuore alla libertà’) con mano destra a pugno sul cuore e mano sinistra nella stessa posizione ma dietro la schiena, questo manga O anime vi lascerà inizialmente molto, molto perplessi per poi commuovervi fino alle lacrime.

La famosa posa che vi invito ad assumere, per fare bella figura coi vostri figli, qualora sentiste una canzone che fa SASAGEYOOO SASAAAGEYOOOOO….

La storia

Siamo in un passato ucronico che ha tratti in parte medievali, in un Paese dall’aspetto nordeuropeo. Qui, l’unica comunità di uomini sopravvissuta vive all’interno di tre mura concentriche: Wall Maria, il più esterno, Wall Rose, l’intermedio, Wall Sina, il più interno. Sono mura resistenti e alte fino a 20 metri, e questo serve a proteggere le cittadine rimaste in piedi dai giganti.

Yes: è una serie che parla della battaglia degli uomini contro i giganti, che vogliono divorarli.

Le tre mura concentriche. La croce è la cittadina più protetta.

Chi sono i giganti?

I giganti (o Titans, titani, nel titolo originale) sono esseri alti fra i 3 e 15 metri comparsi sulla terra 107 anni prima delle vicende raccontate. In quel lasso di tempo sono riusciti a sterminare quasi tutta la popolazione umana, divorandola.

State pensando a qualcosa stile Titani di Hercules, possenti creature dall’aspetto fiero, dotati di enormi poteri? Acqua!

I giganti in questione, ad una prima occhiata, sono RIDICOLI.

Esemplari particolarmente bruttoni.

L’intento di creare mostruose creature con fattezze umane distorte ha un senso profondo, a mio avviso. I giganti sembrano gusci di uomini, corpi privati di ciò che ci rende umani: la volontà, la mente, il discernimento, i sentimenti.

Il gigante è un enorme essere ottuso, dallo sguardo vuoto e dall’espressione ebete, fissa in un ghigno. E’ l’uomo che più che muoversi barcolla avanti, con movenze goffe, disarticolate, cieco a tutto tranne che al richiamo del sangue.

Il gigante medio ricorda un enorme neonato che ha appena imparato a muoversi e che non resiste a nulla se non ad un impulso banale di causa-effetto: voglio, prendo. Cieco al rischio, per gli altri e per sé stesso, senza alcuna distinzione di bene e male.

Per questo, pur non essendo ‘mostruosi’ nel senso più evidente della parola – e, credetemi, quando i Giapponesi vogliono andare verso l’horror ci vanno e pure di corsa – i giganti risultano incredibilmente disturbanti.

Un gigante che ci sorride felicione, prima di divorarci senza pietà.

Come vengono combattuti?

Ci sono tre ordini militari di difesa: Il Corpo di Guarnigione, che proteggono le mura e la città. Il Corpo di Gendarmeria, più al sicuro all’interno delle mura, a protezione dell’ordine civile, e il Corpo di Ricognizione, che si occupa della difesa al di fuori delle mura e che quindi ha a che fare direttamente con i giganti.

Ma come stendere una creatura alta, nella migliore delle ipotesi, come un palazzo?

Ecco che entra in scena il Movimento Tridimensionale, un ingegnoso sistema assicurato alla vita di ogni soldato, che permette loro di librarsi in aria grazie a funi e gas ad alta pressione.

Abbiamo una diapositiva del Movimento Tridimensionale.

In questo modo i soldati prendono quasi letteralmente il volo, e riescono a raggiungere l’unico punto debole dei giganti: la nuca.

Solo affettando questa parte del loro corpo, infatti, possono ucciderli: il resto del loro fisico, infatti, se ferito si rigenera quasi istantaneamente.

I personaggi.

Amerete i personaggi di AoT, perchè hanno quello spessore psicologico e quell’attitudine all’introspezione che la gente degli 80s come me ricorda forse in Candy o Georgie, serie in cui la storia non era formata da cinquecento episodi autoconclusivi, ma un vero e proprio romanzo animato in cui si soffriva e si gioiva assieme a personaggi che apparivano autentici, reali.

La tridimensionalità psicologica dei personaggi e i loro fortissimi legami sono sicuramente uno dei punti di forza di questa serie.

Dovete conoscerne almeno quattro:

Da sinistra: Armin, Eren e Mikasa.

Eren Jaeger, forse è il protagonista di una serie che resta tuttavia corale. Vedere la madre divorata dai giganti instilla in lui un seme di furia e vendetta, che lo porterà ad una durissima formazione militare per poi combattere i giganti sul campo.

Mikasa Ackermann, una ragazza dal doloroso passato e dall’incredibile forza fisica e morale. E’ legatissima ad Eren, il ragazzo che le ha salvato la vita e che rappresenta la sua unica famiglia.

Armin Arelet, amico d’infanzia di Eren e Mikasa ne segue lo stesso percorso militare. E’ fisicamente il più debole, ma ha il vantaggio di un intelletto pronto e di una grande capacità di problem solving anche nelle situazioni più critiche.

Levi Ackermann, capitano capace e senza scrupoli del Corpo di Ricerca, che si occupa di studiare e affrontare i giganti nel loro territorio.

Il caro Levi, che non glie ne frega niente né di me né di te, apparentemente.

Ma ce ne sono tanti degni di nota capaci, con i loro legami di amicizia o d’amore, di raccontare la tragedia di una guerra in cui i morti sono all’ordine del giorno, e la paura di non farcela è la compagna fedele di ogni missione.

Stile grafico/animazione.

AoT ha uno stile riconoscibilissimo, sia nel manga che nella trasposizione animata. Non tutti ne sono fan, secondo me è un acquired taste man mano che la serie procede.

I personaggi sono in chiaro stile manga ma con tratti estremamente calcati, ombre nette e tratti decisi.

La lineart dell’anime si staglia spessa e nettissima dalle scene, cosa che non mi era ancora capitato di vedere in nessuna creazione animata precedente.

Una scena, che vi anticipa anche qualcosa che vi scrivo a breve…

L’animazione è fluida e le scene di azione risultano agili e spettacolari, trascinanti tanto quanto il movimento tridimensionale che lancia i personaggi in ogni direzione, con parabole scenografiche ed emozionanti che non possono che gettare gli spettatori dentro le battaglie.

Nota di merito ai fondali e alle scenografie: sicuramente ben ricercate, realistiche e credibili. La città di Nordlingen, in Germania, ha ispirato parte delle ambientazioni.

Il distretto di Trost, una delle zone più esterne.

Quanto è violento/cruento?

Parecchio.

Ci sarà un motivo se è consigliato dai 14 anni. Se i vostri figli, come la mia, hanno la curiosità di vederlo prima, assicuratevi di vederlo insieme ma evitate se sono, in generale, spettatori suscettibili.

Prendi la mia man…. ah, no, come non detto.

Il livello di splatter non è altissimo a livello di dettagli, ma lo è sicuramente a livello di scene e suggestioni. In ogni episodio ci sarà sicuramente un buon numero di morti tra i personaggi (preparatevi) e numerose scene in cui i giganti vengono uccisi o amputati. Non è un’animazione che indugia o che propone elementi anatomici eccessivi, ma sono comunque scene in chiaro.

Vi consiglio in generale di vederlo insieme anche perché, sono sicura, è una serie capace di appassionare anche l’adulto più scettico.

Yep, lui è molto infilzato.

Sì ok , ma perché piace così tanto?

Il motivo per il quale Attack on Titan – L’Attacco dei Giganti è diventata una delle serie cult del momento, risiede in una pluralità di fattori.

La storia è magistralmente costruita, imprevedibile, ricchissima di colpi di scena.

Ogni puntata chiama la successiva, in ogni episodio possiamo scorgere un piano ben oliato messo in moto sotto i nostri piedi e non possiamo che cercare di coglierne i dettagli che a volte si nascondono anche in un solo sguardo, o in una frase.

La guerra è guerra.

E’ raccontata con realismo e crudezza, ma anche con enorme umanità ed empatia. Sappiamo che i ragazzi sono spesso carne da macello mandata a morire, così come sappiamo che combattere è l’unica via per proteggere il resto del genere umano. Non abbiamo davanti un manipolo di supereroi, ma giovani uomini e donne con tutte le loro paure, i loro momenti di puro terrore, i loro legami instaurati nel corso di una vita o di una notte, tutto il loro mondo nelle mani della decisione di un capitano, amanti e amici visti morire, seppelliti o abbandonati in campo. E’ una serie a suo modo crudele, come devono esserlo le serie che vogliono davvero parlare di guerra.

I personaggi sono iconici.

C’è dello stereotipo in ognuno dei personaggi, ma la ricchezza delle loro interazioni e la condivisione con il pubblico dei loro pensieri e delle loro fragilità li supera, rendendoli iconici eppure autentici. Aspirazionali e detestabili, insieme.

Di Eren amiamo l’ardore, detestiamo l’imprudenza. Di Mikasa amiamo la forza, non sopportiamo vederla perdere il controllo. Di Armin odiamo il lato pavido, scopriamo che è anche il nostro. Levi è stoico, lo amiamo e lo detestiamo per questo.

Non vuole offrire una morale.

Per combattere i giganti, esseri capaci di azioni orribili, gli uomini compiono azioni orribili loro stessi. Ma deliberatamente.

In diversi momenti della serie la domanda è ‘se questo l’avesse fatto un gigante, come avreste reagito?’. La risposta resta nell’aria, suggerendo l’insensatezza della guerra come strumento, anche in casi estremi.

Al tempo stesso, è una riflessione sulla presunta superiorità della razza umana rispetto a tutte le altre. Come formiche chiuse in un formicaio, i superstiti si ribellano ad un declino scritto, in fondo, da un’evoluzione naturale che ha voluto la comparsa di esseri superiori, in una posizione dominante nella catena di potere (non posso usare solo la parola ‘alimentare’ in quanto i giganti non si cibano degli esseri umani per mera necessità).

Con gli uomini improvvisamente piccoli e impotenti, chiusi nel loro piccolo mondo circondato da alte mura, a volte è fin troppo facile vedere le cose dal punto di vista di un gigante che, superiore della propria forza, si sente in diritto di ucciderli quasi per gioco, come un bambino pesterebbe un formicaio.

Insomma, gli spunti di riflessione sono tanti, incluso l’ultimo declamato dal piccolo Armin:

A volte, per fare la cosa giusta bisogna perdere la propria umanità.

Se per sconfiggere i giganti e difendere la razza umana l’uomo deve perdere la propria umanità, cosa sta difendendo?

E con questa domanda Marzulliana, vi invito alla visione di questo anime da soli o con i vostri figli adolescenti – se non troppo suscettibili.

E attendo, ovviamente, i vostri commenti!

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